Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliSiamo abituati a guardare una villa di Andrea Palladio attraverso proporzioni, facciate, ordini e simmetrie. Più raramente ci chiediamo che cosa significasse abitarla. Come venivano riscaldate le stanze durante l'inverno? Come circolava l'aria d'estate? Dove passava l'acqua? Come funzionavano cucine e servizi igienici? E quanto la scelta di materiali, esposizione e tecniche costruttive contribuiva alla qualità della vita quotidiana?
È da questo cambio di prospettiva che prende avvio il 68° Corso sull'architettura palladiana, organizzato dal CISA Andrea Palladio a Vicenza dal 27 agosto al 2 settembre. Il titolo, Palladio e il benessere nella casa ben costruita, individua un campo di ricerca particolarmente attuale: considerare l'edificio rinascimentale come un sistema concepito per essere abitato, nel quale forma architettonica, condizioni ambientali, materiali, tecnologie e organizzazione domestica concorrono alla costruzione del benessere. A Vicenza arriveranno trenta studiosi e architetti provenienti da Europa, Stati Uniti, America Latina e India, mentre diciassette docenti guideranno lezioni e seminari direttamente negli edifici. L'obiettivo è riportare l'attenzione dalla monumentalità di Palladio alla dimensione materiale e quotidiana delle sue architetture, interrogando ville e palazzi come organismi complessi prima ancora che come icone della storia dell'architettura.
Le fonti sono diverse. Nei Quattro Libri dell'Architettura Palladio fornisce indicazioni, seppure relativamente limitate, sugli impianti e sull'orientamento degli edifici. Gli inventari storici consentono invece di ricostruire arredi, oggetti e modalità d'uso degli ambienti. Poi ci sono le architetture stesse e i disegni originali: documenti materiali nei quali sopravvivono soluzioni tecniche che uno sguardo concentrato esclusivamente sulla forma rischia di trascurare.
A Villa Barbaro a Maser sono ancora riconoscibili i condotti destinati alla distribuzione dell'acqua; lungo le scale di Villa Foscari trovavano posto i servizi igienici; nella Rotonda e in Palazzo Barbarano compaiono griglie di raffrescamento inserite nei pavimenti. Lavamani, camini, aperture e sistemi di ventilazione permettono così di ricostruire una sorta di infrastruttura invisibile dell'architettura palladiana. Dietro la perfezione geometrica delle ville esisteva una vera macchina domestica, chiamata a governare acqua, temperatura, aria, igiene e attività quotidiane.
Il tema investe anche la scelta dei materiali. Disponibilità locale, possibilità di recupero e riciclo, capacità isolanti e comportamento termico diventano elementi attraverso i quali leggere il processo progettuale. Il comfort, naturalmente, non coincide con quello contemporaneo: ricostruirlo significa comprendere quali fossero le aspettative e le tecnologie dell'abitare nel XVI secolo e come Palladio riuscisse a tradurle in architettura.
Il corso si apre il 27 agosto con quattro prospettive complementari. Guido Beltramini, direttore del CISA Andrea Palladio, affronterà direttamente il rapporto tra Palladio e il benessere nella casa; Donata Battilotti ricostruirà le fonti attraverso cui comprendere la vita nelle residenze palladiane; Vitale Zanchettin analizzerà materiali e costruzione; Laura Moretti indagherà invece gli ambienti destinati alla musica e all'intrattenimento, estendendo il concetto di benessere dalla dimensione fisica a quella sociale e culturale. La formula proseguirà attraverso seminari condotti direttamente nelle architetture. E il confronto supererà il corpus palladiano per includere esperienze parallele del Rinascimento veneto: Jacopo Sansovino a Villa Garzoni, Falconetto all'Odeo Cornaro di Padova e a Villa dei Vescovi a Luvigliano, Fra' Giocondo a Villa Giustinian a Roncade. L'indagine comprenderà anche le abitazioni destinate ai ceti meno abbienti a Venezia, introducendo una questione decisiva: quanto il concetto rinascimentale di benessere domestico cambiasse in rapporto alla posizione sociale di chi abitava gli edifici.
Il 2 settembre sarà invece il momento del ritorno al progetto. Un seminario condotto da Beltramini consentirà ai partecipanti di lavorare direttamente sui disegni originali di Palladio, osservando nei fogli il processo attraverso il quale esigenze pratiche, invenzione spaziale e forma architettonica venivano progressivamente ricondotte a un sistema.
La composizione internazionale dei partecipanti -provenienti, tra gli altri Paesi, da Spagna, Francia, Belgio, Regno Unito, Paesi Bassi, Argentina, Messico, Brasile, Stati Uniti e India- conferma del resto la dimensione globale assunta dagli studi palladiani. È una storia iniziata già nel Cinquecento con la circolazione dei Quattro Libri e proseguita per secoli attraverso l'influenza di Palladio sull'architettura europea e americana. Il tema scelto dal CISA consente però di tornare prima del palladianesimo, direttamente dentro Palladio. Dietro l'icona universale delle facciate e delle proporzioni riemerge così una questione elementare e ancora contemporanea: progettare un edificio significa anzitutto capire come le persone possano viverci.
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Dal 27 novembre 2026 al 4 aprile 2027 le Gallerie d’Italia di Milano dedicano una grande mostra all’eredità di Leonardo in Lombardia. Curata da Arturo Galansino e Simone Facchinetti, Nel segno di Leonardo. Allievi e seguaci a Milano ricostruisce la formazione e la diffusione della scuola leonardesca attraverso Marco d’Oggiono, Boltraffio, Cesare da Sesto, Andrea Solario, Ambrogio de Predis, Bernardino Luini, Giampietrino e gli altri protagonisti di una stagione che cambiò il volto della pittura lombarda.
Realizzato in Egitto tra il 285 e il 250 a.C., il più antico frammento conosciuto dell'Odissea è tornato in esposizione nelle gallerie del Metropolitan Museum of Art di New York. Il prezioso papiro conserva una delle prime testimonianze del poema omerico e include tre versi assenti nella tradizione testuale moderna, offrendo uno sguardo diretto sulla trasmissione orale e scritta del capolavoro dell'antichità.
La vendita di una collezione di 318 fossili provenienti dalla Jurassic Coast inglese al Museo di Storia Naturale di Abu Dhabi riaccende il confronto internazionale sul destino del patrimonio paleontologico. Da una parte la mancanza di risorse dei musei pubblici britannici, dall'altra la crescente capacità di acquisizione delle nuove istituzioni del Golfo. Sullo sfondo, un mercato in forte espansione che sta ridefinendo il valore scientifico, culturale ed economico dei fossili.
Dopo quattordici e dieci anni di attività, Beers e Sid Motion annunciano la chiusura delle rispettive sedi londinesi. A pesare sono il rallentamento del mercato, l'aumento dei costi di gestione e la trasformazione delle modalità di scoperta e acquisto delle opere. Due storie diverse che raccontano una stessa difficoltà: la crescente fragilità delle gallerie di piccole e medie dimensioni.



