Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Amélie Bernard
Leggi i suoi articoliARTICOLI CORRELATI
Art Week e Gallery Weekend stanno costellando tutta Europa. Decine di gallerie, musei, fondazioni, studi d’artista e spazi indipendenti sincronizzano aperture ed eventi nello stesso momento, per 3 giorni, o per una settimana intera. Il dato interessante, però, non è tanto la quantità degli appuntamenti ma il modello che si sta definendo. Dal 3 al 6 settembre è debuttata la prima Hamburg Art Week a cui è seguita, dal 10 al 13 settembre, la seconda Brussels Art Week, con l’apertura coordinata di oltre ottanta tra gallerie, istituzioni, fondazioni e studi d’artista. Negli stessi giorni Madrid ha messo in campo un dispositivo analogo: sessanta gallerie hanno inaugurato contemporaneamente le proprie mostre, estendendo gli orari di apertura e accompagnandoli con un programma di appuntamenti collaterali. Ancora più indicativo è ciò che è accaduto a Vienna. Dopo l’annullamento delle principali fiere cittadine, 35 gallerie hanno deciso di costruire autonomamente una risposta fondando Astoria Artshow (10-13 settembre). Significativo anche il modello economico adottato: il costo di partecipazione viene parametrato al volume d’affari e alle dimensioni dei singoli espositori. Dietro una scelta apparentemente tecnica si intravede un problema che attraversa ormai l’intero mercato: come continuare a produrre occasioni commerciali internazionali senza lasciare che i costi di partecipazione rendano progressivamente insostenibile il sistema per le strutture più piccole.
La proliferazione delle Art Week acquista un significato differente. Fare rete diventa una strategia economica prima ancora che culturale. Gallerie che durante il resto dell’anno competono per artisti, collezionisti e vendite scoprono la convenienza di coordinarsi per costruire un’infrastruttura comune. Mentre queste realtà competono localmente le città competono globalmente. Il fenomeno arriva mentre il mercato sta ridisegnando i propri equilibri dopo oltre un decennio caratterizzato dall’espansione delle mega gallerie, dalla crescita delle grandi kermesse internazionali e dal progressivo aumento dei costi necessari per presenziarvi. Il modello della fiera rimane centrale, soprattutto ai livelli più alti del mercato, ma intorno a essa cresce la ricerca di formule più distribuite, flessibili e territorialmente radicate. Il Gallery Weekend e l’Art Week presentano un vantaggio evidente: utilizzano infrastrutture che esistono già. Le gallerie rimangono nelle proprie sedi, le fondazioni nelle proprie architetture, i musei nei propri spazi; è il pubblico internazionale a muoversi attraverso la città.
Firenze ha ospitato dal 26 settembre al 4 ottobre la 34ma Biennale Internazionale dell’Antiquariato a Palazzo Corsini. Anche in questo caso la rassegna ha travalicato i propri confini fisici. Durante la settimana inaugurale Firenze ha concentrato infatti mostre, aperture, collezioni, incontri e iniziative, tra cui l’apertura della Collezione Casamonti nella nuova sede di Palazzo San Giorgio. Quando una città riesce a diventare per alcuni giorni un punto di riferimento del sistema internazionale, l’effetto supera ampiamente il perimetro delle gallerie. Hotel, ristorazione, moda, design, luxury retail, trasporti, real estate e turismo culturale entrano nello stesso circuito e l’arte diventa parte di una più vasta economia urbana dell’esperienza.
Proprio per questo le Art Week interessano sempre più amministrazioni, sponsor e grandi marchi. Qui emerge tuttavia una contraddizione interessante. Più il sistema dell’arte diventa globale più le città hanno bisogno di affermare la propria specificità. Una Art Week indistinguibile da tutte le altre ha infatti poche ragioni per esistere. Resta naturalmente da capire quanto il modello sia sostenibile. Se ogni città vuole la propria Art Week, anche le settimane dell’arte rischiano di entrare nella stessa dinamica inflazionistica che ha investito le fiere.
Amélie Bernard
Leggi i suoi articoliARTICOLI CORRELATI
Altri articoli dell'autore
Una scritta al neon sospesa a venti metri d'altezza lungo avenue Winston-Churchill, tra il Grand Palais e il Petit Palais. È «CIEL» (2026), l'intervento di Marcello Maloberti presentato dalla Galleria Raffaella Cortese nel Public Program di Art Basel Paris. Tracciata a mano dall'artista e rivolta verso il cielo, la parola trasforma lo spazio urbano in un luogo di osservazione inattesa. Un secondo neon, sviluppato a partire dall'installazione pubblica, è esposto nello stand della galleria, collegando idealmente la città agli spazi della fiera.
Da Zurbarán a Tintoretto, da Mary Cassatt a Kerry James Marshall, fino alle nuove installazioni di Ibrahim Mahama e Barbara Kruger. Nell'autunno di Art Basel, Parigi presenta un calendario espositivo che attraversa cinque secoli di storia dell'arte. Abbiamo selezionato dieci mostre, tra grandi retrospettive e progetti contemporanei, da visitare entro ottobre e nei mesi successivi.
Ad Art Basel Paris 2026, Gió Marconi costruisce un percorso attraverso le sperimentazioni del Novecento, riunendo opere di Man Ray, Enrico Baj, Valerio Adami, Christo, Lucio Del Pezzo ed Emilio Tadini. Al centro della presentazione, la monumentale «28 Barrels Structure» (1968) di Christo, già esposta allo Studio Marconi di Milano nel 1973 e oggi proposta insieme al relativo progetto preparatorio. Un confronto tra Surrealismo, Neo-Dada, Nuova Figurazione e assemblaggio che restituisce anche un capitolo della storia della galleria milanese.
Giovedì 22 ottobre, alle ore 11, il Grand Palais di Parigi ospita la presentazione di «Panorama 2021–2025», il volume pubblicato da Allemandi che documenta i primi cinque anni della mostra diffusa promossa da ITALICS. Da Procida a Monopoli, dall'Aquila al Monferrato fino a Pozzuoli, il progetto ha coinvolto 91 gallerie, 258 artisti e 480 opere, mettendo in relazione arte antica, moderna e contemporanea con il patrimonio storico e paesaggistico italiano. L'incontro, organizzato in collaborazione con Art Basel, offre l'occasione per riflettere sul ruolo delle gallerie nella produzione culturale oltre il mercato.



