Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Dario Parisini
Leggi i suoi articoliEsattamente 100 anni fa, Alexander Calder (1898-1976) arrivava per la prima volta in Francia. Per celebrare questo avvenimento (e i 50 anni dalla morte) il Centre Pompidou e la Regione Centre-Val de Loire hanno organizzato una mostra diffusa che coinvolge una quindicina fra musei, castelli, centri d’arte, gallerie. Si tratta di un ritorno di Calder nella Valle della Loira e in particolare nella Touraine (l’area storica attorno alla città di Tours) dove l’artista americano si stabilì per una ventina d’anni, a partire dal 1953. A Saché acquistò prima una casa che battezzò François 1er, poi un decennio dopo si fece costruire poco fuori il villaggio un grande atelier in posizione panoramica sulla valle del fiume Indre, un affluente della Loira. Molte delle sue sculture monumentali, i famosi stabiles, sono state concepite qui e poi realizzate in collaborazione con l’azienda Biémont di Tours, al pari degli altrettanto famosi mobiles, termine con il quale Marcel Duchamp battezzò le opere con parti aeree mosse dal vento.
«Calder, au cœur de la France» è parte dell’annuale Festival Ar(t)chipel (giunto alla quarta edizione) e vuole sottolineare lo stretto legame fra Calder e questi territori, dove l’artista trovò un ambiente aperto alle sue sperimentazioni e alla sua creatività. Nei vari luoghi dell’esposizione si ripercorrono, in modo trasversale, vari momenti della sua attività, dalle creazioni con il filo di ferro della giovinezza alle sculture, dai disegni alla gioielleria. Le opere non vengono costrette solo negli spazi museali e non potrebbe essere altrimenti, visto che stabiles e mobiles sono nati spesso come commissioni di arte pubblica, ma si confrontano con i paesaggi e il patrimonio storico e architettonico che ha accompagnato parte della sua vita. L’iniziativa offre la possibilità di riscoprire un artista mondialmente noto da un punto di vista più «intimo» nella «sua» Touraine, dove lavorò circondato dalla campagna francese, mescolando sperimentazioni a conoscenze tecniche e industriali, sempre affascinato dallo studio delle forme, del movimento e dell’equilibrio. Non c’è un itinerario preciso per visitare le quindici location, ognuno può costruirsi il suo percorso a seconda degli interessi. Arrivando dall’Italia, la prima tappa può essere Bourges (Musée Estève); da Parigi si incontra prima Chartres (Musée des Beaux Arts). Molti dei luoghi interessati dalla mostra diffusa sono concentrati nell’area fra Blois e Tours.
Le opere di Alexander Calder installate in una grande e luminosa sala del Centre de Création Contemporaine Olivier Debré a Tours. Foto Dario Bragaglia
Anche se non conserva opere di Calder, l’Atelier Calder in Route de Carroi a Saché, con la vicina casa dove l’artista risiedeva con la moglie Louisa James (pronipote dello scrittore Henry James), è il luogo giusto per entrare nello spirito di questa esposizione diffusa (fino al 15 novembre). Nel 1962 con l’amico Jean Davidson (che sposerà la figlia Sandra) riesce ad acquistare una decina di lotti di terreno sul fianco della collina, dove farà costruire il suo luminoso atelier e la casa di residenza. Gli ambienti sono simili a quelli di Roxbury, dove ha sede il suo atelier nel Connecticut. E così, per una ventina d’anni, Calder farà la spola fra le due sponde dell’Atlantico, dividendosi fra Francia e Stati Uniti. Dal 1989, l’Atelier Calder, sostenuto dalla Calder Foundation di New York, dal Ministero della Cultura e dalla Ragione Centre Val de Loire, è una residenza per artisti che consente agli ospiti invitati di lavorare su un progetto specifico per un periodo di tre mesi durante i quali godono di un sostegno tecnico e finanziario.
