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Il genio non invecchia: da Bellini a Hockney, conversazioni attorno alla longevità (feconda) degli artisti. Una grande giornata di studi alla Fondazione Giorgio Cini

Che cosa accade alla creatività quando un artista invecchia? E perché alcune delle opere più radicali nascono proprio nell'ultima stagione della vita? Il 29 ottobre la Fondazione Giorgio Cini di Venezia dedica una giornata di studi alla longevità nell'arte, con otto casi emblematici: Giovanni Bellini, Tiziano, Pontormo, Goya, Vincenzo Gemito, Picasso, Yayoi Kusama e David Hockney. Tra gli studiosi coinvolti Philip Sohm, Antonio Mazzotta, Enrico Maria Dal Pozzolo, Carlo Falciani e Martin Gayford. Un confronto tra Rinascimento e contemporaneità per interrogare il rapporto tra invecchiamento, sperimentazione e libertà creativa, superando l'idea della vecchiaia come inevitabile declino.

Ginevra Borromeo

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Giovanni Bellini continuava a rinnovare il proprio linguaggio pittorico negli ultimi anni della vita. Tiziano, ormai anziano, trasformava il colore in materia e la figura in una presenza sempre più instabile. Goya, a ottant'anni, conservava intatta la volontà di sperimentare. Picasso non smise di dipingere fino alla morte, a 91 anni, mentre Yayoi Kusama e David Hockney continuano ancora oggi a sviluppare nuovi linguaggi e forme di rappresentazione. La vecchiaia, nella storia dell'arte, non coincide necessariamente con il declino. Può anzi diventare una fase di straordinaria libertà, nella quale gli artisti rimettono in discussione le proprie conquiste, abbandonano formule consolidate e aprono possibilità espressive inattese. È da questa prospettiva che prende avvio Conversazioni intorno alla longevità nell'arte, la giornata di studi organizzata il 29 ottobre 2026 dalla Fondazione Giorgio Cini, sull'Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, nell'ambito del programma interdisciplinare Humankind and Longevity.

Promosso dall'Istituto di Storia dell'Arte, presieduto da Luca Massimo Barbero, l'incontro riunisce storici dell'arte, critici e studiosi per affrontare una questione che attraversa cinque secoli di storia artistica: che cosa succede alla creatività quando un artista invecchia? Le opere degli ultimi anni rappresentano il punto conclusivo di un percorso già definito oppure possono costituire una nuova stagione, capace di mettere in discussione tutto ciò che è venuto prima? E quanto incidono i cambiamenti fisici, la memoria, l'esperienza accumulata e la consapevolezza del tempo sulla trasformazione dei linguaggi?

La questione è particolarmente interessante perché la storia dell'arte ha spesso privilegiato la giovinezza come momento dell'invenzione, dell'energia e della rottura con il passato. La maturità è stata invece interpretata come la fase del consolidamento, mentre la vecchiaia è stata frequentemente associata alla ripetizione o all'indebolimento delle capacità creative. Le biografie di molti artisti dimostrano tuttavia quanto questa interpretazione sia insufficiente. Alcune delle trasformazioni più importanti della pittura, della scultura e dell'immagine contemporanea sono avvenute proprio nelle ultime fasi di carriere molto lunghe. Il programma della Fondazione Cini prende in esame otto artisti, dall'età moderna alla contemporaneità: Giovanni Bellini, Tiziano Vecellio, Pontormo, Francisco Goya, Vincenzo Gemito, Pablo Picasso, Yayoi Kusama e David Hockney. Sono personalità profondamente differenti, accomunate dalla necessità di osservare la cosiddetta produzione tarda come una fase dotata di caratteristiche proprie, anziché come un'appendice delle opere più celebri.

La prima sessione, introdotta alle 9.30 da Philip Sohm, storico dell'arte della University of Toronto e studioso del rapporto tra invecchiamento, biografia e produzione artistica, si concentra sull'età moderna. Ad aprire i casi di studio sarà Giovanni Bellini, affidato ad Antonio Mazzotta, della Fondazione Giorgio Cini. La lunga carriera del pittore veneziano, nato intorno al 1430 e morto nel 1516, costituisce un esempio significativo di continua trasformazione. Bellini attraversò infatti una parte decisiva della storia della pittura veneziana, dall'eredità tardogotica e quattrocentesca fino all'affermazione di una nuova concezione della luce, del paesaggio e del colore. Le opere della sua maturità, tra cui la celebre Festa degli dèi del 1514, dimostrano una sorprendente capacità di confrontarsi con le trasformazioni della pittura contemporanea e con le esperienze della generazione successiva.

