Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliL’accessibilità di un museo si misura sempre meno soltanto nell’eliminazione delle barriere fisiche. Riguarda il modo in cui sono organizzati gli spazi, la quantità e la qualità degli stimoli, i tempi della visita, i linguaggi utilizzati, la prevedibilità dei percorsi, gli strumenti messi a disposizione e, soprattutto, la capacità dell’istituzione di conoscere pubblici con esigenze differenti. È da questa prospettiva che lunedì 14 settembre, dalle 9 alle 15, il Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra San Pietro e il Museo Archeologico-Palazzo Pretorio di Colle Val d’Elsa ospitano «Musei accessibili: autismi, arte e archeologia», giornata di formazione dedicata alla progettazione di percorsi museali accessibili alle persone con disturbi dello spettro autistico.
L’iniziativa rientra in «Art for all: liberi di sperimentare», progetto finanziato attraverso il bando «Vie d’uscite culturali 2025-26» della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e promosso dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala insieme a Tabit-Cooperativa Sociale Ets, Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive dell’Università di Siena, Fondazione Musei Senesi, Azienda ospedaliero-universitaria Senese, Società della Salute Senese e Comune di Colle Val d’Elsa. La composizione stessa della rete chiarisce il metodo: museologia, educazione, ricerca universitaria e competenze socio-sanitarie vengono messe in relazione, superando l’idea dell’accessibilità come servizio aggiunto successivamente alla progettazione culturale.
È questo l’aspetto più interessante dell’appuntamento. Per lungo tempo il museo ha immaginato un visitatore sostanzialmente standard e ha introdotto, in un secondo momento, strumenti destinati a chi presentava necessità specifiche. Il paradigma contemporaneo tende invece a rovesciare l’impostazione: la diversità dei pubblici entra fin dall’origine nella costruzione dell’esperienza museale. Significa ragionare su ciò che precede l’incontro con l’opera e sulle condizioni che possono renderlo possibile. Nel caso delle persone nello spettro autistico possono diventare rilevanti la gestione degli stimoli sensoriali, l’organizzazione temporale, la chiarezza delle informazioni, la possibilità di anticipare ciò che accadrà durante la visita e la disponibilità di modalità differenti di relazione con collezioni e ambienti. Il plurale scelto dal titolo, «autismi», indica inoltre una questione essenziale: evitare di costruire un nuovo visitatore astratto al posto di quello precedente. Lo spettro comprende condizioni, sensibilità e necessità molto diverse e qualsiasi progetto efficace deve partire da questa eterogeneità. L’accessibilità diventa così una pratica di progettazione e verifica, più che l’applicazione di una soluzione valida indistintamente per tutti.
La giornata di Colle Val d’Elsa traduce questo principio in una struttura operativa. Dopo i saluti di Daniele Tozzi, assessore del Comune, Giacomo Baldini, direttore dei Musei civici di Colle Val d’Elsa, e Chiara Valdambrini, direttrice della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, la prima parte sarà dedicata agli strumenti teorici e metodologici. Interverranno Valeria Scandurra, neuropsichiatra infantile dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese; Giulia Mascagni, sociologa del Dispoc dell’Università di Siena; Stefania Villani, educatrice museale del Santa Maria della Scala; e Claudia Rossi Paccani, psicologa di Tabit, con un approfondimento sulla valutazione del benessere dei partecipanti. Nella seconda parte i partecipanti si trasferiranno al Museo Archeologico-Palazzo Pretorio per due sessioni di progettazione in piccoli gruppi, seguite dalla restituzione conclusiva.
