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Place Stanislas in un momento dello spettacolo di suoni e luci «La belle saison», fino al 13 settembre

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Place Stanislas in un momento dello spettacolo di suoni e luci «La belle saison», fino al 13 settembre

Vetri e ferri battuti a Nancy, gioiello dell’Art Nouveau

Da Place Stanislas al Musée des Beaux-Arts, passando per Villa Majorelle e il Musée de l’École de Nancy, un percorso tra architetture, arti decorative e manifatture che hanno reso la città uno dei grandi centri artistici europei fra Otto e Novecento

Dario Parisini

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Nancy è la capitale francese del Liberty o, meglio dell’Art Nouveau. Basta un’ora e mezzo di Tgv dalla Gare de l’Est di Parigi per raggiungere quella che è stata, fino al 1766, la capitale del Ducato di Lorena ed è oggi una città di oltre 100mila abitanti (più di 250mila considerando l’area metropolitana), estremamente accogliente e ricca di architetture e musei, anche (ma non solo) dedicati alla produzione vetraria locale. Qui, infatti, hanno avuto e hanno tuttora sede grandi artisti e aziende vetrarie, come Majorelle, Gallé e Daum.

Una delle piazze più belle d’Europa

Pochi minuti a piedi dalla stazione ferroviaria (la città si gira comodamente senza auto) e si scopre perché la destinazione attrae oltre sette milioni di turisti ogni anno. Place Stanislas è l’asso nella manica che la città si gioca per entrare immediatamente nel cuore di chi la visita: destinazione nella destinazione, meraviglia delle meraviglie, questo spazio dalle proporzioni perfette (106 per 124 metri) è un capolavoro dell’architettura classica francese e forma, assieme alle contigue Place de la Carrière e Place d’Alliance, un insieme iscritto dall’Unesco nella sua Lista del Patrimonio Mondiale. La piazza è il centro della «città reale» immaginata da Stanislas alla metà del XVIII secolo. Stanislao I Leszczyński, re di Polonia, nonché ultimo Duca di Lorena e di Bar per volere di Luigi XV, suo genero, campeggia in mezzo alla piazza. La statua fu eretta nel 1831 e andò a rimpiazzare quella del re che aveva fatto una brutta fine (venne fusa) durante la Rivoluzione. È l’omaggio della città a un personaggio (le complicate vicende che lo portarono dalle rive della Vistola alla Lorena le lasciamo ai libri di storia) che fu un «bon vivant» ma anche un amante delle arti e delle lettere. Fu lui ad affidare la costruzione della piazza all’architetto Emmanuel Héré. A coadiuvarlo vennero chiamati Barthélémy Guibal, autore delle monumentali fontane rocaille (da cui sgorgò vino il giorno dell’inaugurazione), e Jean Lamour, a cui si devono le meravigliose griglie dorate che cingono gli angoli della piazza. Prodigiosa la velocità di realizzazione dell’insieme: la piazza venne terminata in pochi anni, fra il 1752 e il 1756.

Arte e video mapping in uno scenario d’eccezione

Accomodandoci sul basamento della statua, possiamo ammirare con sguardo circolare l’Hôtel de Ville a sud, l’Opera e il Grand Hôtel de la Reine a est, i Pavillon che chiudono la piazza a nord e il Musée des Beaux-Arts a ovest. Il grande spazio affascina il visitatore a tutte le ore, ma si accende di colori caldi al tramonto e al calar della notte è d’obbligo ritornare per assistere allo spettacolo di suoni e luci «La belle saison» (tutte le sere dal 12 giugno al 13 settembre). Le facciate di Place Stanislas diventano una gigantesca tela per lo spettacolo ideato e prodotto da AV Extended, con la direzione artistica di Jérémy Bellot e Nicolas D’Ascenzio. Un vero e proprio rituale estivo, un sogno da vivere a occhi aperti che attrae nei tre mesi oltre 620mila spettatori. Il Museo di Belle Arti, un indirizzo da non perdere Fondato durante il periodo rivoluzionario nei Pavillon che ospitavano precedentemente il Collége Royal de Médecine, il Musée des Beaux-Arts è una tappa imprescindibile per conoscere Nancy e la sua regione sotto il profilo artistico. All’interno scopriamo autori come il Perugino, Rubens, Caravaggio («L’Annunciazione», 1607-10), Pietro da Cortona, Delacroix. I nostri personali coup de cœur sono «La Femme à la puce» (1638) di Georges de La Tour e «L’Archange» (dopo il 1650) attribuito al Volterrano. Un focus è dedicato agli artisti lorenesi di ogni epoca, da Jacques Callot a Claude Gellée, detto Le Lorrain (da vedere alcune belle scene campestri). Più vicino a noi, Émile Friant ci sorprende con due capolavori: «Le Toussaint» (1888) e «Les Canotiers de la Meurthe» (1887).
Fra gli artisti contemporanei citiamo Yayoi Kusama, Françoise Pétrovitch, Frank Stella e François Morellet. A quest’ultimo il Centre Pompidou-Metz (città della Lorena non distante da Nancy) sta dedicando una bella mostra (fino al 28 settembre). Il XX secolo è ben rappresentato anche dall’ampia sala riservata a un altro importante «nancéien». Personaggio dai molteplici talenti, l’architetto e designer Jean Prouvé (1901-84) fu attivo nella Resistenza, sindaco di Nancy dopo la Liberazione e creatore di mobili ispirati a criteri di funzionalità, standardizzazione, leggerezza; ma anche artigiano del ferro in grado di restaurare le cancellate di Jean Lamour di Place Stanislas.

