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Eva Langret: «Frieze London deve essere un luogo di scoperta, non una fiera prevedibile»

Dal 14 al 18 ottobre, Frieze London riunisce a Regent's Park 176 gallerie provenienti da 43 Paesi e regioni. La direttrice Eva Langret racconta le strategie della fiera, tra nuove geografie del mercato, sperimentazione curatoriale e sostegno agli emergenti.

Monica Trigona

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Sono 176 le gallerie provenienti da 43 Paesi e regioni che partecipano all'edizione 2026 di Frieze London, in programma dal 14 al 18 ottobre a Regent's Park. Accanto ai principali operatori del mercato internazionale, la fiera rafforza la presenza delle realtà emergenti attraverso le 35 gallerie della sezione Focus e sviluppa nuovi progetti dedicati alla ricerca contemporanea. Tra questi, «The Code Universe», incentrato sulle relazioni tra arte, tecnologia e cultura popolare, e «Artist-to-Artist», che affida agli artisti un ruolo nella selezione e nella promozione dei propri colleghi.

Per Eva Langret, direttrice di Frieze London, il punto è costruire un contesto nel quale gallerie affermate e nuovi protagonisti possano ottenere visibilità e sviluppare relazioni. Una strategia che solleva anche una questione centrale per le fiere contemporanee: come conciliare la funzione commerciale con la capacità di orientare la ricerca e contribuire alla costruzione delle carriere artistiche?

Frieze London continua a crescere, sia in termini di numero di espositori che di varietà delle gallerie partecipanti. Qual è stata la visione alla base dell'organizzazione di questa edizione e cosa la rende particolarmente significativa?

Per me, il punto di partenza è sempre l’esperienza del visitatore. Vogliamo che Frieze London sia percepita come un’istantanea di ciò che sta accadendo oggi nell’arte contemporanea, ma non una istantanea prevedibile. Londra è uno dei centri culturali più importanti al mondo e il secondo mercato dell’arte più grande al mondo dopo gli Stati Uniti. Questo conferisce a Frieze London un ruolo molto particolare: possiamo portare una straordinaria varietà internazionale di gallerie e artisti in una città che vanta già una scena artistica così ricca e attiva. Quest’anno abbiamo 176 gallerie provenienti da 43 paesi e regioni, che riuniscono molte delle gallerie più importanti al mondo insieme a spazi più giovani ed emergenti. Abbiamo 35 gallerie nella sezione Focus, oltre a nuove iniziative come The Code Universe e la seconda edizione di Artist-to-Artist. La fiera stessa si apre con due stand d’ingresso dedicati esclusivamente a Márcia Falcão e Agata Ingarden, selezionate attraverso un processo basato su proposte, che definiscono il tono fin dal momento in cui i visitatori arrivano: la scoperta è al centro dell’esperienza. Ciò che trovo particolarmente entusiasmante è lo scambio tra queste diverse parti della fiera. Una grande galleria internazionale potrebbe presentare un corpus di opere completamente nuovo, mentre una galleria più giovane potrebbe far conoscere un artista al pubblico londinese per la prima volta. Artist-to-Artist potrebbe offrire un altro modo di pensare a chi ottiene visibilità e a come gli artisti possano sostenersi a vicenda. Non credo che l’ambizione sia semplicemente quella di rendere la fiera più grande. Si tratta piuttosto di renderla sempre interessante, più internazionale nelle sue prospettive e più aperta a ciò che sta cambiando nell’arte oggi. Per me, ciò significa riunire le gallerie più importanti del mondo con voci più giovani ed emergenti, creando al contempo opportunità di scoperta e garantendo che diversi tipi di gallerie, artisti e prospettive abbiano un ruolo significativo all’interno del dibattito.

Quest'anno c'è una forte attenzione nel raggiungere nuove regioni e gallerie di diverse dimensioni. Quanto è importante, per una fiera come Frieze, offrire una piattaforma in grado di riunire i principali attori del mercato e nuove voci internazionali?

