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L’inaugurazione ufficiale è prevista per il primo luglio alle 19 (e ci sarà anche l’artista) ma da alcuni giorni ormai, sulla facciata laterale del Museo del Novecento di Milano, si è accesa l’opera di luce di Joseph Kosuth «Vedere le cose (per A.S.)» (2025), dove «A.S.» sta per Alberto Savinio (Andrea de Chirico, 1891-1952, scrittore, pittore e compositore italiano, fratello di Giorgio de Chirico), mentre il testo dell’installazione luminosa, lunga 28 metri, recita «Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità».
L’opera, acquisita dal Comune di Milano, è per così dire un lascito della grande mostra in quattro sedi (Palazzo Reale, Museo del Novecento, Palazzo Citterio-Grande Brera, Gallerie d’Italia Milano) «Metafisica/Metafisiche», che si chiude il 21 giugno, curata da Vincenzo Trione (neo-presidente di Triennale Milano) in occasione delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, e che proprio nel museo del Novecento rendeva omaggio ai «Dioscuri» (come amavano definirsi i fratelli de Chirico, greci di nascita ed entrambi cresciuti in Tessaglia, imbevuti di cultura classica) e al loro legame con la città di Milano. Legame forte per entrambi ma fortissimo per Savinio, che nel suo libro Ascolto il tuo cuore città, 1944, ha lasciato una lunga dichiarazione d’amore per la Milano di allora: ai suoi occhi una città «dotta e meditativa: la più romantica delle città italiane».
La frase, tracciata dall’artista con un neon bianco caldo in armonia con il colore del fondo, sulla lunga facciata laterale dell’Arengario di sinistra, in cui si apre il Museo del Novecento, è tratta però dagli Scritti dispersi (1943-1952) di Alberto Savinio e, affacciata com’è su via Marconi, dirimpetto alla parete laterale del Secondo Arengario, sembra voler aprire un dialogo con l’edificio gemello che, spiega l’assessore milanese alla Cultura Tommaso Sacchi «è destinato a diventare estensione del Museo, accompagnandolo fino alle soglie del contemporaneo». Da pochi giorni si è infatti avviato l’atteso cantiere nella seconda torre, dopo che due ricorsi, uno al Tar e uno al Consiglio di Stato, ne avevano rallentato enormemente la tabella di marcia.
L’installazione di Kosuth, con il suo invito-ammonimento a oltrepassare la «facciata» delle cose per cercare di vederle «in profondità» è dunque destinata a prolungare nel tempo la memoria della mostra sulla Metafisica, arricchendo al tempo stesso il patrimonio artistico milanese di un’opera site specific di uno dei protagonisti del contemporaneo.
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