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Giorgio Valentini
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A soli cinque mesi dal suo insediamento alla guida dei Musei Nazionali di Bologna e dell’Emilia-Romagna, il direttore Luigi Gallo traccia con decisione le linee guida del suo mandato quadriennale. Il piano di interventi delineato si presenta denso e rigoroso, capace di mettere a sistema un’articolata offerta culturale che spazia tra grandi ricerche storiografiche, cantieri monumentali e progetti di valorizzazione capillarmente distribuiti sul territorio regionale. «Questo programma nasce dalla volontà di lavorare insieme, mettendo a sistema competenze, professionalità e passione per il patrimonio, spiega il direttore. Nei prossimi quattro anni vogliamo costruire un percorso che tenga insieme tutela e valorizzazione, ricerca e formazione, attenzione alle collezioni e apertura verso il pubblico».
Il cuore pulsante di questa programmazione risiede nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, destinata ad accogliere una sequenza di sei mostre temporanee concepite per ripensare il patrimonio in chiave critica, dinamica e interdisciplinare. Il percorso espositivo prenderà il via il 2 ottobre con un approfondimento dedicato a «San Francesco e Bologna tra Cinque e Seicento», per poi riprendere nella primavera del 2027 con «“Cantami di questo tempo”: L’Ottocento nelle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna», un’indagine volta a riscoprire l’intreccio fecondo tra le arti figurative e le arti performative. La fine del 2027 vedrà protagonista la fotografia d’archivio con la mostra «Fotografare il patrimonio: tesori dal Gabinetto fotografico», che porterà alla luce scatti poco noti o del tutto inediti.
Il 2028 celebrerà il ruolo storico e culturale del capoluogo emiliano: in primavera con «Carlo V e Bologna capitale dell’Impero: 1528-1530», incentrata sul momento in cui la città si affermò come fulcro delle dinamiche artistiche europee, e in autunno con «Bologna nel Settecento: una capitale e la sua arte», ripercorrendo la centralità della piazza bolognese lungo le rotte del Grand Tour. L’apice del progetto quadriennale si toccherà a cavallo tra la fine del 2029 e l’inizio del 2030 con l’attesa mostra «I Carracci e la nascita della pittura moderna. Bologna laboratorio della pittura tra Cinquecento e Seicento», un evento di ampio respiro scientifico nato per rileggere la portata rivoluzionaria della lezione carraccesca superando ogni approccio meramente biografico o formalista.
Parallelamente all’attività espositiva, la strategia firmata da Gallo punta a una profonda riorganizzazione e rifunzionalizzazione degli spazi. Tra il 2027 e il 2030 importanti cantieri interesseranno l’Aula Gnudi, le sale del Settecento e la sezione del Medioevo all’interno della Pinacoteca. Ma il traguardo imminente riguarda la restituzione alla città di Palazzo Pepoli Campogrande, prevista entro la fine del 2026 come dono natalizio per la comunità. L’imponente cantiere di restauro e adeguamento impiantistico, durato quasi tre anni e condotto in stretta sinergia con il Comune e la Soprintendenza, consentirà di apprezzare ben 970 opere (delle quali 57 restaurate insieme a 38 cornici storiche e vari arredi) disposte secondo un criterio tematico da quadreria settecentesca, aprendo inoltre per la prima volta i suggestivi depositi affrescati a visite guidate.
La visione scientifica della Direzione non si ferma all’area felsinea, ma abbraccia attivamente l’intero contesto regionale. Se a Bologna l’Ex Chiesa di San Mattia si proietta verso i linguaggi e le ricerche dell’arte contemporanea, nelle altre province avanzano cantieri decisivi. A Faenza, presso Palazzo Milzetti-Museo dell’Età Neoclassica in Romagna, si lavora al recupero della capanna rustica e dell’ala lunga per allestire nuove mostre temporanee. Presso la solenne Abbazia di Pomposa a Codigoro prosegue il rinnovamento illuminotecnico nell’ottica di trasformare il sito in un «campo scuola» per giovani studiosi della Scuola di Specializzazione dell’Università di Bologna. Infine, nella Fortezza di San Leo continuano gli interventi sui percorsi espositivi a seguito del recente restyling dell’identità visiva. Si configura così un piano organico che combina rigore accademico, innovazione museografica e cura per il patrimonio diffuso.
L’obiettivo di Gallo «è fare dei Musei nazionali di Bologna e dell’Emilia-Romagna un sistema sempre più vivo, aperto e capace di dialogare con la città, con le istituzioni culturali e con le nuove generazioni».
Giorgio Valentini
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