Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliAlla fine l’espansione del Guggenheim Bilbao non si farà. Nell’anno che ha visto la scomparsa del suo artefice, Frank O. Gehry, il museo basco ha deciso di rinunciare al controverso progetto di creare una succursale nella riserva naturale di Urdaibai. Lo ha deciso il Patronato nella riunione del 16 dicembre: «Al termine del periodo di riflessione e dell’analisi di fattibilità concordato dal Consiglio di Amministrazione nel dicembre 2023, considerati i vincoli e le limitazioni territoriali, urbanistiche e ambientali, il Consiglio di Amministrazione ha deciso di non portare avanti questo progetto. Al suo posto, e in linea con quanto concordato nella suddetta riunione di dicembre 2023, nell’ambito del prossimo Piano Strategico 2027-2030, si affronterà la sfida di esplorare nuove alternative per elaborare una proposta che risponda all’obiettivo di crescere per continuare a essere un’istituzione culturale leader a livello internazionale e motore della scena culturale, economica e sociale del Paese», riporta la stringata nota diramata a conclusione dell’incontro, che non fa menzione ai movimenti di protesta mobilitatisi contro il progetto.
Annunciata nel 2008, la succursale del Guggenheim Bilbao (aperto nel 1997) si sarebbe dovuta realizzare a una quarantina di km di distanza, nella riserva della biosfera costiera di Urdaibai, estesa su circa 220 km quadrati, in due siti: l’ex fabbrica di posate Dalia, nel frattempo demolita, a Guernica e i cantieri navali Murueta, ancora in attività. La visione del museo bilbaino, secondo cui a Urdaibai «il dialogo attivo tra il paesaggio e la creazione artistica avrebbe trovato un’espressione rilevante e unica; un luogo in cui esplorare il terreno comune tra arte, ricerca ed ecologia», è stata da subito osteggiata da organizzazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace e Wwf, e dal gruppo di attivisti Guggenheim Urdaibai Stop, per il quale «questo progetto avrebbe causato gravi danni ecologici, come segnalato sin dall’inizio dalla comunità scientifica», in un’area designata riserva della biosfera dell’Unesco nel 1984, l’unica presente nella regione. Con lo slogan «Urdaibai è già un’opera d’arte, non ha bisogno di un museo», il gruppo di attivisti aveva denunciato una gestione poco trasparente dell’intero progetto, il cui costo stimato era di 128 milioni di euro.
A ottobre 2024 Greenpeace e altre associazioni avevano presentato ricorso sostenendo che il Governo centrale stava «violando la legge riducendo la protezione del demanio marittimo-terrestre pubblico nella zona». L’annuncio della rinuncia al progetto del Guggenheim Urdaibai è stato pertanto accolto da Greenpeace come una «grande vittoria». Secondo l’organizzazione ecologista è stata la mobilitazione sociale a paralizzare il ventilato satellite del museo, «distruttivo per la natura», una minaccia per «uno dei tesori naturali più importanti dei Paesi Baschi».
Non è il primo piano di espansione internazionale del Guggenheim a tramontare. A partire dalla metà degli anni 2000, gli annunciati musei di Helsinki, Berlino, Salisburgo e Rio de Janeiro sono stati cancellati. Resta, per il momento, il Guggenheim di Abu Dhabi, progettato anch’esso da Frank Gehry, la cui inaugurazione è prevista entro il 2026.
Altri articoli dell'autore
Alla vigilia della 16ma edizione, in programma dal prossimo 21 giugno nella regione tedesca della Ruhr, la direttrice olandese annuncia il suo ritiro. Da ottobre il testimone passa a Emilia van Lynden e Catherine Nichols
Muzeu ha origine dalla collezione di arte contemporanea di José Teixeira, 65enne amministratore delegato di uno dei maggiori gruppi industriali del Paese, Dst. Ospitato in un ex tribunale riconvertito, affianca all’attività espositiva una spiccata vocazione civica: sarà uno spazio comunitario, dedicato alla politica, alla libertà e al pensiero
Curatrice e dirigente di lungo corso, lascia il Peabody Essex Museum per tornare a Washington, nel museo dove aveva iniziato la sua carriera, in un momento particolarmente turbolento per l’istituzione
In concomitanza con i Rencontres d’Arles, da luglio a ottobre le fotografie del regista coreano di «No Other Choice» saranno esposte in Europa per la prima volta in una mostra allestita nel centro fondato dall’artista Lee Ufan nella cittadina provenzale



