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Veduta di Lubiana con il fiume Ljubljanica e del Triplice Ponte di Jože Plečnik

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Veduta di Lubiana con il fiume Ljubljanica e del Triplice Ponte di Jože Plečnik

Jože Plečnik, l’uomo che trasformò Lubiana in una capitale

Sulle tracce dell’architetto e urbanista sloveno che sognò di costruire una nuova Atene alle porte dei Balcani

Dario Parisini

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Lubiana è un piccolo gioiello mitteleuropeo, il cui aspetto è stato plasmato nella prima metà del Novecento da Jože Plečnik (Lubiana 1872-1957). Pochi altri architetti e urbanisti hanno avuto la fortuna e le capacità di modellare in modo così significativo, secondo i propri valori stilistici ideali, il volto di una città. Dagli schizzi per i dettagli dell’arredo urbano fino ad arrivare alla stesura dei piani urbanistici, Plečnik ha ridisegnato seguendo le sue convinzioni architettoniche che si rifacevano ai modelli della Grecia classica, una delle più piccole capitali europee che, ancora oggi, non supera i trecentomila abitanti.

Gli inizi a Vienna e Praga

La carriera professionale di Plečnik inizia a Vienna, nei primi anni del Novecento capitale dell’Impero austro-ungarico di cui la Slovenia faceva parte, come allievo di Otto Wagner. Apre il proprio studio, disegna mobili e progetta ville per facoltosi clienti. L’opera che lo segnala e rimane una delle sue realizzazioni più significative del periodo giovanile è la Zacherlhaus (1903-05), insieme alla Chiesa del Santo Spirito (1912) nel quartiere operaio di Ottakring. Altra città importante nella carriera di Plečnik, prima del ritorno a Lubiana, è Praga, dove dal 1911 per un decennio svolgerà attività didattica presso la School of Arts and Crafts. Qui, su incarico di Tomáš Masaryk, il primo presidente liberamente eletto della Cecoslovacchia, lavora in particolare al castello, che da simbolo del potere assoluto diventa, dopo i lavori di ristrutturazione, la nuova casa della democrazia e residenza presidenziale.

La Zacherlhaus a Vienna

Lubiana, la visione di una nuova città

Dal 1921 inizia l’avventura a Lubiana (anche se fino al 1935 continuerà a essere attivo a Praga), dove viene nominato professore della Facoltà di Architettura nella neonata Università. Plečnik avrà la possibilità di delineare, durante almeno tre decenni di attività, la nuova capitale degli Sloveni ispirandosi all’antica Atene. Colonne e capitelli, architravi e frontoni sono alcune delle sue cifre stilistiche che caratterizzano molti dei suoi edifici e spazi urbani più significativi: palazzi, mercati, piazze, strade, parchi, ponti, stadi, chiese, cimiteri, argini del lungofiume. Nulla sfugge all’interesse di quest’uomo metodico, religioso, solitario (non si sposerà mai), con qualche tratto di misantropia.

«Amo disegnare e inventare cose, ma quando ho a che fare con gli altri il piacere del lavoro svanisce» annota fra i suoi appunti. La curiosità però non viene mai meno: il lavoro nella rustica casetta del quartiere di Trnovo, dove va a risiedere nel 1921 (inizialmente insieme ai due fratelli e alla sorella, poi da solo), è accompagnato da molte tazze di caffè e dalle immancabili sigarette. Disegnare, disegnare, disegnare: questo è il suo modus operandi. Agli studenti raccomanda costantemente di girare sempre con un taccuino per annotare tutte le idee, nel momento in cui vengono in mente. Spesso per appuntarsi le intuizioni, oltre a qualsiasi pezzo di carta abbia sotto mano, usa modellini di gesso per schizzare nuovi motivi decorativi o varianti di colonne.

Visitare la casa dove l’architetto abitò dal 1921 al 1957, in parte rimasta arredata come negli ultimi suoi anni di vita, in parte adattata a percorso museale, è utile per comprendere lo spirito e le idee di una figura significativa nella storia dell’architettura e dell’urbanismo del Novecento. È qui che Plečnik trascorse le ultime ore nel suo letto monacale, assistito da Urska Luzar, la fedele governante, una delle poche persone costantemente presente nella vita di un uomo che amava l’ordine, le lunghe passeggiate, gli animali, i fiori. Sembra che le sue ultime parole, raccolte dalla governante, siano state una raccomandazione dedicata alla casa: «Le finestre devono essere linde, ben pulite».

Dal 2021 molte delle opere realizzate da Plečnik a Lubiana sono entrate a far parte del Patrimonio UNESCO. Sono moltissime e si possono visitare individualmente (muniti della piantina disponibile presso l’Ufficio del turismo) o nel corso di tour guidati. Saranno l’occasione per scoprire Lubiana lungo i tre assi della pianificazione di Plečnik: quello dell’acqua lungo il fiume Ljubljanica, quello di terra che collega il quartiere di Trnovo con la Piazza del Congresso e quello da lui definito «simbolico», dal Parco Tivoli al Castello.

Particolare della scrivania della Casa di Plečnik

Jože Plečnik, 1943

I luoghi imperdibili di Plečnik a Lubiana: il triplice ponte (Tromostovje)

È l’inevitabilmente partenza di qualsiasi itinerario, perché attraversa il fiume Ljubljanica all’altezza di piazza Prešeren, la più scenografica e centrale della città, con la barocca Chiesa Francescana, il Palazzo Urbanc e Palazzo Hauptmann, magnifici esempi di architettura della Secessione Viennese, a fare da sfondo. Fra il 1929 e il 1932 due ponti pedonali vennero aggiunti al preesistente ponte in pietra. Le scalinate laterali, tutte ornate di eleganti balaustre, portano alle banchine inferiori del lungofiume.

