Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Monica Trigona
Leggi i suoi articoliARTICOLI CORRELATI
Art Defender, società che da quasi vent’anni opera al fianco di privati, aziende e istituzioni nella gestione, conservazione e valorizzazione delle collezioni d’arte e dei pleasure assets, con sedi a Torino, Milano, Bologna, Firenze e Roma, ha di recente intrapreso un nuovo percorso diventando Art Defender Consulting. Con un focus ancora più specialistico sull’art collection management, il nuovo assetto riflette la volontà di consolidare il proprio ruolo di interlocutore indipendente per chi possiede e gestisce opere d’arte, mettendo in connessione aziende e professionisti dell’intero ecosistema dell’arte. Per comprendere meglio le ragioni di questo cambiamento, le nuove prospettive e le sfide che attendono il settore, abbiamo interpellato il CEO di Art Defender Consulting, Filippo Lotti.
Art Defender diventa Art Defender Consulting: qual è l’esigenza del mercato che vi ha spinto a fare questo passo e che cosa cambia concretamente nel vostro modo di stare accanto al collezionista?
Abbiamo deciso di dedicare tutte le nostre risorse alla consulenza declinata in tutti gli aspetti richiesti dal mercato di oggi, a seguito della cessione del nostro ramo d’azienda specializzato nei depositi ad alta sicurezza alla nostra storica «sorella maggiore» Arterìa, che a sua volta è confluita nel gruppo internazionale Horus, leader mondiale dei trasporti e della logistica dell’arte e del lusso.
Avete costruito negli anni una rete molto ampia di operatori del sistema dell’arte. Quanto è importante, per un collezionista, avere un interlocutore realmente indipendente che sappia orientarsi tra interessi e competenze spesso molto differenti?
La nostra caratteristica principale è proprio quella di poter offrire al collezionista ma anche alla «corporate collection» una rete di professionisti specializzati ciascuno nel proprio campo di competenza, dall’expertise storico artistica al parere economico più aggiornato, dai prodotti assicurativi alle operazioni di gestione, in modo da rispondere a ogni richiesta necessaria. Il fatto di poter scegliere e proporre l’interlocutore più adatto, a livello italiano e internazionale, ci pone in una posizione di indipendenza che è molto apprezzata dai nostri clienti.
Dal vostro osservatorio, come sta cambiando oggi il profilo del collezionista? È ancora soprattutto una persona guidata dalla passione oppure l’arte viene sempre più considerata anche all’interno di una strategia patrimoniale e familiare?
Ci pare che la spinta iniziale che muove le scelte sia sempre la passione ma, data l’offerta sempre più internazionale proposta dalle gallerie e dalle case d’asta attraverso i loro canali dal vivo come dalle piattaforme online, è inevitabile che la selezione delle acquisizioni venga effettuata anche per motivazioni che già prevedono modalità di gestione futura accorte e consapevoli. A tal proposito, contiamo di sviluppare sempre di più i rapporti con i collezionisti in attività, collaborando con loro nella scelta delle opere da acquisire e aiutandoli nelle modalità di una eventuale alienazione.
Il mercato dell’arte è diventato sempre più internazionale e, allo stesso tempo, sempre più attento a provenienza, autenticità, tracciabilità e conservazione. Quanto questi elementi stanno modificando il concetto stesso di valore di un’opera?
Questi elementi sono diventati, mi viene da dire finalmente, importanti quanto gli altri fattori più tradizionali che giustificavano la scelta degli acquisti. Di conseguenza anche il valore economico dipende dalla felice e virtuosa convergenza di tutte le informazioni e ricerche necessarie affinché si possa consigliare e suggerire con sicurezza e tranquillità l’acquisto di un’opera.
Si parla molto di crescita e professionalizzazione del mercato dell’arte ma anche di una forte polarizzazione tra i grandi patrimoni e il resto del mercato. Secondo lei, oggi il sistema dell’arte si sta realmente ampliando o sta diventando più concentrato?
Nel collezionismo globale stiamo rilevando una forte evoluzione e diversificazione. Il tradizionale «sistema dell’arte» ha tracciato la strada per un ecosistema più ampio, che vede la progressiva attenzione ai beni di lusso in senso più generico. Le medesime logiche di rivalutazione nel tempo, autenticazione e tutela patrimoniale che storicamente regolano il mercato dell’arte, vengono oggi applicate con la stessa metodologia e con le stesse finalità a nuove categorie di passion assets: design, alta moda e prodotti d’eccellenza del Made in Italy. Con la nostra esperienza e con il nostro modello di consulenza «su misura» basato su rigorosi standard scientifici, trasparenza, indipendenza e riservatezza affrontiamo queste nuove necessità.
Uno dei temi meno visibili, ma cruciali, è quello del passaggio generazionale delle collezioni. Quanto è preparato il mercato italiano ad accompagnare una collezione quando passa da una generazione all’altra, e quanto questo tema rappresenta un’opportunità per realtà come Art Defender Consulting?
Il tema del passaggio generazionale è oggetto di frequente discussione anche a livello pubblico e quindi mi sentirei di affermare che ormai si tratta di un dato acquisito. Per noi di Art Defender Consulting è materia di attività quotidiana, talvolta anche scomoda perché capita che collezioni anche importanti dal punto di vista storico siano diventate nel tempo di valore economico modesto. Quello che conta per il cliente è avere le maggiori informazioni possibili e tenere aggiornati i valori commerciali, elementi che hanno una valenza anche dal punto di vista fiscale e assicurativo e che definiscono l’importanza del nostro ruolo di consulenti.
Guardando ai prossimi anni, quale trasformazione pensa avrà il maggiore impatto sul modo in cui le persone collezionano e gestiscono l’arte: la tecnologia, la crescente finanziarizzazione del mercato, una maggiore attenzione alla trasparenza o qualcosa che oggi ancora non stiamo vedendo?
Senza escludere qualcosa che ancora non conosciamo, se ci limitiamo a considerare l’esistente credo che la tecnologia possa essere l’elemento che contribuirà di più a modificare il modo in cui ci si avvicina al collezionismo e con cui si gestiscono le opere, per non dire dell’impatto che l’Intelligenza Artificiale avrà inevitabilmente anche per il nostro mondo.
Monica Trigona
Leggi i suoi articoliARTICOLI CORRELATI
Altri articoli dell'autore
Il calendario internazionale continua a moltiplicare appuntamenti, viaggi e costi, eppure non esiste ancora uno strumento altrettanto efficace per raggiungere in pochi giorni acquirenti e mercati globali. Collezionisti, galleristi e direttori si interrogano sulla saturazione di un modello che resta indispensabile: il problema non è più quante fiere esistano, ma quali abbiano ancora qualcosa di specifico da offrire
Dal 14 al 18 ottobre, Frieze London riunisce a Regent's Park 176 gallerie provenienti da 43 Paesi e regioni. La direttrice Eva Langret racconta le strategie della fiera, tra nuove geografie del mercato, sperimentazione curatoriale e sostegno agli emergenti.
Dal 14 al 18 ottobre, Frieze Masters torna a Regent's Park con una programmazione che mette in discussione le letture consolidate della storia dell'arte. La direttrice Emanuela Tarizzo racconta il ruolo della ricerca scientifica e delle nuove generazioni di galleristi, soffermandosi su «Queering Modernism», la sezione curata da Anke Kempkes.
A Milano, la collaborazione tra Brun Fine Art e De Jonckheere indaga l’attitudine collezionistica tra Cinque e Seicento: un dialogo colto tra la pittura fiamminga, la scultura e le arti decorative