Il caso di Tiziano Vecellio, affrontato da Enrico Maria Dal Pozzolo, dell'Università di Verona, pone interrogativi ancora più radicali. Negli ultimi decenni della sua lunghissima carriera, il pittore trasformò profondamente il proprio modo di dipingere. La materia cromatica diventò sempre più libera, le pennellate assunsero una presenza evidente e la costruzione delle figure si allontanò progressivamente dalla definizione precisa dei contorni. Dipinti come la Pietà, rimasta incompiuta alla morte dell'artista nel 1576, sono stati spesso interpretati come testimonianze di una pittura nella quale il colore assume un'autonomia espressiva straordinaria. La questione è importante anche dal punto di vista storiografico. Lo stile tardo di Tiziano è stato talvolta collegato alle limitazioni fisiche dell'età avanzata, ma questa spiegazione rischia di ridurre a una semplice conseguenza biologica scelte artistiche che possiedono una propria coerenza. È possibile leggere quelle superfici, quei corpi e quelle immagini come il risultato di una ricerca consapevole, nella quale l'esperienza tecnica permette all'artista di superare le convenzioni formali adottate nelle fasi precedenti della carriera.

Con Pontormo, al centro dell'intervento di Carlo Falciani, docente dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, il discorso si sposta verso una diversa concezione della maturità artistica. L'ultima fase della produzione del pittore fiorentino, segnata dal lungo lavoro per gli affreschi del coro di San Lorenzo, oggi perduti, mostra come la persistenza della sperimentazione possa intrecciarsi con l'isolamento, con la complessità delle commissioni e con una ricerca formale sempre più personale. Il caso di Pontormo ricorda anche che il concetto di «stile tardo» non coincide necessariamente con un'età biologica molto avanzata: riguarda piuttosto il rapporto tra le fasi di una carriera e le trasformazioni della sua produzione.

Particolarmente emblematico è il caso di Francisco Goya, affidato a Concha Lomba Serrano, dell'Universidad de Zaragoza. Il pittore spagnolo, morto nel 1828 a 82 anni, offre forse una delle rappresentazioni più efficaci del rapporto tra vecchiaia e libertà creativa. Nell'ultima parte della sua esistenza, dopo la sordità, la malattia e le profonde trasformazioni politiche della Spagna, Goya sviluppò linguaggi di straordinaria radicalità, dalle celebri Pitture nere alle opere realizzate durante il soggiorno a Bordeaux. Un suo disegno, Aún aprendo, databile intorno al 1826, raffigura un uomo anziano che avanza sostenendosi con due bastoni. Il titolo significa «Imparo ancora». È un'immagine che potrebbe riassumere idealmente l'intera giornata veneziana: la vecchiaia come condizione nella quale l'esperienza accumulata non elimina il desiderio di apprendere, ma può alimentare nuove forme di conoscenza e sperimentazione.

La seconda sessione, prevista dalle 14.30, affronta l'età contemporanea e si apre con una prolusione della sociologa Carla Costanzi, che si occupa di invecchiamento e condizioni di vita delle persone anziane. L'inserimento di una prospettiva sociologica permette di ampliare il confronto oltre la storia degli stili, affrontando anche la trasformazione della percezione sociale della vecchiaia, il rapporto tra longevità e lavoro e la diversa valutazione delle capacità individuali nelle differenti fasi della vita.

Il primo caso di studio sarà Vincenzo Gemito, presentato dallo storico dell'arte Jean-Loup Champion. La vicenda dello scultore napoletano, nato nel 1852 e morto nel 1929, consente di affrontare un percorso segnato da interruzioni, difficoltà psicologiche e successive riprese dell'attività creativa. Nella sua maturità Gemito sviluppò una produzione grafica e plastica di grande originalità, dimostrando come la continuità di una ricerca artistica possa assumere forme differenti rispetto all'immagine tradizionale di una carriera costruita attraverso una progressione lineare. Con Pablo Picasso, affidato a José Lebrero Stäls, già direttore del Museo Picasso Málaga, il tema della longevità assume una dimensione ancora diversa. Picasso morì nel 1973, a 91 anni, lasciando una produzione immensa e continuando a lavorare fino agli ultimi giorni. I dipinti della sua fase finale sono caratterizzati da una libertà crescente, da un segno spesso rapido e diretto e da una rilettura continua dei grandi temi che avevano attraversato la sua carriera: il corpo, il volto, il rapporto tra pittore e modello, la sessualità, la storia della pittura.

