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Gioia Meli
Leggi i suoi articoliLa storiografia della moda del Novecento individua nella figura di Gabrielle Coco Chanel un momento di rottura epistemologica rispetto alle strutture formali dell’abbigliamento tardo-ottocentesco. A distanza di oltre un secolo dalle sue prime intuizioni sartoriali, la produzione teorica e materiale della creatrice francese continua a costituire un campo d'indagine privilegiato per la comprensione delle dinamiche socioculturali della modernità. In questa prospettiva si colloca il volume Chanel Philosophy, firmato dalla storica del gioiello Mara Cappelletti ed edito da White Star, in uscita nelle librerie il 12 novembre 2026. La pubblicazione si propone di superare la dimensione puramente cronologica o celebrativa per analizzare l’impatto della maison come fenomeno di ristrutturazione del linguaggio visivo e della percezione del corpo nello spazio pubblico.
L’operazione condotta nel volume analizza la figura della stilista sotto il profilo della teoria del costume, identificandola come una pensatrice capace di tradurre le istanze di emancipazione femminile in strutture abitative e vestimentarie prive di vincoli scheletrici. La trasformazione promossa da Chanel non si è limitata alla ridefinizione delle silhouette, ma ha investito la pragmatica della veste. La semplificazione dei tagli, l’introduzione di tessuti d’uso funzionale come il jersey (stoffa lavorata a maglia creata con un unico filo continuo) e la soppressione delle architetture contenitive hanno ridefinito la mobilità e la postura della donna contemporanea. Attraverso una documentazione grafica e fotografica d’archivio, il testo traccia la genesi di un vocabolario formale dove l’istanza estetica si fonde con la praticità quotidiana di un capo; trasformandolo da indicatore di status passivo a strumento che garantisce libertà nel movimento.
Un nucleo centrale dell’analisi critica firmata da Cappelletti riguarda la profonda sovversione operata nel campo delle arti decorative, con particolare riferimento all’universo degli accessori e della gioielleria. Spiega come in un contesto storico dominato dalle rigide regole dell’alta oreficeria, incentrata sull’ostentazione del valore intrinseco delle gemme, Chanel introdusse una logica di combinazione paratattica tra prezioso e non prezioso. L’uso sistematico delle perle di vetro, dei metalli non nobili e delle pietre dure affiancate ai diamanti ha destrutturato il concetto tradizionale di lusso ostentativo a favore di una composizione squisitamente formale. Il gioiello, affrancato dalla mera funzione di riserva patrimoniale, è diventato un elemento di punteggiatura architettonica del vestito, una variazione di superficie fondata sul contrasto tra opacità e rifrazione luminosa.
Il rigore scientifico del volume si avvale della formazione dell’autrice, docente di Storia del gioiello presso l’Università degli Studi di Milano, perfezionatasi al Sotheby’s Institute of Art di Londra e membro della British Society of Jewellery Historians. L’impianto metodologico di Cappelletti combina l’analisi formale dei manufatti con una struttura polifonica, integrando interventi inediti di sociologi del costume, designer e specialisti del settore collezionistico e delle case d’aste. Tale approccio permette di contestualizzare l’opera di Chanel anche attraverso i paralleli con le avanguardie artistiche coeve (come testimoniato dai recenti affondi espositivi dedicati al rapporto tra la stilista e Pablo Picasso), evidenziando la matrice concettuale di una ricerca che ha trasformato la moda in una disciplina plastica autonoma. La pubblicazione si inserisce nella linea editoriale della casa editrice White Star (realtà fondata nel 1984 e nota per la produzione di monografie illustrate e una distribuzione internazionale), andando ad arricchire la serie monografica già avviata con i volumi Rolex Philosophy e Hermès Philosophy.
Gioia Meli
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