Il passaggio dalla formazione al workshop è significativo perché porta il discorso sull’accessibilità fuori dal terreno delle dichiarazioni di principio. Un museo inclusivo richiede competenze, progettazione e capacità di valutare gli effetti delle scelte compiute. Vale per l’autismo come per molti altri ambiti dell’accessibilità culturale. L’allestimento, la comunicazione, la mediazione e l’organizzazione della visita diventano parti di uno stesso sistema e chiamano in causa figure professionali diverse. C’è poi una conseguenza più ampia. Ripensare un museo a partire da esigenze specifiche può migliorare la qualità della visita anche per pubblici che quelle esigenze apparentemente non le condividono. Informazioni più leggibili, percorsi comprensibili, possibilità di scegliere tempi differenti, maggiore attenzione agli stimoli e strumenti di orientamento più efficaci producono un museo complessivamente più consapevole del proprio pubblico. È uno dei passaggi che stanno modificando la stessa definizione di accessibilità: da risposta destinata a una categoria di visitatori a criterio generale della progettazione museale.
Il progetto «Art for all» colloca inoltre il museo dentro una rete territoriale che comprende cultura, università, servizi sanitari e sociali. È una dimensione particolarmente rilevante per le istituzioni di dimensione media e piccola, dove l’accessibilità può diventare terreno concreto di collaborazione tra competenze che raramente convivono stabilmente all’interno dello stesso organico. Il museo assume così anche una funzione di laboratorio, nel quale sperimentare modalità di fruizione e verificarle insieme a chi possiede conoscenze specifiche. La questione riguarda ormai direttamente la qualità delle istituzioni culturali. Aumentare il numero dei visitatori dice poco se rimangono gruppi per i quali l’accesso alle collezioni continua a essere difficile o costruito secondo modalità inadatte. L’accessibilità comincia prima dell’ingresso al museo: nella progettazione, nella formazione del personale e nella capacità di considerare la pluralità dei visitatori come una condizione ordinaria del lavoro museale. La giornata di Colle Val d’Elsa parte da qui, con un obiettivo molto concreto: trasformare l’inclusione da principio condiviso a competenza professionale.
Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Alla Scala Contarini del Bovolo di Venezia, dal 14 novembre al 14 febbraio 2027, oltre trenta opere della collezione di Elena Casadoro Kopp e Francesca Fungher raccontano i primi quindici anni di CASADOROFUNGHER. Curata da Luca Berta, Daniele Capra e Francesca Giubilei, «Le parole e le cose» riunisce artisti come Giulio Alvigini, Matteo Attruia, Giovanni Morbin, Penzo+Fiore e Lucia Veronesi, riflettendo sul ruolo della comunicazione, del linguaggio e delle relazioni nella costruzione del sistema dell'arte contemporanea.
Alla quattordicesima edizione di Flashback Art Fair, in programma a Torino dal 29 ottobre al 1° novembre, la Galleria dello Scudo di Verona presenta «Venus», un progetto espositivo che indaga la trasformazione dell'ideale femminile nel Novecento. Dalla Venere Anadiomene II di Carlo Carrà alla Vénus bleue di Yves Klein, passando per le sculture di Alberto Viani e la pittura di Mario Cavaglieri, quattro opere mettono a confronto classicismo, sperimentazione plastica e modernità.
Dal 5 novembre 2026, la Galleria Lia Rumma di Milano dedica una mostra a Ettore Spalletti. A cura della Fondazione a lui intitolata, il percorso riunisce opere di periodi diversi, dalle geometrie essenziali alle superfici attraversate dalla luce, in una ricerca che ha portato pittura e scultura a condividere un’unica dimensione
Che cosa accade alla creatività quando un artista invecchia? E perché alcune delle opere più radicali nascono proprio nell'ultima stagione della vita? Il 29 ottobre la Fondazione Giorgio Cini di Venezia dedica una giornata di studi alla longevità nell'arte, con otto casi emblematici: Giovanni Bellini, Tiziano, Pontormo, Goya, Vincenzo Gemito, Picasso, Yayoi Kusama e David Hockney. Tra gli studiosi coinvolti Philip Sohm, Antonio Mazzotta, Enrico Maria Dal Pozzolo, Carlo Falciani e Martin Gayford. Un confronto tra Rinascimento e contemporaneità per interrogare il rapporto tra invecchiamento, sperimentazione e libertà creativa, superando l'idea della vecchiaia come inevitabile declino.