Atelier Calder a Sachè. Foto Guillaume Blanc
L’Atelier Calder a Saché. Nella parte abitativa sono conservati mobili ed elementi di design realizzati dall’artista. Foto Dario Bragaglia
Fra gli artisti ospiti negli anni a Saché fra gli altri, Marina Abramovic, Rosa Barba ed Ernesto Neto. Nel 2026 i visitatori avranno occasione di confrontarsi con l’artista sud-coreana Mimi Park, in residenza fino a dicembre. Al centro del villaggio di Saché, nella piazza dedicata a Calder, c’è da vedere «Totem-Saché», opera monumentale donata al comune nel 1974. Pochi chilometri ci separano da Amboise dove accanto alla Chiesa di Saint-Florentin, è installato «Crinkly», un mobile realizzato da Calder nel 1969.
L’artista Mimi Park al lavoro presso l’Atelier Calder a Saché. Foto Dario Bragaglia
Il «Totem-Saché» installato nella piazza dedicata ad Alexander Calder a Saché. Foto Dario Bragaglia
Il Castello di Chambord, il più famoso e frequentato castello della Valle della Loira ospita fino ad aprile 2027, nei giardini alla francese prospicienti la facciata nord, due opere monumentali create da Calder negli anni Settanta. Dopo la Seconda guerra mondiale, Calder è ormai un artista conosciuto a livello internazionale e i suoi interventi destinati all’arte pubblica monumentale si moltiplicano in tutto il mondo. «Théâtre di Nice» (1970) è un’opera che fa parte della politica di commissioni pubbliche francesi adottata su iniziativa di André Malraux, ministro della cultura dal 1958 al 1969 (il programma di costruzione di nuovi teatri rientra nell’ambito di politiche di decentralizzazione culturale). «Horizontal»(1974) è un’altra celebre scultura monumentale realizzata da Calder a Saché: la parte fissa è un piedistallo in ferro nero formato da quattro elementi triangolari che sorreggono la parte superiore in movimento costituita da una lunga asta orizzontale da cui pendono cinque elementi metallici colorati. L’opera è celebre perché è normalmente esposta sulla piazza del Centre Pompidou a Parigi.
L’opera «Théâtre de Nice» di Alexander Calder prestata dalla Calder Foundation di New York (© Calder Foundation New York, Adagp Paris Photo) e allestita davanti al Castello di Chambord. Foto Dario Bragaglia
L’opera «Horizontal» di Alexander Calder prestata dalla Calder Foundation di New York (© Calder Foundation New York: Adagp Paris Photo) e allestita davanti al Castello di Chambord. Foto Dario Bragaglia
Nel cortile del Castello di Blois fino a marzo 2027 è installata l’opera monumentale «Black Flag» (1974), prestito della Calder Foundation. Questo grande stabile alto più di sette metri, che appare differente a seconda del punto da cui lo si guarda, suggerisce nel contesto del castello rinascimentale la reinterpretazione di una statua equestre. Particolarmente ben leggibile in «Black Flag» il processo di lavoro dell’artista: l’assemblaggio delle lastre di metallo tramite bulloni presupponeva una notevole conoscenza e padronanza di tecniche industriali condivise con l’azienda siderurgica a cui Calder si appoggiava per realizzare le opere a partire dalla maquette.
«Reims Croix du Sud» (1969) deve il suo titolo alla città francese dove venne presentata nel 1970. Di proprietà del Centre Pompidou Paris, è abitualmente ospitata presso il LaM-Musée d’art moderne de Lille métropole. La scultura alta sette metri, è installata fino al 25 aprile 2027 nei giardini all’ingresso del Castello di Azay-le-Rideau: la solida base dello stabile sorregge la parte cinetica costituita da elementi metallici blu e rossi sorretti da aste che si muovono al vento.
