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Emanuela Tarizzo: «Frieze Masters deve riflettere un mondo dell'arte che sta cambiando»

Dal 14 al 18 ottobre, Frieze Masters torna a Regent's Park con una programmazione che mette in discussione le letture consolidate della storia dell'arte. La direttrice Emanuela Tarizzo racconta il ruolo della ricerca scientifica e delle nuove generazioni di galleristi, soffermandosi su «Queering Modernism», la sezione curata da Anke Kempkes.

Monica Trigona

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Rileggere la storia dell'arte attraverso nuove prospettive, mantenendo il rigore scientifico e la centralità delle opere. È una delle linee che caratterizzano Frieze Masters 2026, in programma a Londra dal 14 al 18 ottobre, sotto la direzione di Emanuela Tarizzo. La fiera, dedicata all'arte storica e al confronto tra epoche differenti, sviluppa quest'anno una particolare attenzione alle interpretazioni del modernismo e al contributo di artisti rimasti ai margini delle narrazioni più consolidate.

Tra le novità figura «Queering Modernism», sezione curata dalla storica dell'arte Anke Kempkes, che indaga il ruolo del genere e della sessualità nella produzione artistica del XX secolo. Accanto a figure riconosciute come Alice Neel e Lotte Laserstein, il progetto presenta artisti meno frequentemente inclusi nei grandi racconti del modernismo, tra cui il brasiliano Ismael Nery, la fotografa Ruth Bernhard e l'iraniano Bahman Mohassess. Per Tarizzo, il compito di Frieze Masters consiste anche nel rendere accessibili le nuove acquisizioni della ricerca storico-artistica, attraverso il lavoro delle gallerie e una programmazione capace di collegare epoche, culture e contesti differenti. Una prospettiva che interroga il ruolo delle fiere nel contribuire alla riscoperta e alla rivalutazione degli artisti storici.

Nel corso degli anni, Frieze Masters ha costruito un'identità unica, mettendo in dialogo opere di epoche diverse con la sensibilità contemporanea. Come verrà rinnovata questa filosofia per l'edizione del 2026?

Si tratta di un dialogo continuo che si rinnova ogni anno. Frieze Masters ha sede a Londra, una città che da tempo sostiene sia l’arte storica che quella contemporanea, e questa sensibilità fa parte del nostro DNA. Come fiera, ci concentriamo sull’ampliare la nostra narrativa e sul rivolgerci ogni anno a un pubblico più vasto, cosa che riusciamo a fare grazie alla ricchezza di competenze e alla qualità che le nostre gallerie apportano ogni anno. Parte del nostro ruolo è assicurarci che tale ricchezza venga trasmessa e parli al pubblico di oggi. Le sezioni curate svolgono un ruolo chiave in questo senso: ci permettono di concentrarci su temi specifici e di rispondere alle correnti del dibattito pubblico nel campo delle arti. Inoltre, la storia di Frieze ha avuto inizio come rivista di arte contemporanea, e le voci degli artisti influenzano il modo in cui guardiamo all’arte storica, ad esempio attraverso il nostro programma di conferenze e il fatto che ogni anno invitiamo artisti viventi a condividere con il nostro pubblico i momenti salienti della loro esperienza a Frieze Masters. Anche il progetto di Annabel Selldorf per la fiera svolge un ruolo importante in questo senso, con la sua architettura luminosa e aperta e l’abbondante luce naturale, che richiamano lo stile di vita contemporaneo. Per me si tratta anche di continuare a rendere visibili le connessioni. La storia dell’arte è ricca di relazioni tra artisti, culture, luoghi e periodi, e talvolta cogliere queste connessioni può cambiare il modo in cui comprendiamo un’opera che pensavamo di conoscere già.

Il programma «Queering Modernism» offre una reinterpretazione del XX secolo attraverso prospettive finora poco esplorate. In che modo questo progetto amplia la narrazione della storia dell'arte senza perdere il rigore accademico che caratterizza la fiera?