Il Triplice Ponte a Lubiana

Mercato di Plečnik

Fra il 1940 e il 1942 sul lato destro orografico della Ljubljanica, fra il Triplice Ponte e il Ponte dei Draghi, venne costruito un mercato coperto. Il complesso a due livelli si ammira meglio, nel suo insieme, dall’altra sponda del fiume. Le aperture semicircolari si alternano a una parte a colonnato che affaccia sulle piazze oggi adibite a mercato all’aperto. I due piani ospitano negozi che vengono prodotti sloveni, ristoranti e caffè, mentre il piano inferiore è riservato al mercato del pesce.

Il mercato di Plečnik a Lubiana

Ponte dei Calzolai

Il Čevljarski most si trova nel sito dell’ex ponte dove i calzolai avevano i loro laboratori. Costruito fra il 1931 e il 1932, è progettato come collegamento delle piazze ubicate su entrambi i lati del fiume, Mestni trg e Novi trg, e in pratica unisce la città vecchia di origine medievale con la città nuova. Si presenta come un colonnato sopra l’acqua, con una bella vista sul fiume e sui suoi ponti. Le colonne posizionate lungo il parapetto sono sormontate da sfere di pietra, mentre due colonne con lampade sono sistemate a un livello leggermente inferiore, sui lati esterni del ponte.

Il Ponte dei calzolai a Lubiana

Biblioteca Nazionale Universitaria

Il vasto edificio della biblioteca è considerato l’opera più importante di Plečnik in Slovenia. Concepita come un vero e proprio tempio del sapere, fu costruita tra il 1936 e il 1941. L’architetto progettò anche gli interni e gli arredi. Se avrete modo di accedere alla sala di lettura, prestate attenzione alle lampade da tavolo, alle sedute e agli elementi decorativi. La facciata dell’edificio è costituita da mattoni e pietre variamente lavorate che vanno a costituire una sorta di rustico bugnato.

Uno degli ingressi principali è enfatizzato da un portale con finti vasi, sormontato da una statua di Mosè. Lo scalone di accesso alla grande sala di lettura è volutamente scuro, fiancheggiato da colonne e balaustre di marmo nero, per simboleggiare il passaggio dal buio dell’ignoranza alla luce della conoscenza che illumina la sala, favorita dalle grandi vetrature. Le maniglie delle porte sono adornate da una testa di cavallo, a simboleggiare Pegaso che guida i visitatori nella casa delle Muse.

Lo scalone d’ingresso della Biblioteca Nazionale Universitaria di Lubiana

Dettaglio delle maniglie delle porte Biblioteca Nazionale Universitaria di Lubiana

KriŽanche

L’ultimo importante lavoro di Plečnik a Lubiana fu, fra il 1952 e il 1956, il restauro e la trasformazione d’uso di KriŽanche, in origine un complesso monastico con chiesa ed edifici residenziali fondato dai Cavalieri Teutonici alla metà del XIII secolo e ripensato in forme rinascimentali e barocche fra il XVI e il XVIII secolo. Dopo la Seconda guerra mondiale, le autorità decisero di spostare i religiosi e di destinare l’area a sede del Festival di Lubiana e della Scuola di design e fotografia. A Plečnik fu affidato il compito di ridisegnare gli spazi. In particolare, nell’ala occidentale del complesso, l’architetto ricavò un cortile abbellito da un loggiato ad arcate nel piano inferiore e ornato di colonne nel balcone superiore. Suo anche il progetto del ristorante interno, mentre gli allievi Anton Bitenc e Viktor Molka si occuparono del teatro all’aperto installato nel giardino del convento. Questo spazio, oggi protetto da una tensostruttura, è ancora oggi utilizzato per concerti ed eventi.

Il Complesso KriŽanche a Lubiana

Casa di Plečnik

Sulla strada che conduce alla casa di Plečnik, è interessante dare un’occhiata a ciò che rimane delle mura della città romana di Emona. L’architetto fu fra coloro che si batterono per preservare le mura romane e fra il 1928 e il 1938 parte della porzione meridionale delle fortificazioni fu restaurata sulla base di suoi disegni, inclusa una porta ad arco. L’altra sosta è quella presso il ponte di Trnovo. Venne costruito fra il 1931 e il 1932 come passaggio terminale sull’asse urbano fra la piazza del Congresso e la chiesa di Trnovo, che si erge proprio di fronte al ponte. Caratteristica originale del ponte è di avere degli alberi di betulla come ornamento, oltre alle mini-piramidi angolari e alla statua di San Giovanni Battista situata al centro.

Nella casa natale di Plečnik merita dedicare attenzione alla stanza dove sono spiegati e illustrati i progetti non realizzati dal visionario architetto sloveno. In particolare la cosiddetta Cathedral of Freedom, l’immaginifico edifico di forma conica nella parte superiore destinato a ospitare il parlamento della Repubblica popolare di Slovenia, parte della Jugoslavia socialista del secondo dopoguerra. Due progetti vennero presentati da Plečnik nel 1947 ma rifiutati a favore di un edificio più convenzionale.

La camera da letto della Casa di Plečnik a Lubiana

Dario Parisini, 01 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Jože Plečnik, l’uomo che trasformò Lubiana in una capitale | Dario Parisini

Jože Plečnik, l’uomo che trasformò Lubiana in una capitale | Dario Parisini