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Gustav Jägermayer, «The Crystal Water Glacier from North-West», 1863, Vienna, The ALBERTINA Museum

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Gustav Jägermayer, «The Crystal Water Glacier from North-West», 1863, Vienna, The ALBERTINA Museum

A Vienna il giro del mondo attraverso le fotografie dell’Ottocento

Al Museo Albertina un viaggio visivo per città e Paesi di ogni continente, documentati da fotografi europei durante i loro viaggi a metà del secolo

Al di là dell’universo della grafica, uno degli ulteriori punti di forza delle collezioni dell’Albertina di Vienna è il vasto corpus di fotografie, che grazie a donazioni e acquisti consente un’immersione in un mondo delle immagini parallelo e complementare a quello delle arti figurative. Attingendo proprio alle collezioni di casa e a raccolte avute in comodato, dal 21 luglio al 26 ottobre la curatrice Anna Hanraich propone un viaggio visivo attraverso città e Paesi, documentati da fotografi europei attorno alla metà dell’Ottocento. L’occasione di quei viaggi erano spesso spedizioni naturalistiche o scientifiche o diplomatiche, e già prendeva forma anche la fotografia turistica come genere, resa possibile dalla sempre più sentita necessità di promuovere destinazioni vacanziere ad uso dell’aristocrazia e dell’alta borghesia desiderosa di vedere il mondo. Un fondamentale aiuto al lavoro dei nuovi fotografi professionisti venne dall’incalzare degli sviluppi tecnologici legati sia alle macchine sia ai materiali sia alle procedure di sviluppo, nonché dal passaggio alla fascinazione del colore nei primi anni del ’900: un progresso che giocò un ruolo determinante per spalancare nuovi orizzonti sia documentaristici sia artistici.

Il percorso espositivo di «Focus sul mondo» nelle sale dell’Albertina si dipana attraverso regioni e località che la voglia di tuffi nell’esotico ponevano in primo piano sia nell’immaginario collettivo sia nell’attività lavorativa dei fotografi: l’Egitto, l’India, il Giappone, i luoghi santi del Medio Oriente, sempre più facilmente raggiungibili, ancorché con viaggi che potevano diventare avventurosi. Tuttavia, grazie all’avvento della ferrovia anche le Alpi, la Scandinavia, i Paesi balcanici, la Francia e naturalmente l’Italia videro aumentare i flussi verso le loro località più celebri e verso nuove scoperte, divenute più accessibili: le testimonianze fotografiche che ci sono pervenute si propongono dunque anche come spaccato di suggestivi mondi ormai trascorsi. Col passar del tempo, in molti campi l’avvento della fotografia produsse anche la sostituzione dei disegnatori e degli artisti figurativi come professionisti dell’immagine: se pure la precisione di una lastra toglieva mistero ai soggetti rappresentati, la capacità di rappresentare con una fotografia sia dettagli minimi sia quadri d’insieme, di farlo in tempi relativamente brevi e di poter produrre copie in gran numero, surclassava perlopiù le potenzialità delle raffigurazioni a mano, delle incisioni, delle allora così popolari litografie, tanto da diventare uno strumento principe anche nella documentazione dei successi coloniali delle potenze in ascesa, delle bellezze naturalistiche, culturali e architettoniche delle regioni conquistate, dei manufatti realizzati in loco per modernizzare i Paesi sottomessi, e dei viaggi a vario titolo di esponenti di case reali e imperiali.

«Per comprendere appieno quegli sviluppi, non va dimenticato tuttavia che le immagini nascevano primariamente dalla prospettiva di viaggiatori occidentali che, provenendo da contesti diversi, si recavano in territori sparsi nel mondo, portandosi dietro un bagaglio talvolta ingombrante di aspettative e cliché, e contribuendo non poco alla formazione di idee su luoghi sconosciuti e alla disseminazione di conoscenza rispetto a altri popoli e culture, spiega la curatrice, che sottolinea come anche i titoli degli scatti siano elementi rilevanti. Sia che si trattasse di viaggi e spedizioni con intenti politici, economici, militari, tecnici, scientifici, o privati, i titoli rivelano l’intento dei committenti o i desiderata dei destinatari». Fra le serie di maggiore impatto, quella realizzata da Robert Murray attorno al 1855 fra i templi dell’antico Egitto e gli scatti di Giorgio Sommer a Venezia e Napoli negli anni Sessanta dell’Ottocento.

Flavia Foradini, 20 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Flavia Foradini

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