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Sid Motion )Courtesy Damian Griffiths)

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Sid Motion )Courtesy Damian Griffiths)

Gallerie d'arte, la crisi è infinita: chiudono le storiche Beers e Sid Motion a Londra

Dopo quattordici e dieci anni di attività, Beers e Sid Motion annunciano la chiusura delle rispettive sedi londinesi. A pesare sono il rallentamento del mercato, l'aumento dei costi di gestione e la trasformazione delle modalità di scoperta e acquisto delle opere. Due storie diverse che raccontano una stessa difficoltà: la crescente fragilità delle gallerie di piccole e medie dimensioni.

Sophie Seydoux

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La geografia del mercato dell'arte londinese continua a ridisegnarsi. Due gallerie che negli ultimi anni avevano contribuito alla scoperta e alla promozione di una nuova generazione di artisti contemporanei hanno annunciato la chiusura delle proprie attività, aggiungendosi alla lista, sempre più lunga, degli spazi indipendenti costretti a rivedere il proprio modello economico. La Beers Gallery, attiva dal 2012 nell'area del Barbican, chiuderà alla fine di agosto dopo quattordici anni di attività. Sid Motion, fondata nel 2015 e oggi con sede a South Bermondsey, terminerà invece il proprio programma espositivo alla fine di ottobre.

Le due decisioni maturano in contesti differenti ma riflettono una medesima condizione strutturale. Il rallentamento del mercato internazionale, l'aumento dei costi di gestione, la trasformazione delle modalità di acquisto e la crescente concentrazione della domanda verso poche grandi gallerie stanno rendendo sempre più difficile la sostenibilità degli spazi di piccole e medie dimensioni, tradizionalmente il primo luogo di scoperta per gli artisti emergenti. Nel comunicare la chiusura, Kurt Beers, fondatore della galleria che porta il suo nome, ha sottolineato come negli ultimi quindici anni il sistema dell'arte sia cambiato profondamente. Le pressioni economiche, l'evoluzione del mercato e l'affermazione delle piattaforme digitali hanno modificato il modo in cui l'arte viene scoperta, condivisa e collezionata, inducendo la galleria a considerare concluso il proprio ciclo.

La Beers Gallery era nata in una Farringdon ancora lontana dall'attuale sviluppo immobiliare e si era rapidamente affermata come uno dei punti di riferimento per la giovane pittura contemporanea, costruendo negli anni un programma dedicato soprattutto ad artisti emergenti. L'ultima personale sarà quella di Andrew Salgado, seguita dalla collettiva di commiato So This Is Goodbye.

Di segno diverso, ma altrettanto significativo, il messaggio di Sid Motion, che ha definito la chiusura una decisione «positiva e consapevole». Piuttosto che ridurre gli investimenti sugli artisti rappresentati, la gallerista ha scelto di interrompere l'attività. «Non sono nella posizione finanziaria per valorizzare pienamente il loro potenziale», ha spiegato, ribadendo di non voler scendere a compromessi sulla qualità del sostegno offerto. La storia di Sid Motion rappresenta uno dei casi più emblematici dell'imprenditoria culturale indipendente londinese dell'ultimo decennio. La galleria era nata trasformando un'ex agenzia di scommesse a King's Cross in spazio espositivo, inizialmente gestita parallelamente a un altro impiego. Il successivo trasferimento a South Bermondsey aveva accompagnato la crescita di un intero quartiere artistico, contribuendo anche alla nascita del South Bermondsey Art Trail. L'ultima mostra, That Which Appears, dedicata a Olivia Bax e James Fisher, chiuderà simbolicamente un'attività che in dieci anni ha organizzato ottantacinque esposizioni e sostenuto decine di artisti. Le chiusure di Beers e Sid Motion confermano una tendenza ormai evidente nel mercato internazionale. Se le mega-gallerie continuano ad ampliare sedi e programmi globali, la fascia intermedia del sistema affronta una crescente pressione economica. Gli spazi indipendenti, pur mantenendo un ruolo decisivo nella ricerca e nella sperimentazione, faticano sempre più a sostenere costi immobiliari elevati, una domanda più selettiva e un mercato che concentra valore e visibilità su un numero limitato di operatori.

 

 

Sophie Seydoux, 11 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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