Nel giardino del museo si può visitare il Pavillon 8x8 Dollander, che sintetizza le soluzioni di design abitativo realizzate da Prouvé nell’immediato secondo dopoguerra. Le sorprese del museo non finiscono qui perché nel sottosuolo, fra le pareti delle antiche fortificazioni della città ducale, ci attende la collezione Daum: sono esposti 300 capolavori dell’arte vetraria usciti dalla celebre manifattura di Nancy. Fra le vetrine si ammirano creazioni che partono dal 1878, anno di fondazione, e arrivano fino a oggi. Molti i pezzi firmati da grandi artisti e designer come Salvador Dalí, Georges Braque, César, Arman, Philippe Starck. Non mancano vasi e lampade realizzati da alcuni protagonisti dell’Art Nouveau a Nancy, fra i quali Jacques Gruber e Louis Majorelle. Proprio il Musée des Beaux-Arts ospiterà a partire dall’autunno una mostra dedicata a un altro personaggio chiave della scena artistica fra Otto e Novecento. «L’étrange cas de M. Gallé» (dal 21 ottobre al 27 febbraio 2027) riporterà l’attenzione su Émile Gallé (Nancy, 1846-1904): maestro vetraio, ceramista, ebanista, appassionato botanico, è stato uno dei fondatori e protagonisti dell’École de Nancy. Il percorso espositivo offrirà una nuova prospettiva su questo singolare artista, che nel corso della sua esistenza ha costruito un rapporto con il mondo e con la vita particolarmente attuali. Ogni sezione principale si concentra su un aspetto peculiare della personalità di Gallé in relazione alla sua creatività: il bizzarro, il minuzioso, l’audace.

La collezione Daum nel Musée des Beaux-Arts

Villa Majorelle, l’emblema dell’Art Nouveau

Per capire quanto sia giustificato il titolo di capitale dell’Art Nouveau raggiungiamo Villa Majorelle, che di questo stile è l’esempio più significativo, quasi un manifesto. Lungo il percorso di avvicinamento si deve prestare attenzione alle molte targhe informative che segnalano opere legate all’École de Nancy: la Maison du docteur Louis Spillmann (1907-08) dell’architetto Lucien Weissenburger (1860-1929) e la Maison du docteur Paul Jacques (1905) dell’architetto Paul Charbonnier (1865-1953), con lavori in ferro battuto di Louis Majorelle, sculture di Léopold Wolff e vetrate di Jacques Gruber, sono solo due esempi.

Villa Majorelle (1901-02) è stata il primo edificio in stile Art Nouveau a essere costruito a Nancy ed è anche il solo a essere aperto tutto l’anno alle visite. Louis Majorelle (1859-1926), subentrato ventenne alla morte del padre Auguste nell’attività di famiglia, la conduce al successo dell’Esposizione Universale di Parigi nel 1900. Lavori in ferro, parti metalliche di lampade (in collaborazione con la manifattura Daum) e oggetti d’arredamento sono parte del business. Quando la famiglia decide di costruire un’abitazione all’altezza del prestigio e della fama acquisiti, Louis Majorelle affida la progettazione all’architetto Henri Sauvage, che si circonda di altri nomi importanti: Jacques Gruber per le vetrate, Alexandre Bigot per le ceramiche, Francis Jourdain e Henri Royer per i dipinti. Senza dimenticare lo stesso Majorelle, che si occuperà dei lavori in ferro, delle boiserie e dei mobili.

Lo scrigno di tutte le arti decorative

Ultima tappa, ma certamente fra le principali per interesse, è il Musée de l’École de Nancy. Nel 1879, dopo la sconfitta della Francia nella guerra franco-prussiana e la cessione dell’Alsazia e di parte della Lorena, Nancy diventa terra di confine. La città accoglie gli espatriati e vede crescere rapidamente la propria popolazione, vivendo al contempo un periodo di fermento creativo ravvivato da ideali patriottici e da un nuovo protagonismo in campo artigianale e industriale. È il contesto in cui nasce l’École de Nancy: un movimento artistico che al debutto lega il nome di Émile Gallé a quello dell’artista Victor Prouvé, il padre di Jean che abbiamo incontrato al Musée des Beaux-Arts.

Dal 1964, la villa di famiglia di Eugène Corbin (1867-1952) ospita una ricchissima collezione di oggetti e di ambienti Art Nouveau fra cui merita attardarsi. Corbin fu un appassionato d’arte e grande mecenate. In particolare, collezionò le opere dell’École de Nancy e già nel 1925 donò 759 pezzi al Comune, che infine trovarono sistemazione nella sua stessa casa. Un unico suggerimento, fra le tante occasioni di scoperta: la ricostruzione della Sala da pranzo Masson, un’opera d’arte totale declinata nell’intimità di una famiglia. La sala fu commissionata per il suo appartamento da Charles Masson, direttore di un grande magazzino, a Eugène Vallin. L’armonia di forme e di colori rappresenta un vero e proprio manifesto di un’arte decorativa capace da allora di entrare nella quotidianità domestica.

Per un soggiorno originale

Infine, un suggerimento per passare la notte nel pieno dello spirito della città. Da poco ristrutturata, la casa-atelier dell’architetto Claude Prouvé, figlio di Jean, accoglie cinque suite molto colorate e arredate in uno stile che fonde vintage e design (Rue du Haut-Bourgeois, 31 bis). Ciascuna porta il nome di un membro della famiglia Prouvé, a partire dal capostipite Victor, e tutte condividono un tappeto leopardato, stampato con la planimetria di una casa progettata da Claude e Jean Prouvé.

Dario Parisini, 19 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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