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Dal Dorset ad Abu Dhabi. Il mercato dei fossili mette in discussione il concetto di patrimonio nazionale

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Dal Dorset ad Abu Dhabi. Il mercato dei fossili mette in discussione il concetto di patrimonio nazionale

La corsa globale ai fossili. Abu Dhabi acquista una delle più importanti collezioni del Giurassico britannico

La vendita di una collezione di 318 fossili provenienti dalla Jurassic Coast inglese al Museo di Storia Naturale di Abu Dhabi riaccende il confronto internazionale sul destino del patrimonio paleontologico. Da una parte la mancanza di risorse dei musei pubblici britannici, dall'altra la crescente capacità di acquisizione delle nuove istituzioni del Golfo. Sullo sfondo, un mercato in forte espansione che sta ridefinendo il valore scientifico, culturale ed economico dei fossili.

Sophie Seydoux

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Abu Dhabi acquista una delle più importanti collezioni del Giurassico britannico. Si riapre il dibattito sul patrimonio paleontologico Una collezione di 318 fossili raccolti lungo la Jurassic Coast del Dorset, uno dei siti paleontologici più importanti al mondo, lascia il Regno Unito per entrare nelle collezioni del Museo di Storia Naturale di Abu Dhabi. La vendita, che segue il rifiuto del Natural History Museum di Londra e dell'Amgueddfa Cymru per mancanza di risorse economiche, ha riacceso un dibattito che supera il singolo caso: chi deve custodire il patrimonio naturale e quale ruolo stanno assumendo i nuovi musei del Golfo nella geografia internazionale delle collezioni scientifiche?

La raccolta appartiene al paleontologo britannico Chris Moore, che nel corso degli anni ha recuperato lungo la costa del Dorset esemplari risalenti a circa 200 milioni di anni fa. La collezione comprende ittiosauri, pesci, crostacei, ammoniti e numerosi reperti che potrebbero rappresentare specie ancora sconosciute alla scienza. Prima della vendita, Moore aveva seguito il protocollo previsto dalla Jurassic Coast, offrendo gli esemplari per sei mesi alle istituzioni museali britanniche. L'assenza di fondi ha però impedito ai principali musei del Paese di acquisire una raccolta considerata di eccezionale interesse scientifico.

La vicenda mette in evidenza una trasformazione ormai evidente nel sistema museale internazionale. Se fino a pochi anni fa il dibattito riguardava soprattutto il rimpatrio delle opere d'arte, oggi anche il patrimonio paleontologico è entrato nella competizione globale tra istituzioni culturali. Abu Dhabi rappresenta uno dei casi più significativi. Dopo il Louvre Abu Dhabi, il Guggenheim in apertura e gli altri grandi musei del Cultural District di Saadiyat Island, anche il futuro Museo di Storia Naturale sta costruendo le proprie collezioni attraverso acquisizioni di rilievo internazionale. Nel 2020 aveva già acquistato uno scheletro di Tyrannosaurus rex per oltre 30 milioni di dollari; quest'anno un altro esemplare è stato aggiudicato da Sotheby's per circa 50 milioni, confermando la crescita vertiginosa del mercato dei fossili.

Quello che fino a pochi decenni fa era un settore relativamente marginale è diventato oggi un segmento autonomo del mercato culturale globale, alimentato dalla crescente domanda di musei, collezionisti privati e fondazioni internazionali. La vendita della collezione Moore riporta così al centro una questione normativa che divide profondamente i diversi Paesi. In nazioni come Mongolia e Brasile i fossili appartengono allo Stato e non possono essere esportati liberamente. Il Regno Unito adotta invece un sistema molto più aperto, nel quale gli esemplari possono essere venduti sul mercato dopo il diritto di prelazione concesso ai musei nazionali. Per alcuni studiosi questa impostazione favorisce la ricerca, evitando che i reperti vengano occultati o immessi nel mercato illegale. Altri ritengono invece che il sistema esponga il patrimonio scientifico nazionale alle dinamiche del mercato internazionale.

Il caso della collezione Moore evidenzia infine una questione destinata a diventare sempre più frequente anche nel settore museale: la distanza crescente tra il valore culturale dei beni e la capacità economica delle istituzioni pubbliche di acquisirli. Come avviene da tempo nel mercato dell'arte, anche quello della paleontologia vede oggi l'emergere di nuovi attori dotati di risorse finanziarie superiori rispetto a molti musei storici europei. Abu Dhabi non sta semplicemente acquistando fossili: sta costruendo, attraverso acquisizioni mirate, una collezione enciclopedica capace di ridefinire gli equilibri della museologia scientifica internazionale. La vicenda dimostra che il tema non riguarda soltanto dove debbano essere conservati i reperti, ma chi possa permettersi di raccontare, attraverso di essi, la storia del pianeta.

Sophie Seydoux, 14 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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