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FRAGILE (2026) Trofeo del FORMULA 1 PIRELLI GRAN PREMIO D’ITALIA 2026 Realizzato dal duo artistico vedovamazzei (Simeone Crispino e Stella Scala) e commissionato da Pirelli con Pirelli HangarBicocca

Foto A. Osio

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FRAGILE (2026) Trofeo del FORMULA 1 PIRELLI GRAN PREMIO D’ITALIA 2026 Realizzato dal duo artistico vedovamazzei (Simeone Crispino e Stella Scala) e commissionato da Pirelli con Pirelli HangarBicocca

Foto A. Osio

Formula 1, il trofeo di Monza ideato da vedovamazzei: l’epica del rischio in un’opera concettuale

Nell’ironica e ragionata creazione del duo napoletano, bicchieri, ciotole e tazze rappresentano l’essenza dell'automobilismo: l’equilibrio tra la velocità e la capacità di gestirla

Davide Landoni

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Unire l’immaginario mitologico del dramma sportivo all’ingegneria d’avanguardia, scardinando l’estetica tradizionale della celebrazione automobilistica attraverso il filtro dell’ironia concettuale. È questa la sfida lanciata da Pirelli Hangar Bicocca e raccolta da vedovamazzei - duo artistico composto da Simeone Crispino e Stella Scala, attivo dal 1991 - nella progettazione del nuovo trofeo per il Gran Premio di Monza di Formula 1 (6 luglio 2026), di cui Pirelli è title sponsor. Chiamati a confrontarsi con i rigidi vincoli tecnici e le istanze celebrative di una grande committenza istituzionale, gli artisti hanno operato un radicale rovesciamento semantico. Partendo dall'archetipo classico della coppa come recipiente di celebrazione collettiva, hanno assemblato oggetti d’uso comune e stoviglie in una struttura asimmetrica e instabile, poi tradotta e stabilizzata attraverso soluzioni tecnologiche inedite per il duo. Realizzato in una superplastica mutuata dalla stessa industria automobilistica e rifinito con una galvanizzazione a specchio identica a quella delle scocche di lusso, FRAGILE si presenta come un cortocircuito visivo. Un "anti-trofeo" prezioso e abbagliante che inganna l'osservatore e ne riflette l'immagine, dove la massima precisione ingegneristica diventa il contesto dove preservare la più totale libertà poetica.

Avete una passione personale per la Formula 1 o la commissione è stata un’occasione per scoprirla?
Per noi la Formula 1 è sempre stata legata a un’idea di dramma e di atto eroico. Non un dramma in senso negativo, ma inteso come azione pura, epica. Come la guerra di Troia e le imprese di Ulisse o Ettore. Da giovani avevamo l’impressione che le notizie più importanti fossero spesso collegate a incidenti tragici, come quello di Ayrton Senna, o a figure monumentali come Niki Lauda. Abbiamo amato questo sport indirettamente, attirati da questa "grammatica mitologica" che travalicava la cronaca sportiva per diventare racconto del nostro tempo.

Come si è tradotto questo immaginario mitologico nel design del trofeo?
Quando abbiamo iniziato a progettare la coppa, sono emersi due filoni di pensiero differenti. Da un lato c'era l'idea del sacrificio e dell'eroe, una dimensione legata all'arena della Roma antica, alla lotta diretta in cui ci si gioca tutto. Dall'altro, una visione più vicina all'Odissea: la Formula 1 come un viaggio a tappe che dura un anno, dove la velocità è sì competizione, ma gestita attraverso la strategia, la ricerca e l'astuzia, proprio come Ulisse con Polifemo. Alla fine abbiamo trovato una sintesi più vicina all'ellenismo. La vera essenza della Formula 1 sta nell'equilibrio tra velocità, rischio e la capacità di gestirlo. L’opera, che abbiamo intitolato FRAGILE, doveva raccontare questo.