L'ultima stagione picassiana ha conosciuto giudizi critici contrastanti. Considerata da alcuni una fase di ripetizione e di eccessiva produttività, è stata successivamente rivalutata per la sua energia e per l'uso disinibito dei linguaggi pittorici. Il caso dimostra quanto la percezione dello stile tardo dipenda anche dai criteri con i quali la critica giudica l'evoluzione di un artista e dalla tendenza a riconoscere le opere della giovinezza come misura di tutto ciò che viene dopo. Il confronto si sposta quindi verso due protagonisti viventi dell'arte contemporanea: Yayoi Kusama e David Hockney. Alla prima è dedicato l'intervento di Diego Sileo, del PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano. Nata nel 1929, Kusama ha attraversato oltre settant'anni di storia artistica, sviluppando una produzione che comprende pittura, scultura, installazione, performance e ambienti immersivi. La sua carriera permette di osservare come la longevità creativa possa accompagnarsi a una continua rielaborazione di motivi ricorrenti, dalle reti infinite ai pois, trasformati attraverso tecniche, dimensioni e contesti differenti.

La giornata si conclude con David Hockney, analizzato dal critico e scrittore Martin Gayford, che ha collaborato con l'artista britannico e ne ha approfondito a lungo la ricerca. Hockney, nato nel 1937, rappresenta un esempio particolarmente significativo di sperimentazione nella maturità: dopo decenni di pittura, fotografia e ricerca sulla rappresentazione dello spazio, ha continuato a esplorare nuovi strumenti e tecnologie, dall'uso dell'iPad alle grandi composizioni dedicate al paesaggio e ai mutamenti delle stagioni. È forse proprio Hockney a rendere più evidente una delle contraddizioni dei luoghi comuni sull'invecchiamento artistico: un autore appartenente a una generazione precedente alla rivoluzione digitale è diventato uno degli interpreti più riconoscibili delle possibilità offerte dai nuovi dispositivi tecnologici alla pittura. La lunga esperienza non ha comportato un irrigidimento del linguaggio, ma la possibilità di utilizzarne le conquiste per affrontare problemi nuovi.

Le due sessioni saranno moderate rispettivamente da Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, e dalla storica dell'arte Cristina Beltrami. I momenti conclusivi di confronto sono concepiti per mettere in relazione esperienze distanti per cronologia, tecniche e contesti culturali, individuando analogie ma anche differenze tra il modo in cui gli artisti hanno affrontato l'ultima fase della propria produzione.

La giornata si inserisce in Humankind and Longevity, il programma interdisciplinare con il quale la Fondazione Giorgio Cini ha scelto di affrontare nel 2026 il tema dell'allungamento della vita umana e delle sue conseguenze culturali, economiche e sociali. Un progetto che coinvolge discipline differenti, dalla medicina alla demografia, dalla storia alla musica, fino alle arti visive, interrogando il significato della longevità in una società nella quale l'aspettativa di vita è profondamente cambiata.

PROGRAMMA

Conversazioni intorno alla longevità nell’arte
Giovedì 29 ottobre 2026
Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia

Ore 9.30 | Prima sessione – L’età moderna

Saluti istituzionali

Daniele Franco, Direttore scientifico della Fondazione Giorgio Cini

Luca Massimo Barbero, Presidente dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini

Prolusione
Philip Sohm, University of Toronto

Modera
Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze

Interventi

Giovanni Bellini – Antonio Mazzotta, Fondazione Giorgio Cini

Tiziano Vecellio – Enrico Maria Dal Pozzolo, Università degli Studi di Verona

Jacopo Carucci, detto il Pontormo – Carlo Falciani, Accademia di Belle Arti di Firenze

Francisco José de Goya y Lucientes – Concha Lomba Serrano, Universidad de Zaragoza

A seguire, conversazione e confronto tra i relatori.

Ore 14.30 | Seconda sessione – L’età contemporanea

Prolusione
Carla Costanzi, già Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Modera
Cristina Beltrami, storica dell’arte

Interventi

Vincenzo Gemito – Jean-Loup Champion, storico dell’arte

Pablo Picasso – José Lebrero Stäls, già Museo Picasso Málaga

Yayoi Kusama – Diego Sileo, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

David Hockney – Martin Gayford, critico d’arte

A seguire, conversazione e confronto tra i relatori.

 

«Conversazioni intorno alla longevità nell'arte», Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia, 29 ottobre 2026. Prima sessione ore 9.30, seconda sessione ore 14.30.

Ginevra Borromeo, 26 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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