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Flavia Foradini
Leggi i suoi articoliC’è forse qualche speranza di riuscire a mettersi sulle tracce dei ladri che giovedì 27 agosto scorso, attorno alle ore 14, hanno rubato una collana del valore di quasi 4 milioni di euro da una vetrina della mostra «Glanzstücke» («Capolavori») al Mak di Vienna. I due malviventi sono entrati infatti nel museo pagando il biglietto di ingresso e facendosi perciò immortalare in diversi punti dell’istituto dalle telecamere di sicurezza. Gli inquirenti non hanno dunque solo un loro identikit, bensì svariate immagini, di cui alcune molto chiare e utili, visto che hanno agito a volto scoperto, oltre che davanti a testimoni.
Difficile dire se vi sia stata in gioco una buona dose di arroganza o di noncuranza, ma certo le loro immagini sono state subito diramate dalla polizia viennese con un apposito comunicato stampa e con la richiesta di diffusione, dando ufficialmente il via alla caccia gli uomini, di 170-175 cm circa di statura, vestiti di abiti scuri e con scarpe scure dalla suola bianca. Due fotografie li ritraggono mentre salgono tranquillamente la scala d’ingresso al museo.
La mostra che ha attirato i malviventi è effettivamente di rara magnificenza. Aperta fino al 27 settembre, presenta 350 gioielli dalle collezioni storiche del gioielliere francese Van Cleef & Arpels e 160 dalle collezioni del Mak, che ha attinto da capolavori dal Medioevo ai primi del Novecento.
L’elegante allestimento firmato dall’Atelier Tsuyoshi Tane Architects propone una sorta di percorso labirintico tra vetrine e ai visitatori viene fornita una piccola torcia con un potente fascio di luce, per ammirare ogni dettaglio, visto che la disposizione consente una vista fronte-retro dei manufatti.
Gli accostamenti, scelti dalla raffinata curatela di Alexandrine Maviel-Sonet per la maison francese e di Anne-Kathrin Rossberg per il Mak, creano collegamenti a volte sorprendenti tra forme di arte anche molto diversa: gioielli e tappeti, gioielli e mobili, gioielli e costumi, gioielli e oggettistica, gioielli e tappezzerie.
Il collier da quasi 700 diamanti, realizzato in stile Art Déco nel 1939 e appartenuto alla regina Nazli d’Egitto, non era presentato in una vetrina a sé. Tuttavia, i ladri hanno sottratto solo la collana, lasciando per esempio al loro posto gli orecchini della parure, e inducendo quindi a pensare che si possa trattare di un furto su commissione. Non è chiaro se una volta arrivati davanti al gioiello abbiano indossato dei guanti.
Certo è che subito dopo la notizia del fatto, la dinamica del colpo ha suscitato dubbi sui sistemi di sicurezza adottati dal Mak. Una testimone del furto si è fatta avanti con critiche alla sicurezza in entrata, visto che secondo la donna i due ladri avevano con sé una pistola e un martello e che per infrangere il vetro antiproiettile dentro la mostra si sono sentiti colpi ripetuti «per minuti», senza che scattasse un allarme. Anche dopo il furto, nessuno le avrebbe rivolto delle domande, per cui alla sera del 27 ha deciso di contattare la polizia.
La direttrice del Museo, Lilli Hollein, ha reagito difendendo le misure prese in accordo con la maison francese, che prevedevano anche l’impiego di personale di sicurezza esterno: «Il fatto che non sia risuonato un allarme non significa che non sia stata allertata la polizia», ha scritto in un comunicato: «Il nostro personale ha reagito in modo consono. I malviventi erano armati. Gli addetti hanno accompagnato i visitatori all’uscita, per evitare che fossero esposti a un contatto con i ladri: per fortuna non è stato ferito nessuno».
Nel frattempo, la mostra è stata riaperta e un metal detector è stato posto all’ingresso.
Si aspetta di sapere se verrà richiesto un riscatto o se il collier sia stato rubato per smembrarlo e venderlo a pezzi.
Una delle sale della mostra «Glanzstücke. Van Cleef & Arpels High Jewelry × Masterpieces from the MAK Collection», Vienna, Museum für Angewandte Kunst. © Van Cleef & Arpels
Flavia Foradini
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