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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliDopo un lungo periodo nei depositi, il Metropolitan Museum of Art di New York ha riportato in esposizione uno dei documenti più importanti della storia della letteratura occidentale: il più antico frammento conosciuto dell'Odissea di Omero. Il piccolo papiro, oggi visibile nella Galleria 162 dedicata all'arte greca e romana, rappresenta una testimonianza eccezionale della fortuna del poema già nel III secolo a.C. e offre agli studiosi una rara finestra sulla sua trasmissione nei secoli.
Il reperto è datato tra il 285 e il 250 a.C. ed è stato realizzato nell'Egitto tolemaico, uno dei principali centri della cultura ellenistica. Scritto su papiro con un inchiostro ottenuto da carbone e acqua, costituisce il più antico frammento tolemaico dell'Odissea finora identificato. La sua importanza non risiede soltanto nell'antichità del supporto, ma anche nel contenuto: il testo conserva infatti tre versi assenti dalla versione canonica del poema, offrendo una testimonianza diretta delle diverse redazioni che circolavano prima della definitiva fissazione del testo.
Questa variante conferma quanto gli studiosi sostengono da tempo: prima di diventare un'opera letteraria stabilizzata, l'Odissea fu anzitutto un poema destinato alla recitazione orale. Per secoli i cantori tramandarono le vicende di Ulisse adattandole alle diverse occasioni e ai diversi pubblici, introducendo modifiche, ampliamenti e varianti. Il frammento conservato dal Metropolitan documenta proprio questa fase della storia del poema, precedente all'edizione elaborata dagli studiosi della Biblioteca di Alessandria.
La scelta del museo di riportare il papiro in esposizione si inserisce in un percorso più ampio dedicato all'eredità dell'Odissea. Il Metropolitan ha infatti costruito un itinerario attraverso sette opere della propria collezione che raccontano alcuni degli episodi più celebri del viaggio di Ulisse: dal Cavallo di Troia alle avventure con Polifemo e Circe, fino agli interventi della dea Atena e al ritorno a Itaca. L'obiettivo è mostrare come il poema abbia ispirato artisti di epoche diverse, dall'antica Grecia e Roma fino alla cultura contemporanea.
In questo contesto il papiro assume un valore particolare. Non raffigura un episodio dell'epopea, ma testimonia la sua stessa storia materiale. Come sottolinea il Metropolitan, così come Ulisse attraversa mari e culture durante il suo lungo ritorno, anche l'Odissea ha compiuto un proprio viaggio attraverso il tempo, passando dalla voce dei rapsodi alla scrittura, dalle copie su papiro ai manoscritti medievali, fino alle moderne edizioni critiche. Esposto in una teca che ne consente l'osservazione da entrambi i lati, il frammento colpisce per la sua estrema fragilità. Pochi centimetri di papiro sono sufficienti per raccontare una storia lunga quasi tremila anni e ricordare che uno dei pilastri della civiltà occidentale è arrivato fino a noi attraverso una complessa successione di copie, riscritture, varianti e restauri della memoria. Più che un semplice reperto archeologico, il frammento restituisce la dimensione viva dell'opera omerica. Prima di diventare uno dei testi fondativi della cultura europea, l'Odissea è stata infatti una tradizione in continua trasformazione. Ed è proprio questa straordinaria stratificazione, oggi visibile in uno dei più antichi testimoni del poema, a rendere il piccolo papiro del Metropolitan uno dei documenti letterari più preziosi conservati al mondo.
Sophie Seydoux
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