È incredibilmente importante, perché l’arte contemporanea non si sviluppa in isolamento. Artisti e gallerie si influenzano costantemente a vicenda oltre i confini, le generazioni e i diversi contesti culturali. Per me, l’internazionalismo consiste nel creare incontri tra diverse comunità artistiche e nell’assicurarmi che tali incontri non siano limitati ai centri o agli attori più affermati. Ciò che conta è portare queste prospettive all’interno dello stesso dibattito. Questo crea opportunità per artisti e gallerie di costruire nuove relazioni, raggiungere nuovi pubblici e contribuire a uno scambio genuinamente internazionale. Penso inoltre che ci sia qualcosa di particolarmente produttivo nel riunire diverse dimensioni del mondo dell’arte. La presenza delle gallerie più importanti al mondo è essenziale ed entusiasmante: attirano a Londra artisti, pubblico e reti internazionali su una scala straordinaria. Allo stesso tempo, l’accesso a una piattaforma internazionale non dovrebbe dipendere interamente da quanto una galleria sia già affermata o da un unico modello. Per me, il punto non è creare una gerarchia tra artisti affermati ed emergenti. Si tratta piuttosto di creare un contesto in cui possano coesistere e contribuire allo stesso dialogo. Il futuro del mondo dell’arte si sta delineando attraverso questi scambi tra luoghi, generazioni e diversi livelli di esperienza.

Sezioni come «The Code Universe» e «Artist-to-Artist» rafforzano il profilo curatoriale della fiera. Conta veramente oggi presentare in una fiera commerciale contenuti che vadano oltre la sua naturale vocazione per contribuire al dibattito culturale contemporaneo?

Penso che sia importante, ma non separerei in modo troppo netto gli aspetti culturali da quelli commerciali. Frieze è una fiera commerciale, e la capacità delle gallerie di vendere opere è fondamentale. Quelle vendite sostengono gli artisti, i programmi delle gallerie e l’ecosistema più ampio. Ma le persone non vengono a una fiera semplicemente per fare acquisti. Vengono per vedere cose, per incontrare artisti, per conversare e per lasciarsi sorprendere. Ecco perché iniziative come Artist-to-Artist mi interessano particolarmente. Gli artisti hanno il loro modo di vedere ciò che accade intorno a loro e non seguono necessariamente le stesse gerarchie delle istituzioni o del mercato. Dare agli artisti l’opportunità di nominare e sostenere altri artisti introduce un diverso tipo di visibilità e permette agli artisti stessi di avere un ruolo più importante nel determinare chi viene visto e ascoltato. The Code Universe offre quest’anno un’altra prospettiva, esaminando i modi in cui gli artisti contemporanei interagiscono con i sistemi di circolazione, la tecnologia e la cultura popolare. Ritengo importante che queste iniziative non rimangano separate dalla fiera principale, ma facciano parte della stessa esperienza e creino nuovi modi per i visitatori di entrare in contatto con artisti e idee. Per me, entrambe le sezioni fanno parte di una riflessione più ampia su come una fiera possa creare percorsi diversi per entrare nel dibattito – attraverso artisti, gallerie, idee e pubblico – piuttosto che affidarsi a un’unica gerarchia di ciò che conta. È questo che fa sì che la fiera sembri più un punto d’incontro culturale: un luogo dove le persone vengono per scoprire qualcosa.

Londra continua a essere un polo fondamentale per il mondo dell'arte internazionale. Quali caratteristiche rendono ancora oggi Frieze London un evento imperdibile per gallerie, collezionisti e professionisti del settore?

Londra possiede qualcosa di molto difficile da replicare: una straordinaria concentrazione di artisti, gallerie, musei, scuole d’arte, collezionisti e istituzioni culturali, unita a una visione internazionale. E la comunità artistica londinese è in costante rinnovamento. C’è una nuova generazione di artisti che sceglie di vivere e lavorare qui, affiancata da artisti che fanno parte della vita culturale della città da molti anni. Questo mix di voci affermate ed emergenti è solo uno degli aspetti che rendono Londra così stimolante. Durante la Frieze Week, tutto questo si fonde insieme. La fiera ne è una parte, ma ci sono anche mostre che aprono in tutta la città, musei che presentano grandi esposizioni e gallerie che portano a Londra programmi internazionali. Si crea un’energia che cresce proprio perché tutti sono qui contemporaneamente. Penso inoltre che l’importanza odierna di Londra derivi dalla sua capacità di mettere in relazione prospettive diverse. È un luogo in cui comunità artistiche diverse possono incontrarsi. Noi portiamo a Londra un pubblico internazionale, ma è Londra a offrire alla fiera un contesto culturale incredibilmente ricco.

Frieze London, Regent's Park, Londra, 14-18 ottobre 2026.

Monica Trigona, 09 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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