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Redazione
Leggi i suoi articoliLa recente scomparsa di Dolly Parton (Pittman Center, 19 gennaio 1946-Nashville, 25 agosto 2026) riporta al centro dell’attenzione anche la sua straordinaria presenza nell’immaginario visivo americano. La «regina del country» è stata ricordata sui social anche dallo Smithsonian Institution di Washington e dall’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, due istituzioni che ne conservano o hanno documentato l’immagine.
Parton fu infatti protagonista di una lunga storia di rappresentazioni: dai manifesti cinematografici alle copertine delle riviste, fino alle immagini promozionali e ai dipinti. Due volte comparve sulla copertina di «Interview», la rivista fondata da Andy Warhol nel 1969: nel luglio 1984, in un ritratto nello stile inconfondibile del padre della Pop Art, e nel 1989, fotografata da Herb Ritts con i capelli bagnati e avvolta in una vestaglia bianca. I due si conobbero allo Studio 54, la discoteca più famosa e trasgressiva al mondo attiva a New York tra il 1977 e il 1980, perché entrambi «non facevano uso di troppe droghe né bevevano troppo alcol», scrisse la Parton: «Io e Andy di solito ci sedevamo sul divano e guardavamo tutta quella gente pazza là fuori che faceva le proprie cose».
Anche lo Smithsonian ha riaperto il proprio archivio dedicato a Parton, condividendo tre immagini della collezione del National Museum of American History. Tra queste, il ritratto del 1972 realizzato dal fotografo Henry Horenstein e utilizzato per la copertina interna dell’album «Heartbreaker» (1978), oltre alla locandina di «9 to 5» (1980), film di cui Parton firmò la colonna sonora, premiata con due Grammy.
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