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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliDopo Malaga, nel 2015, è ora la volta di Bruxelles e Shanghai: il Centre Pompidou continua a esportarsi all’estero. Il 9 gennaio scorso, nel suo primo viaggio ufficiale in Cina, il presidente francese Emmanuel Macron, che aveva già inaugurato il Louvre Abu Dhabi nel novembre 2017, ha firmato l’accordo definitivo per la creazione di un Pompidou-Shanghai, il West Bund Art Museum, che aprirà le porte nella primavera 2019 in un edificio dell’architetto britannico David Chipperfield già in costruzione.
Sulla base dell’accordo di collaborazione della durata di cinque anni, rinnovabili, il Musée d’art moderne di Parigi presterà a Shanghai opere della sua collezione, che ne conta più di 120mila, organizzerà mostre e fornirà consulenza scientifica. «L’obiettivo è di far dialogare l’arte contemporanea tra Cina e Occidente, ha osservato da Pechino il presidente del Centre Pompidou, Serge Lasvignes. Il progetto servirà anche ad acquisire conoscenze sulla scena artistica cinese contemporanea e a individuare gli artisti di domani, per poterli accogliere a Parigi».
Un museo nell'ex garage
Poche settimane prima, il 18 dicembre 2017, era stato firmato anche l’accordo franco-belga per il nuovo Beaubourg di Bruxelles, il Kanal-Centre Pompidou, che aprirà le porte nel 2022 in un ex Garage Citroën del 1934. Un immenso capannone di 37mila metri quadrati nel quartiere popolare di Molenbeek, diventato suo malgrado noto nel mondo perché vi si erano concentrate nel 2015-16 le indagini sugli attentati terroristici di Parigi e Bruxelles e che ora si vuole riqualificare e rilanciare attraverso la cultura.
L’edificio, costruito dall’architetto francese Maurice-Jacques Ravazé nel 1934 (nella foto l’esterno) con una struttura di metallo, sarà ristrutturato a partire dall’autunno 2019. Si parla di un budget di 150 milioni di euro, a spese delle collettività locali. Il nuovo polo culturale accoglierà un museo d’arte moderna e contemporanea, uno spazio dedicato all’architettura (il Civa-Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage) e altri spazi «polivalenti». L’obiettivo è di attirare un milione di visitatori all’anno.
L’accordo franco-belga prevede una collaborazione su 10 anni e il prestito di opere da Parigi per l’organizzazione di mostre semipermanenti e temporanee. La maison madre, si legge in una nota ufficiale, parteciperà anche «alla definizione del progetto culturale e scientifico del polo. Oltre che a una missione di consiglio e assistenza per la strategia di acquisizione delle collezioni permanenti». L’obiettivo sul lungo termine è che il nuovo museo possa diventare autonomo.
Nell’attesa dei lavori, dal 5 maggio a giugno 2019 sarà allestita una mostra «di anticipazione» del futuro museo, curata da Bernard Blistène, direttore del Musée d’art moderne del Centre Pompidou.
Il Garage Citroën di Molenbeek, futura sede del Kanal-Centre Pompidou. Foto © DR
Luana De Micco
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