L’opera «Black Flag» di Alexander Calder prestata dalla Calder Foundation di New York (© Calder Foundation New York: Adagp Paris Photo) e allestita nel cortile del Castello di Blois. Foto Dario Bragaglia
Il Castello di Azay-le-Rideau. Foto Dario Bragaglia
Il Castello di Rivau, a Lémeré, è un castello di origine medievale circondato da splendidi giardini restaurato a partire dal 1992 da Patricia Laigneau e dalla sua famiglia. Nelle antiche scuderie viene presentato fino al primo novembre 2026 il film documentario «Le Grand Cirque Calder 1927» realizzato da Jean Painlevé nel 1955. Poco dopo il suo arrivo al Parigi, negli anni Venti, l’artista comincia a creare il suo piccolo Circo Calder dando vita con il filo di ferro e altri materiali poveri a circa 200 personaggi. È lui stesso ad animare le scene del circo. Oltre vent’anni dopo aver terminato quel genere di attività, Calder riprende in mano le sue creature davanti all’obiettivo di Painlevé. Il film testimonia un periodo particolare della creatività del giovane artista appena sbarcato in Europa.
Fino all’8 marzo 2027 in una sala del Musée des Beaux-Arts di Tours sono riunite le opere in fil di ferro realizzate a Parigi nella seconda metà degli anni Venti. Ispirandosi al mondo dello spettacolo, Calder crea una serie di ritratti di personaggi celebri o sconosciuti che sono una sorta di diario delle sue frequentazioni parigine. Utilizzando un materiale povero come il fil di ferro riesce a dar vita a opere leggere, piene di humour ed espressività, spesso pensate per essere viste sospese e fluttuanti (prefigurazione dei primi mobiles che arriveranno agli inizi degli anni Trenta). In mostra ci sono due dei sui ritratti in fil di ferro più celebri: «Joséphine Baker IV» (1928) e «Kiki de Montparnasse II» (1930).
Fotogramma del film «Le Grand Cirque Calder 1927» di Jean Painlevé, Lémeré, Castello di Rivau. Foto Dario Bragaglia
«Kiki de Montparnasse II»
Il quattrocentesco Hôtel Goüin a Tours è un gioiello del primo Rinascimento francese, miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti alleati durante la Seconda guerra mondiale. Nel cortile è installata fino al 17 gennaio 2027 l’opera «Sans titre», una commissione del 1973 fatta a Calder dall’Institut Universitaire de Technologie di Tours, dove è normalmente installata. All’interno del palazzo sono esposte opere su carta (disegni, guache, stampe) oltre a una serie di fotografie che ritraggono Calder al lavoro nel suo atelier di Saché.
A intregrazione dei tre mobiles e stabiles monumentali presenti nella navata del Centre de Création Contemporaine Olivier Debré di Tours, nella Galerie noire è allestita fino al 28 marzo 2027 l’esposizione «L’idée des corps célestes»che accoglie le opere di sette artisti in passato accolti in residenza presso l’Atelier Calder. Si possono ammirare le opere di Attila Csörgö, Marc Fornes, Jeppe Hein, Zilvinas Kempinas, Jaume Plensa, Valerie Snobeck, Francisco Tropa, Hema Upadhyay.
Altre sezioni di «Calder au cœur de la France» nel Musée des Beaux-Arts di Orléans, nel FRAC Centre-Val de Loire Les Turbulence a Orléans, in Les Tanneries ad Amilly, nel Musée des Beaux-Arts di Chartres, nel Musée Estève di Bourges e nel Musée de l’Hospice Saint-Roch di Issoudun (per ulteriori informazioni: www.artchipel.centre-valdeloire.fr).
Dario Parisini
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Ruhr, visita in anteprima ai siti che nel 2027 ospiteranno l’Esposizione Internazionale dei Giardini
L’evento si preannuncia come il più grande festival dei giardini in Europa: un ulteriore passo nella trasformazione dell’ex cuore industriale della Germania in una regione verde e a misura d’uomo
Da Place Stanislas al Musée des Beaux-Arts, passando per Villa Majorelle e il Musée de l’École de Nancy, un percorso tra architetture, arti decorative e manifatture che hanno reso la città uno dei grandi centri artistici europei fra Otto e Novecento
Sulle tracce dell’architetto e urbanista sloveno che sognò di costruire una nuova Atene alle porte dei Balcani


