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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliAbruzzese da sei generazioni, milanese da mezza, «direttore d’orchestra» di una delle più importanti agenzie di comunicazione in Italia, Paride Vitale è forse l’interprete più autentico dell’Abruzzo. Nato a Castel di Sangro nel 1977, l’imprenditore e personaggio televisivo è il fondatore della ParideVitale Agency e di Arteparco, un progetto culturale ideato per promuovere il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise (la cui antichissima foresta è patrimonio UNESCO). La sua regione se la porta persino addosso con uno spruzzo di Parco 1923, la linea di profumi che ha fondato assieme a Ugo Maria Morosi per riassaporare, anche a distanza, il patrimonio olfattivo sprigionato da alberi centenari e foreste vetuste del suo Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Quando lo raggiungiamo al telefono è in Abruzzo per qualche giorno di riposo assieme ai suoi due inseparabili cani, Ettore e Ornella, pronto a esplorare nuovi angoli di territorio a cavallo o in bici a pedalata assistita. Ha da poco finito di girare la nuova stagione di D’amore e d’Abruzzo, guida sentimentale dedicata alle meraviglie della regione, in onda su Discovery da metà luglio, Villa Parco, il suo nuovo hotel a Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, oltre che di presentare, a settembre, il seguito del suo libro «D’amore e d’Abruzzo. Guida sentimentale alla regione più bella del mondo». Nel primo volume si era posto come una sorta di «Piero Angela marsicano, metà tour operator e metà ambasciatore di un luogo esotico», disponibile a dare consigli su programmi dettagliati e cose da vedere in weekend, settimane o addirittura mesi.
Come scrive sul libro «Sparagn e cumbarisc», letteralmente «Risparmia e fai bella figura» è il motto della sua regione, un luogo in cui è ancora possibile fare esperienze culturalmente alte a basso costo. Perché scrive che l’Abruzzo ha un’awareness più bassa rispetto a quella della Papua Guinea? Ultimamente le cose sono un po’ cambiate?
Sono contento di vedere che qualcosa migliora. Questo può essere un momento molto felice per l’Abruzzo. Mentre prima ognuno cercava il suo piccolo lusso, vedo che da un po’ di tempo, soprattutto dopo il Covid, prevale una ricerca di autenticità, di natura, di cose vere. E l’Abruzzo è ancora una regione autentica.
Perché è rimasta a lungo una regione poco conosciuta e frequentata?
Nel secondo dopoguerra l’Abruzzo, con la sua vocazione industriale, era la regione più ricca del centro sud. A un certo punto con la globalizzazione è sopraggiunta la grande crisi. Adesso le nuove generazioni hanno capito quanto questa regione possa fare del turismo il proprio business.
Ad esempio, quale luogo ha saputo trasformare la sua vocazione industriale in proposta turistica?
Penso a Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, un paese a forte vocazione industriale fino a quando le nuove generazioni non si sono accorte che avevano il fiume più limpido d’Europa. Quando la generazione attuale ha scoperto di avere un patrimonio simile da sfruttare, con tanto di storytelling, ha iniziato a darsi da fare, a organizzare tour estivi accompagnando i turisti in canoa sul Tirino e rendendoli protagonisti di una sorta di esperienza di «Game of Thrones», ma senza morti!
La sua predisposizione alle public relations risale a quando aveva 15 anni e chiedeva 5mila lire ai suoi amici per intrattenerli e organizzare i falò. Qual è, secondo un esperto di comunicazione come lei, la strategia vincente per comunicare un territorio come l’Abruzzo e qual è, invece, l’errore da evitare?
Da imprenditore sto dando una mano, dal punto di vista comunicativo, a L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Il più grosso errore sarebbe invitare grandi artisti in Abruzzo e non farli raccontare l’Abruzzo. In qualsiasi progetto il legame con l’identità del territorio è imprescindibile.
Dal 26 settembre al 24 gennaio L’Aquila accoglierà una grande mostra a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini dedicata all’artista e scrittore Fabio Mauri, intitolata «Gli anni dell’Aquila». Si aprirà con una performance di Mauri intitolata «Che cosa è il fascismo». In che modo la mostra dialogherà con il territorio?
La mostra curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini sarà un grande omaggio a Fabio Mauri ripercorrendo il ventennio dal 1979 al 1999, quando Mauri insegnò Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Penso questo aggancio possa essere più efficace rispetto ad avere una personale di Maurizio (che si potrebbe fare ovunque). Un territorio, come anche un brand, deve trovare una propria identità, chiara, distinguibile dalle altre, e comunicarla.
Nasce con questo obiettivo anche Arteparco, il progetto di arte finalizzato a portare l’arte contemporanea all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove ogni anno un artista viene invitato a confrontarsi con le Foreste Vetuste, riconosciute nel 2017 patrimonio UNESCO?
Sì. Arteparco, tra l’altro, quest’anno diventerà un festival e all’arte contemporanea aggiungeremo musica, letteratura, teatro. Nel fienile della famiglia Sipari, legata a Benedetto Croce, si terranno incontri teatrali, presentazioni di libri e concerti. Sono felice che la mia piccola creatura ogni anno conquisti sempre più il cuore di tanti amanti della natura e dell’arte. Dal 18 luglio a Pescasseroli si potrà vedere l’opera «Santa Rosalia» di Hilario Isola, un omaggio alla Rosalia alpina, un coleottero della famiglia Cerambycidae. Si tratta di un insetto che vive in questi boschi e, se c’è, vuol dire che l’intero ecosistema funziona alla perfezione. Voglio pensare che la Rosalia alpina, messa in qualsiasi altro posto, non avrebbe avuto lo stesso significato. Arteparco è un luogo unico nel quale ogni artista dialoga con la natura e ne racconta qualcosa. Spesso l’Abruzzo è stato raccontato attraverso lo storytelling delle pecore e degli arrosticini, ma è arte, cultura, natura.
Samantha De Martin
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