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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliIl patrimonio storico non è un’eredità al riparo dai cambiamenti climatici e la sua conservazione dipende anche dall’equilibrio degli ambienti in cui si trova: è il punto di partenza del rapporto pubblicato il 15 ottobre a Parigi dal Réseau Action Climat (Rac), «Patrimoine en danger. Vingt sites face au changement climatique», che analizza la situazione di 20 siti in Francia, monumenti, musei, scavi archeologici, Cattedrali, luoghi naturali di interesse storico, su cui caldo estremo, siccità, alluvioni, incendi o erosione delle coste hanno già lasciato effetti visibili. Non si tratta solo per il Rac di valutare le vulnerabilità, ma anche di anticipare gli scenari per intervenire in tempo e prendere delle misure per adattarsi ai cambiamenti, per esempio modificando gli orari di visita e le modalità di fruizione dei monumenti.
La posta in gioco, sottolinea il rapporto, non è solo culturale: nel 2025, il turismo ha rappresentato il 7,5% del Pil della Francia e ha creato 2 milioni di posti di lavoro. In Francia si ricorda soprattutto l’alluvione del 2016, quando i giardini della Reggia di Versailles vennero devastati e l’acqua invase il Castello di Chambord. Il rapporto ricorda anche che quell’anno la piena del fiume Loing danneggiò l’85% delle opere del museo Girodet, a Montargis. O ancora, i movimenti del terreno legati alle ondate di siccità che contribuirono, nel 2023, al crollo della Tour Saint Victor della Chiesa di Saint-Pierre a Saramon, nel Gers. Tra il 2013 e il 2025, precisa il rapporto, sono stati registrati 295 sinistri nei soli monumenti storici (non tutti attribuibili al cambiamento climatico), circa la metà dei quali legati a incendi. I 20 siti analizzati sono: la Cattedrale gotica di Strasburgo, la grotta di Lascaux, la città fortificata di Carcassonne, la cittadella corsara di Saint-Malo, la Reggia di Versailles, il Louvre, il faro della Coubre, i castelli sulla Loira di Azay-le-Rideau e Chambord, l’oppidum di Ensérune, la cittadella di Bonifacio, i siti storico-naturali del Canal du Midi, le spiagge dello sbarco in Normandia, le saline di Guérande, il Montenvers a Chamonix con il suo ghiacciaio La Mer de Glace, i Climats del vigneto di Borgogna, il bacino minerario del nord, oltre che eventi come il festival di Avignone e Aix-en-Provence e le Rencontres de la photographie di Arles. Ci sono anche due siti in territori francesi extraeuropei: Taputapuātea, sito sacro della Polinesia francese, e il cimitero coloniale della spiaggia di Raisins Clairs, in Guadalupa.
A Parigi, sottolinea il Rac, il Louvre deve prepararsi al rischio di una nuova grande piena, come quella del 1910 che sommerse parte della città. Nel giugno 2016, durante una piena ben inferiore, il museo trasferì a titolo preventivo 35mila opere dai depositi ai piani superiori e rimase chiuso per alcuni giorni. Da allora, il museo ha trasferito circa 250mila delle sue opere nel centro di conservazione di Liévin, inaugurato nell’ottobre 2019, ma almeno 7.500 metri quadrati di spazi espositivi parigini restano in aree esposte al rischio esondazione della Senna.
Secondo il rapporto alla Reggia di Versailles il 66% delle 1.200 opere esaminate nell’ambito del programma europeo «Epico» per la conservazione preventiva delle opere d’arte, presenta alterazioni associate al clima (oscillazioni termo-igrometriche, infiltrazioni, proliferazione di parassiti). Durante l’ondata di caldo dell’estate del 2026, sono stati ridotti gli orari di apertura della Reggia e del parco, costretti a chiudere alle 16.30.
Dal 2024, a Strasburgo, sono stati installati sulla Cattedrale dei sensori che misurano le variazioni di temperatura e di umidità. Questi fenomeni ciclici hanno un impatto sulla pietra arenaria rosa dei Vosgi con cui è stata costruita la Cattedrale gotica, che rischia di perdere coesione, con l’accumulo di sali che ne accelerano il degrado.
Sulle coste della Normandia, l’erosione minaccia le tracce dello sbarco alleato del giugno 1944. Alla Pointe du Hoc, gli arretramenti della falesia hanno provocato crolli. Nella grotta originale di Lascaux, chiusa al pubblico dal 1963, la temperatura è aumentata di circa 1°C in 20 anni. Piogge intense e siccità rischiano di alterare il microclima interno e favorire processi di condensazione sulle pareti, con danni potenziali agli affreschi di 17mila anni fa. La siccità mette a rischio anche il Canal du Midi, patrimonio mondiale dell’Unesco, infrastruttura seicentesca di 240 km che contribuisce all’agricoltura e all’approvvigionamento idrico, oltre ad accogliere la navigazione turistica. Nel novembre 2025 la navigazione è stata interrotta in anticipo per preservare le riserve idriche.
Luana De Micco
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