Queering Modernism ci invita ad ampliare la nostra comprensione e il nostro apprezzamento della ricchezza di voci ed esperienze del XX secolo. Cerca di allontanarsi da una lettura dell’arte del XX secolo come fenomeno monolitico. È importante notare che la sezione includerà sia figure affermate, come le artiste Lotte Laserstein e Alice Neel, sia altre meno conosciute, come il modernista brasiliano Ismael Nery o la fotografa tedesca Ruth Bernhard. L’interpretazione della modernità proposta da Queering Modernism mette in primo piano l’influenza determinante del genere e della sessualità su una varietà di stili artistici, movimenti e iconografie. La sezione è curata dalla dott.ssa Anke Kempkes, la cui ricerca si è concentrata sul genere e sulla sessualità sin dai tempi del suo dottorato di ricerca, che ha affrontato specificamente questo tema nell’ambito delle avanguardie del XX secolo. Da decenni ormai la dott.ssa Kempkes esplora l’argomento, più recentemente in qualità di curatrice ospite della mostra di riferimento Queer Modernism: 1900 to 1950 presso la K20 Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf, nel 2025/26. La sua pluriennale esperienza e il suo impegno accademico si riflettono chiaramente nella selezione delle opere esposte. Le opere affrontano l’esperienza queer e la rappresentazione di soggetti LGBTQIA+ attraverso decenni e aree geografiche diverse. Ad esempio, nel caso di uno degli artisti che saranno presentati nell’ambito di “Queering Modernism”, Bahman Mohassess, la fiera coinciderà con la pubblicazione di Bahman Mohassess: Human Assemblage (Hatje Cantz, autunno 2026), un volume curato dalla dottoressa Kempkes. Mohassess, artista iraniano, si trasferì a Roma nel 1954 per studiare all’Accademia di Belle Arti e per decenni fu strettamente legato al mondo dell’arte romano. Prima del colpo di Stato in Iran, Mohassess viaggiò intensamente tra Roma e Teheran e portò in Iran le opere teatrali di Pirandello. Si tratta di un esempio di ciò che le sezioni curate di Frieze Masters possono offrire in termini di stretta collaborazione con gli studiosi e di contributo alla diffusione delle storie che la ricerca porta alla luce.

La presenza di gallerie internazionali di primo piano con progetti di livello museale, come quello dedicato ad Alice Neel, conferma l'elevato standard di Frieze Masters. Quanto è importante incoraggiare presentazioni sempre più curate e incentrate sulla narrazione, in grado di offrire un'esperienza che vada oltre la semplice esposizione delle opere d'arte?

Come illustrato sopra nel caso di “Queering Modernism”, le presentazioni curate e incentrate sulla narrazione rappresentano un’opportunità, poiché offrono ai visitatori della fiera una lente chiara attraverso la quale avvicinarsi alle opere d’arte esposte. Soprattutto se capita che qualcuno si imbatta per la prima volta in un particolare movimento artistico o in un artista, inquadrarli all’interno di un focus curatoriale o di una narrazione può davvero aiutare a contestualizzarli e renderli più facilmente accessibili. Allo stesso modo, vorrei sottolineare che non tutte le presentazioni alle fiere devono necessariamente essere curate nel senso stretto del termine per essere incisive e coinvolgere il pubblico. Una fiera è diversa da una mostra museale. Ogni galleria ha la propria prospettiva, la propria voce e il proprio approccio alle opere d’arte, che sono al centro della sua attività e del suo rapporto con collezionisti e visitatori. In quanto fiera, riuniamo sotto lo stesso tetto tutte queste voci diverse, queste proposte diverse, ed è proprio questo l’aspetto entusiasmante di visitare una fiera. Ad ogni angolo si incontrano opere d’arte diverse attraverso “occhi” diversi. Non esiste una “semplice esposizione di opere d’arte”: l’atto stesso di esporre un’opera d’arte è di per sé personale e crea un dialogo, è un atto narrativo. Durante l’allestimento della fiera, una delle cose che mi colpisce sempre è vedere gli stand prendere vita, osservare il tempo e la cura che ogni galleria dedica al proprio allestimento, indipendentemente dal fatto che abbia o meno una narrazione generale. Allo stesso modo, ogni galleria presente a Frieze Masters dedica un enorme impegno alla ricerca sulle proprie opere, una conoscenza che viene messa a disposizione dei visitatori e che fa parte della narrazione relativa a ciascuna opera d’arte. Tale ricerca può anche rivelare connessioni tra opere, artisti e storie che potrebbero non essere immediatamente visibili.

Quale contributo personale desidera apportare alla fiera e quali aspetti della sua visione vorrebbe che il pubblico e i professionisti del settore riconoscessero già a partire da questa edizione?

Frieze Masters vanta una lunga e ricca tradizione, tra cui, come hai accennato in precedenza, quella di essere l’unica fiera concepita fin dall’inizio con l’obiettivo di mettere in dialogo opere di epoche diverse con il pubblico contemporaneo. È fondamentale continuare a sviluppare questo principio e, a mio avviso, parte di questo processo consiste nell’assicurarsi che la fiera rifletta le voci che compongono il mondo dell’arte di oggi, che è diverso da quello di venti, dieci o persino cinque anni fa. Ci sono nuove generazioni di galleristi che stanno affermandosi, l’arte storica viene presentata e apprezzata in modi nuovi, e sempre più persone di diverse generazioni, provenienze e aree geografiche si avvicinano all’arte storica. Voglio che Frieze Masters rappresenti tutto questo, che sia un punto di riferimento chiave in questo processo, e ciò inizia proprio dall’elenco delle gallerie partecipanti. Mi interessa anche il modo in cui le nuove ricerche possano cambiare la nostra comprensione del passato. A volte la scoperta nasce dall’incontro con un artista o un oggetto per la prima volta; altre volte nasce dal collegare tra loro cose che già conosciamo. Spero che Frieze Masters possa creare altri momenti di scoperta come questi. Spero che questo sia evidente ai visitatori quando visiteranno la fiera.

Frieze Masters, Regent's Park, Londra, 14-18 ottobre 2026.

Monica Trigona, 09 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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