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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliPer lungo tempo il VII e l'VIII secolo sono stati raccontati come un'epoca di progressivo collasso delle reti commerciali mediterranee. La nave bizantina scoperta nei fondali dell'isola croata di Mljet suggerisce invece un quadro molto più complesso. Quando il relitto affondò, l'Impero romano d'Oriente attraversava uno dei momenti più difficili della propria storia. Le conquiste arabe avevano sottratto vaste aree del Medio Oriente e del Nord Africa, mentre il controllo politico del Mediterraneo appariva sempre più fragile. Eppure il carico della nave racconta una realtà diversa.
La presenza di gioielli destinati ai più alti funzionari imperiali, di un anello-sigillo ufficiale, di monete auree e di materiali di lusso dimostra che le grandi rotte marittime erano ancora pienamente operative e che la macchina amministrativa bizantina continuava a muoversi attraverso il Mediterraneo. Non si trattava semplicemente di commerci. La nave sembra documentare un sistema fatto di relazioni diplomatiche, funzioni amministrative, trasferimenti di funzionari e circolazione di beni destinati alle élite imperiali.
Il valore storico della scoperta va quindi oltre la straordinaria ricchezza del tesoro recuperato. Il relitto offre una fotografia concreta della resilienza dell'Impero bizantino in una fase tradizionalmente interpretata come di profonda crisi. Anche il luogo del naufragio contribuisce a questa nuova lettura. La baia di Polače, probabilmente utilizzata come porto sicuro lungo le rotte dell'Adriatico orientale, conferma il ruolo strategico della costa dalmata come punto di collegamento tra Costantinopoli, l'Italia e il Mediterraneo occidentale.
L'archeologia subacquea restituisce così una testimonianza preziosa di un mondo che non stava semplicemente scomparendo, ma si stava trasformando. Dietro oltre seicento grammi d'oro emerge infatti una storia molto più ampia: quella della continuità delle reti politiche, economiche e culturali che permisero al Mediterraneo di rimanere, anche nei secoli più turbolenti, uno dei principali spazi di connessione tra Oriente e Occidente.
Riccardo Deni
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Vicino a Verona, l'ex quartier generale sotterraneo della NATO sarà trasformato entro il 2029 in un museo dedicato alla Guerra Fredda. Con oltre cento ambienti, un chilometro di gallerie e il primo nodo europeo di ARPANET, West Star rappresenta una delle più importanti testimonianze dell'architettura militare del secondo Novecento e di un'epoca segnata dall'equilibrio del terrore.
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