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La «Neocueva», una replica fedele della Grotta di Altamira, inaugurata a luglio 2001 nel Museo Nacional y Centro de Investigación de Altamira a Santillana del Mar

Ministerio de Cultura/Museo Nacional y Centro de Investigación de Altamira

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La «Neocueva», una replica fedele della Grotta di Altamira, inaugurata a luglio 2001 nel Museo Nacional y Centro de Investigación de Altamira a Santillana del Mar

Ministerio de Cultura/Museo Nacional y Centro de Investigación de Altamira

La Grotta di Altamira non è un monumento

Il Ministero della Cultura spagnolo ha avviato la procedura per modificare in «Area archeologica» la categoria in cui ricade la tutela del celeberrimo sito del Paleolitico. Non è una mera questione terminologica, ma un modo di intendere la protezione e la gestione di un patrimonio che appartiene all’umanità: non è infatti né un edificio isolato né un’opera architettonica, bensì un paesaggio culturale complesso

Anna Maria Farinato

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Da Monumento ad Area archeologica: il Ministero della Cultura spagnolo ha avviato le procedure per modificare la categoria entro cui rientra la tutela della Grotta di Altamira, in Cantabria, nel Nord del Paese. Scoperta casualmente nel 1879 a Santillana del Mar, a una trentina di chilometri da Santander, dall’archeologo Marcelino Sanz de Sautuola e dalla figlia María la grotta paleolitica (in realtà una serie di ambienti, cunicoli e corridoi che si estendono per 290 metri), caratterizzata da vivaci pitture policrome e graffiti sulle pareti e sulle volte, nel 1924 è stata dichiarata «Monumento architettonico artistico», una denominazione non più in uso, e nel 1985, con l’entrata in vigore della Legge sul Patrimonio storico spagnolo è passata a essere «Bene di interesse culturale» (Bic) come Monumento, categoria ora messa in discussione dal Ministero iberico, che la considera inappropriata e anacronistica.

Non si tratta di una mera questione terminologica, ma di un modo di intendere la protezione e la gestione di un patrimonio che appartiene all’umanità: Altamira infatti non è né un edificio isolato né un’opera architettonica, bensì un paesaggio culturale complesso. Un insieme archeologico comprendente la grotta con le pitture rupestri databili al Paleolitico superiore e tutto il suo contesto: i siti associati, le cavità annesse, l'ambiente geologico e paesaggistico, gli edifici storici legati alla sua ricerca e conservazione. Con la modifica proposta si rafforza una visione della tutela che vede nel patrimonio un sistema vivo.

La delibera del 12 gennaio 2026 della Direzione Generale del Patrimonio Culturale e delle Belle Arti, con cui si avvia il procedimento di modifica della categoria da Monumento ad Area archeologica e si definisce la delimitazione della grotta di Altamira è stata pubblicata sul Boletín Oficial del Estado (B.O.E.; la Gazzetta Ufficiale spagnola) del 23 gennaio. La modifica è sostenuta da una relazione dell’Università della Cantabria. Per Area archeologica s’intende «il luogo o il sito naturale in cui siano presenti beni mobili o immobili suscettibili di essere studiati con metodologia archeologica, siano essi stati riportati alla luce o meno, e che si trovino in superficie, nel sottosuolo o sotto le acque territoriali spagnole». Eventuali ricorsi possono essere presentati entro 20 giorni dalla data di pubblicazione sul B.O.E. Nel frattempo sarà ascoltato il parere delle amministrazioni coinvolte (Governo della Cantabria, Comuni, Museo di Altamira, proprietari interessati).

Oltre alla Grotta di Altamira, faranno parte dell’Area archeologica l’edificio principale del Museo Nacional y Centro de Investigación de Altamira, progettato da Juan Navarro Baldeweg e inaugurato nel 2001, e la grotta delle stalattiti, chiusa nel 1994 perché a rischio di crollo. Comprenderà anche il sito archeologico all’aperto adiacente al museo, in cui sono esposti reperti litici del Paleolitico superiore e medio, e i due edifici più antichi: la casa del 1924, prima sede del museo e alloggio del custode, e lo spazio costruito nel 1973 per accogliere le migliaia di visitatori accorsi ad ammirare le pitture e i graffiti. Quest’ultimo fabbricato, dopo la chiusura della grotta per ragioni conservazione, è diventato un museo, fino al 2001, quando uno dei padiglioni è stato eliminato mentre gli altri due sono stati modificati secondo il progetto di Navarro Baldeweg. Il Ministero sottolinea inoltre che l’ambiente geologico e naturale di Altamira costituirà una parte «indispensabile» dell’area archeologica: «Il controllo e la protezione della superficie esterna consentono di evitare azioni che potrebbero provocare crolli, vibrazioni indesiderate che minacciano la sopravvivenza della grotta e delle sue pitture a causa della fragilità del sistema carsico su cui insiste», spiega.

 

 

 

 



 

Patrimonio dell’Unesco e una replica fedele

Nel corso dei millenni in cui la Grotta di Altamira è stata abitata, tra 36mila e 13mila anni fa circa, le sue pareti si sono popolate di raffigurazioni di animali, cinghiali, bisonti, cervi, capre e cavalli, dal dinamismo sorprendente, sfruttando anche le asperità della roccia per ottenere un effetto quasi tridimensionale. Alcune pitture raggiungono dimensioni ragguardevoli, come una cerva che supera i due metri. Il contorno, inciso e delineato a carbone, veniva poi riempito con pigmento ocra, rosso o giallastro. Il carboncino era utilizzato anche per evidenziare dei dettagli, come il pelo o la gobba, mentre le incisioni facevano risaltare occhi, corna, pelame e altri particolari.

Il 17 luglio 2001 i re di Spagna hanno inaugurato nel Museo Nacional y Centro de Investigación de Altamira la «Neocueva», una copia fedele della Grotta volta a preservare l’originale dalla pressione antropica che stava mettendo a rischio le pitture.

La Grotta di Altamira è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall’Unesco nel 1985. Il nome del bene è stato modificato nel 2008 in in Grotte d’Altamira e arte rupestre paleolitica del Nord della Spagna, per comprendere altri 17 siti disseminati tra Asturie, Cantabria e Paesi Baschi.  

Anna Maria Farinato, 30 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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