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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliIl mito di Venere attraversa la storia dell'arte occidentale e continua a offrire agli artisti moderni un modello attraverso cui interrogare la bellezza, il corpo e la rappresentazione femminile. Dalla pittura alla scultura, dalla tradizione figurativa alla progressiva astrazione della forma, il Novecento ha rielaborato l'iconografia classica attraverso linguaggi profondamente differenti. È attorno a questa persistenza del mito che la Galleria dello Scudo di Verona costruisce Venus, il progetto espositivo presentato alla quattordicesima edizione di Flashback Art Fair, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 negli spazi di Flashback Habitat, a Torino.
Quattro opere, quattro interpretazioni della figura femminile, altrettante prospettive sulla trasformazione dell'ideale di bellezza nel secolo scorso. Il percorso riunisce Venere Anadiomene II (1944) di Carlo Carrà, Vénus bleue (1962-1982) di Yves Klein, Nudo (1943) di Alberto Viani e L'orologio regalato da Napoleone I o Giulietta con il ventaglio (1920) di Mario Cavaglieri. Una selezione che mette in relazione opere distanti per linguaggio, materia e concezione della figura, individuando nella tradizione classica un terreno comune di sperimentazione. A rappresentare la continuità con l'iconografia antica è la Venere Anadiomene II di Carrà, olio su tela del 1944, in cui il pittore recupera il tema della dea che emerge dalle acque. La figura femminile appare semplificata nei volumi, costruita attraverso una pittura che guarda alla solidità delle forme e alla dimensione senza tempo del mito. L'opera possiede anche una significativa storia espositiva: premiata a Venezia nel 1946 con il primo premio del concorso di pittura «La Colomba», fu successivamente presentata alle Biennali del 1948 e del 1952 e inclusa nella retrospettiva dedicata all'artista alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nel 1994-95.
Di segno radicalmente differente è la Vénus bleue di Klein, nella quale il riferimento alla statuaria classica sopravvive attraverso un corpo femminile privo di testa e braccia, interamente ricoperto dal caratteristico blu dell'artista francese. Il pigmento assume una funzione determinante, trasformando la superficie scultorea e sottraendo il corpo alla sua tradizionale definizione naturalistica. L'opera presentata dalla galleria, concepita nel 1962 e realizzata postuma nel 1982 dalla Galerie Bonnier di Ginevra, è l'esemplare numero 233 di un'edizione di 300, in pigmento secco e resina sintetica su gesso. Nel confronto tra Carrà e Klein si riconoscono due modalità differenti di rapportarsi al passato. Il primo ricerca nella tradizione una struttura figurativa ancora capace di dare ordine alla rappresentazione. Il secondo interviene su una forma ereditata dall'antichità attraverso il colore e la materia, trasformandola in un'immagine immediatamente riconducibile alla propria ricerca artistica.
La sintesi plastica costituisce invece il centro dell'indagine di Alberto Viani, presente con Nudo, un gesso del 1943 di notevoli dimensioni, alto 120 centimetri. Il corpo femminile si risolve in una struttura levigata, caratterizzata da volumi continui e dall'eliminazione dei dettagli anatomici. La figura acquista una propria autonomia formale, in equilibrio tra riconoscibilità del soggetto e astrazione. Anche in questo caso la documentazione storica contribuisce al rilievo dell'opera, già presentata nel 1944 alla Piccola Galleria di Venezia e successivamente riprodotta in importanti pubblicazioni dedicate allo scultore. Il quarto nucleo del progetto introduce una dimensione più intimamente narrativa. Nel dipinto del 1920 L'orologio regalato da Napoleone I o Giulietta con il ventaglio, Mario Cavaglieri raffigura una donna seduta all'interno di un ambiente domestico, circondata da arredi e oggetti che concorrono alla costruzione della scena. Il ventaglio, l'abito e la ricchezza cromatica definiscono un'immagine femminile nella quale la bellezza assume una dimensione personale, legata alla moda, alla vita privata e alla cultura borghese del primo Novecento. L'opera è documentata nel catalogo ragionato dell'artista pubblicato da Allemandi nel 2006. Il confronto tra i quattro autori permette di leggere la trasformazione di Venere da modello ideale a soggetto di sperimentazione artistica. La figura femminile attraversa la pittura e la scultura, assume nuove proporzioni, viene ricomposta attraverso il colore o ridotta alla sintesi dei volumi. Emergono anche concezioni differenti del rapporto tra artista e soggetto, in un percorso costruito attraverso quattro sguardi maschili sulla bellezza e sull'identità femminile.
Il progetto si inserisce nella linea curatoriale di Flashback, che per l'edizione 2026 ha scelto il titolo IN TIME, proponendo il tempo come dimensione attraverso cui mettere in relazione opere di epoche e linguaggi differenti. La selezione della Galleria dello Scudo interpreta questa impostazione attraverso un nucleo circoscritto, nel quale la coerenza tematica consente di far emergere le specificità storico-artistiche dei singoli lavori. Con Venus, la Galleria dello Scudo affida a quattro artisti una riflessione sulla permanenza dell'immaginario classico nell'arte moderna. Il risultato è un confronto nel quale la continuità del soggetto rende particolarmente evidenti le trasformazioni del linguaggio: la Venere rimane riconoscibile come archetipo, mentre cambia radicalmente il modo in cui il Novecento ne interpreta il corpo e la bellezza.
Ginevra Borromeo
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