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Herbert Boeckl, «Gruppe am Waldrand», 1920 , Vienna, Leopold Museum

© Herbert Boeckl-Nachlass Wien

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Herbert Boeckl, «Gruppe am Waldrand», 1920 , Vienna, Leopold Museum

© Herbert Boeckl-Nachlass Wien

Un viaggio tra pittura e scultura: Herbert Boeckl e Hans Josephsohn al Leopold Museum

Comune a entrambi, nonostante di due generazioni diverse, è la scelta di non allontanarsi dalla pittura figurativa anche negli anni di maggiore affermazione dell’arte astratta, mantenendo la propria attenzione in particolare sul corpo umano

Flavia Foradini

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Il focus della nuova mostra del Leopold Museum di Vienna «Herbert Boeckl-Hans Josephsohn. Archetipi del figurativo», aperta dal 24 luglio al 10 gennaio 2027, è il dialogo tra un pittore e uno scultore, tra l’austriaco Herbert Boeckl (1894-1966) e il tedesco naturalizzato svizzero Hans Josephsohn (1920-2012); due artisti che, informa il curatore e direttore del museo, Hans-Peter Wipplinger, mostrano numerose analogie dal punto di vista formale ed estetico, e significativi paralleli nella concezione di corporeità, di materialità e nei percorsi di ricerca. Comune a entrambi è la scelta di non allontanarsi dalla pittura figurativa anche negli anni di maggiore affermazione dell’arte astratta, mantenendo la propria attenzione in particolare sul corpo umano, seppur sottoposto a un processo di semplificazione radicale, spesso caratterizzato dalla rinuncia alla raffigurazione di dettagli anatomici. Anche il forte interesse nei confronti del materiale utilizzato è un tratto condiviso dai due artisti: Boeckl usa il colore in modo quasi scultoreo, con pennellate dense e corpose e pure Josephsohn, nelle proprie sculture, lavora preferibilmente per addizione. E ancora: entrambi evitano di abbracciare mode artistiche e modalità attualizzanti, collocando così le proprie opere in un altrove temporale quasi arcaico. «L’idea sottesa alla mostra di due artisti accomunati da un’affinità elettiva, ma che lavorarono in campi contigui e diversi, è quella di stimolare un’osservazione delle opere di entrambi, così da produrre nuova conoscenza e aprire spazi d’interpretazione associativi. Dunque un dialogo che nasce fortemente da impulsi visivi, spiega Wipplinger, che già in numerose mostre ha dato ampio spazio alla scultura giustapposta alla pittura. Il background famigliare dei due artisti è diverso ma entrambi passano attraverso esperienze di sofferenza».

Josephson riesce ad avere una borsa di studio nel 1938 per frequentare i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, luogo in cui è profondamente colpito dalle opere di Michelangelo, ma le leggi razziali poco dopo introdotte anche in Italia, lo inducono a rifugiarsi a Zurigo, dove prosegue la propria formazione e resisterà poi alla richiesta della polizia svizzera di lasciare il Paese dopo la fine della Seconda guerra mondiale: la Shoah ha decimato la sua famiglia e la sua città natale Kaliningrad è ormai territorio russo. La sua patria, dirà, è la scultura. Per il carinziano Boeckl, l’esperienza del dolore nasce dalla chiamata al fronte italiano della Prima guerra mondiale, che fa emergere con forza interrogativi esistenziali, anche se la sua crescita artistica viene poi agevolata dapprima da un lungo contratto con la nota galleria viennese Nebenhay e poi dall’arruolamento nella celebre Neue Galerie di Otto Nirenstein: due eventi che gli portano una relativa tranquillità economica e lo introducono nei migliori circoli della capitale, dove sopravvive poi al nazismo anche grazie alla tessera del partito Nsdap (il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori) acquisita nel 1941, che tuttavia non lo proteggerà da ritorsioni nell’ultimo scorcio della Seconda guerra mondiale.

Nel seminterrato del Leopold Museum, il percorso espositivo propone un’ottantina di opere che invitano a un viaggio sospeso tra pittura e scultura, i cui protagonisti sono chiaramente aperti al mondo e alla vita: «Anche col passar degli anni sia Boeckl sia Josephson restano curiosi di esplorare spazi possibili, e conservano un atteggiamento e un approccio indipendente che li rende indifferenti al favore del pubblico e al susseguirsi vorticoso delle diverse tendenze artistiche», afferma il curatore.

Hans Josephsohn, senza titolo, 1969, Vienna, Leopold Museum @ Kesselhaus Josephsohn St Gallen

Herbert Boeckl, «Akt vor gelber Kiste», 1925 Vienna, Leopold Museum © Herbert Boeckl Nachlass Wien. LD

Flavia Foradini, 21 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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