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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliQuanto conta la comunicazione nella costruzione del sistema dell'arte contemporanea? Tra artisti, istituzioni, gallerie, collezionisti e pubblico esiste una rete di relazioni che contribuisce alla circolazione delle opere, alla conoscenza delle ricerche artistiche e alla formazione del dibattito culturale. È un lavoro spesso poco visibile, ma sempre più determinante in un sistema nel quale la produzione artistica deve confrontarsi con la crescente competizione per l'attenzione pubblica.
Da questa dimensione prende forma Le parole e le cose. 15 anni di relazioni nel mondo dell'arte, la mostra che, dal 14 novembre 2026 al 14 febbraio 2027, celebra a Venezia il quindicesimo anniversario di CASADOROFUNGHER, agenzia specializzata nella comunicazione culturale fondata da Elena Casadoro Kopp e Francesca Fungher. Il progetto, ospitato negli spazi di Palazzo Contarini di San Paternian, noto per la celebre Scala Contarini del Bovolo, presenta oltre trenta opere provenienti dalla collezione aziendale costruita dalle due fondatrici nel corso della loro attività. Una raccolta che restituisce, attraverso gli artisti e i lavori entrati a farne parte, una storia di incontri, collaborazioni e rapporti professionali sviluppati nel sistema dell'arte.
A curare l'esposizione sono Luca Berta, Daniele Capra e Francesca Giubilei, chiamati a costruire una lettura curatoriale di un patrimonio la cui origine è strettamente legata all'esperienza delle due collezioniste. Tra gli artisti rappresentati figurano Giulio Alvigini, Matteo Attruia, H-E-C-K, Giovanni Morbin, Penzo+Fiore, Eleonora Rinaldi, Pierluigi Slis e Lucia Veronesi. Una selezione eterogenea per linguaggi e ricerche, nella quale il rapporto tra parola, immagine e costruzione del significato assume un ruolo centrale. Il titolo richiama Le parole e le cose, il saggio pubblicato da Michel Foucault nel 1966, nel quale il filosofo francese indaga le condizioni storiche attraverso cui si organizzano conoscenza, rappresentazione e linguaggio. Un riferimento che permette di collocare il progetto in una riflessione più ampia: il rapporto tra ciò che un'opera mostra, le parole utilizzate per interpretarla e i sistemi culturali che ne orientano la comprensione. La comunicazione, del resto, interviene direttamente nei processi attraverso cui l'arte acquisisce visibilità e riconoscimento. La scelta delle parole, la costruzione di una narrazione, la relazione con il giornalismo e le istituzioni contribuiscono a definire il modo in cui un artista viene conosciuto e interpretato. In un sistema dominato dalla circolazione accelerata delle immagini, il lavoro di mediazione culturale è chiamato a confrontarsi con la necessità di preservare la complessità delle opere. È questa la questione che la mostra affronta attraverso un percorso articolato in due sale, dedicate rispettivamente alla parola e alle relazioni. La prima, denominata Sala del Tintoretto, ospita stabilmente un bozzetto preparatorio per Il Paradiso, il grande dipinto di Tintoretto conservato a Palazzo Ducale. La presenza dell'opera introduce un rapporto con la tradizione figurativa veneziana, mentre i lavori contemporanei selezionati per questo ambiente affrontano il linguaggio e la parola come strumenti di produzione artistica.
La seconda sala è dedicata alle relazioni, intese come elemento costitutivo dell'esperienza professionale e collezionistica. Le opere restituiscono un insieme di incontri e circostanze attraverso cui si è progressivamente formata la raccolta. La particolarità del progetto risiede proprio nella natura della collezione. A differenza di una raccolta costruita attorno a un movimento, a un periodo storico o a una precisa categoria di mercato, quella di CASADOROFUNGHER si presenta come il risultato di relazioni sviluppate nell'esercizio quotidiano di una professione. In questo senso, la mostra consente di riflettere anche sulla trasformazione del ruolo degli intermediari culturali. Nel sistema dell'arte contemporanea, la comunicazione ha progressivamente acquisito una funzione strategica, accompagnando le attività di musei, fondazioni, gallerie, fiere e artisti. La crescente professionalizzazione del settore ha reso più articolati i processi attraverso cui l'arte viene presentata, raccontata e inserita nel dibattito pubblico.
La raccolta delle due fondatrici restituisce una dimensione personale di questo processo. Le opere conservano una propria autonomia artistica, mentre il loro accostamento permette di ricostruire una parte delle relazioni che hanno accompagnato quindici anni di attività. Resta naturalmente aperta una questione: quale distanza deve mantenere la comunicazione dall'oggetto che racconta? In un settore nel quale visibilità e riconoscimento possono incidere sulle carriere degli artisti e sulla loro valorizzazione economica, la qualità della mediazione dipende anche dalla capacità di rispettare la specificità delle ricerche e di distinguere la conoscenza dalla promozione. È un interrogativo che supera la vicenda di una singola agenzia e riguarda l'intero sistema dell'arte, compreso il ruolo del giornalismo culturale, delle istituzioni e degli operatori impegnati nella costruzione delle narrazioni artistiche. Con Le parole e le cose, CASADOROFUNGHER sceglie di raccontare il proprio percorso attraverso le opere che ne hanno accompagnato lo sviluppo. Ne emerge una collezione che può essere letta come documento di una storia professionale e come testimonianza del valore delle relazioni nella produzione culturale. La mostra pone così una domanda che riguarda la stessa natura del sistema dell'arte: quanto del valore culturale di un'opera si costruisce attraverso le relazioni, le interpretazioni e le parole che ne accompagnano la circolazione?
Ginevra Borromeo
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