Da dove siete partiti, concretamente, per ribaltare l’idea classica di premio?
Sappiamo che le istituzioni cercano in noi un pensiero divergente e laterale. Qualcosa in grado di scardinare i canoni tradizionali. Per farlo siamo tornati all'origine storica della coppa. Abbiamo guardato al modo in cui gli antichi greci e romani festeggiavano la vittoria dopo una battaglia, usando dei recipienti per far girare il vino tra i vincitori, come un atto di comunione nel gruppo. Così abbiamo pensato di usare materiali d’uso comune - bicchieri, ciotole, tazze - e montarli insieme attraverso un dispositivo specifico.

Un anti-trofeo quindi?
Sicuramente a livello contenutistico, meno da quello formale. La scelta di realizzare una coppa estremamente lucida e riflettente, quasi accecante, ne rivaluta in chiave spettacolarizzante l’estetica. D’altra parte l’idea che l'intero mondo circostante si rispecchi nella sua superficie, permettendo a tutti di riconoscersi e partecipare, rimanda nuovamente al senso di partecipazione che un premio porta con sé. A sua volta, poi, la patinatura impreziosisce l’oggetto. Ci sono quindi diversi scatti concettuali all’interno dell’opera, che oscilla tra la tradizione e una sua lettura ironica.

FRAGILE (2026) Trofeo del FORMULA 1 PIRELLI GRAN PREMIO D’ITALIA 2026. Realizzato dal duo artistico vedovamazzei (Simeone Crispino e Stella Scala) e commissionato da Pirelli con Pirelli HangarBicocca. Foto A. Osio

Inizialmente avevate pensato anche a soluzioni più estreme? 
Abbiamo accarezzato l'idea di realizzare una coppa completamente ammaccata, devastata. Ci piaceva l'idea che un oggetto del genere potesse assorbire visivamente tutta la fatica, la tensione e la durezza estrema del mondo della Formula 1. Ma forse apparteneva a un linguaggio troppo contemporaneo, mentre lo scenario ci imponeva una più saggia calibrazione: mantenere intatta la nostra libertà poetica inserendola però dentro una griglia di valori istituzionali imprescindibili.

Come avete gestito i vincoli tecnici e fisici della commissione?
Per certi versi è più facile preparare una mostra che un oggetto funzionale. In una mostra l’arte risponde solo a scopi culturali; qui c'erano vincoli fisici stringenti. Il trofeo non doveva superare i 5 chili, perché l'atleta scende dall'auto affaticato e deve poterlo sollevare senza sforzo, ma al tempo stesso doveva mantenere una dimensione monumentale e una chiara riconoscibilità estetica. Ci sono voluti quasi cinque mesi di lavoro. Ma l'incertezza legata ai vincoli del materiale ci ha spinto a scoprire soluzioni inedite.

Quali erano le criticità?
Erano legate soprattutto alla ricerca dei materiali. All'inizio avevamo pensato al bronzo e all'alluminio, ma il peso complessivo dell'opera - data la complessità della struttura - sarebbe stato eccessivo. Dopo numerose ricerche, siamo riusciti a scovare una superplastica tecnologica, una polvere di silicone che viene utilizzata anche nell'industria automobilistica per componenti che devono essere al contempo resistenti e leggeri, come i parafanghi. Poi la difficoltà è stata trovare la soluzione tecnica ideale per applicare la speciale plastica alla nostra idea.

Come vi siete mossi?
Dopo diversi disegni preparatori, la prima bozza l'abbiamo realizzata in modo iper-realistico usando ciò che avevamo in casa: tazze, una ciotola, nastro adesivo. Però avevamo posizionato il nastro in modo errato e il giorno dopo la struttura è crollata a terra. Lì abbiamo capito che dovevamo concepire un asse strutturale interno in cui i vari elementi non fossero solo appoggiati o incastrati in verticale, ma letteralmente avvitati tra loro. Quindi abbiamo realizzato un modello 3D dell’opera, che però non era tecnicamente pronto per essere letto dalle macchine da stampa. È stato necessario un lavoro di ingegnerizzazione durato circa 45 giorni per tradurre e correggere ogni singolo elemento in un linguaggio matematico perfetto. Una volta completato il file, siamo andati in macchina per la stampa 3D.

Vi siete avvalsi di nuove collaborazioni esterne?
Per noi è la normalità. Anche se siamo abituati a lavorare in due, la nostra pratica si allarga costantemente a tre, quattro, cinque collaboratori. Attraverso la rete di contatti che abbiamo strutturato negli anni, siamo riusciti per l’occasione ad affidarci agli stessi laboratori d'eccellenza che lavorano per i grandi marchi della moda. In particolare, la produzione vera e propria ha richiesto un continuo andirivieni tra due laboratori specializzati: uno a Macherio, dove è stata effettuata la stampa in 3D, e uno a Lissone per la caratterizzazione e la finitura. Il materiale appena stampato era infatti rugoso. Nel secondo laboratorio l'opera è stata interamente lisciata a mano, poi rivestita con una vernice di preparazione, un primer. Quando la superficie è diventata perfettamente liscia, è stato il momento di un ultimo passaggio di galvanizzazione e lucidatura a specchio. È lo stesso identico ciclo produttivo che si applica alle scocche delle auto di lusso.

FRAGILE (2026) Trofeo del FORMULA 1 PIRELLI GRAN PREMIO D’ITALIA 2026. Realizzato dal duo artistico vedovamazzei (Simeone Crispino e Stella Scala) e commissionato da Pirelli con Pirelli HangarBicocca. Foto A. Osio

Come si sono approcciati i vostri collaboratori a un lavoro così particolare?
La cosa più singolare di questi processi di co-progettazione è l'aspetto umano. Spesso gli ingegneri o i tecnici che lavorano materialmente alla modellazione dei pezzi si appassionano a tal punto da convincersi che l'opera, alla fine, sia anche un po’ loro. 

Come avete risolto, invece, il problema del bilanciamento e del peso?
Abbiamo sfruttato un sistema mutuato direttamente dall'ingegneria automobilistica. La struttura interna della coppa presenta una cavità nella parte inferiore che è stata riempita inserendo un paio di palline d'acciaio. Questo accorgimento sposta tutto il baricentro e il peso nella parte bassa dell'oggetto, garantendogli una stabilità perfetta ed eliminando qualsiasi rischio di inclinazione o caduta. Esteticamente l'opera inganna: sembra massiccia, ma in realtà internamente è cava, estremamente leggera e perfettamente bilanciata. Inoltre, l'oggetto è completamente asimmetrico, ogni lato è diverso dall'altro. Non c'è regolarità. Ogni volta che la giri, cambia completamente.

L’utilizzo di tecnologie digitali rappresenta un aggiornamento nel vostro repertorio di sperimentazione?
Ci ha spalancato le porte di un mondo incredibile. Prima, quando dovevamo concepire una scultura o testare l'impatto tridimensionale di un oggetto, il pensiero andava subito alla modellazione fisica con l'argilla o la plastilina. Adesso la prospettiva è cambiata, possiamo pensare e strutturare un lavoro interamente a livello virtuale attraverso i software 3D, vedere l'oggetto muoversi e ruotare in tempo reale mentre lo stiamo ancora pensando, e poi mandarlo direttamente in stampa per iniziare da lì a modellarlo. È un salto logico e mentale che va oltre le nostre vecchie potenzialità. Da oggi in poi considereremo questo tipo di superplastiche e questa lucidatura speciale come opzioni stabili della nostra ricerca.

Fin dagli esordi di vedovamazzei c'è sempre stata una forte componente legata al caso, all'errore e a ciò che sfugge al controllo umano. La Formula 1, al contrario, esaspera il controllo ingegneristico e azzera l'aleatorietà. Come avete vissuto questo cortocircuito?
Per noi a livello valoriale il massimo controllo coincide, in realtà, con una forma di grandissima libertà. Il principio applicato al trofeo è lo stesso: seguire un percorso rigido e pieno di obblighi ingegneristici ci ha permesso di mantenere intatta la nostra poetica fondamentale. Noi usiamo sempre la stessa identica libertà, non un grammo di più né di meno. Sia in una galleria che su un podio mondiale.

Davide Landoni, 01 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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