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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliIleana Sonnabend (Bucarest, Romania, 1914-New York, Stati Uniti, 2007) è una delle figure che hanno costruito l’arte contemporanea del ’900, partendo proprio da Roma e gettando un ponte imprescindibile verso il futuro. Questa relazione è evidente visitando la mostra «Fireworks. Ileana Sonnabend e il boom dell’arte contemporanea», aperta al Palazzo Esposizioni Roma dal 3 novembre al 4 aprile 2027; un’idea che emerge anche dalle dichiarazioni di coloro che questa mostra, curata da Mario Codognato, l’hanno voluta e allestita: l’Azienda Speciale Palaexpo con l’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, che l’hanno prodotta e organizzata insieme al Comune di Mantova e realizzata con la Sonnabend Collection Foundation di New York e Marsilio Arte.
Le ampie sale del piano terreno del Palazzo sono la sede ideale per più di 50 opere, provenienti dalla Sonnabend Collection Foundation di New York, dalla Sonnabend Collection Mantova (esposta permanentemente dal 2025 al Palazzo della Ragione) e da altre collezioni pubbliche e private. Lavori di Mario Schifano, Jannis Kounellis, Cy Twombly, Robert Rauschenberg, Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto, Andy Warhol e ancora il duo Gilbert & George(cui è dedicata una mostra in corso al Palazzo della Ragione di Mantova, fino al 5 aprile 2027), Jim Dine, Pier Paolo Calzolari, Luigi Ontani e tanti altri, per arrivare a Jeff Koons, una delle ultime scoperte di Sonnabend, con un’enorme scultura rossa («Balloon Venus Lespugue (Orange)», 2013-19) che campeggia al centro dell’esposizione. Sullo sfondo ideale, il legame di Ileana con l’Italia e, in particolare, con Roma, dove approdò nel 1960 e dove conobbe quelli che sarebbero divenuti gli artisti italiani più noti degli ultimi decenni; quando, anni dopo, Sonnabend si trasferì negli Stati Uniti, quei nomi avrebbero debuttato nella sua galleria newyorchese, mentre, sempre grazie alla sua lungimiranza, gli statunitensi sarebbero approdati per la prima volta in Europa. Al fianco di Ileana, due uomini, i suoi due compagni di vita, prima il collezionista e mercante d’arte Leo Castelli, e poi il letterato e cineasta Michael Sonnabend, dal quale prese il cognome (quello di nascita era Shapira).
Spiega il curatore della mostra, Mario Codognato (che insieme al padre Attilio, gioielliere e collezionista, ha frequentato Ileana e Michael): «Questa mostra è importante per introdurre le nuove generazioni alle origini del linguaggio dell’arte contemporanea; è in quel periodo, dagli anni Sessanta in poi, che l’arte inizia a servirsi di nuovi materiali e di altri media, come i giornali, la luce, il sonoro. A Palazzo delle Esposizioni troviamo una sintesi dell’opera da galleristi della famiglia Sonnabend; il loro contributo alla diffusione dell’arte italiana negli Stati Uniti, e viceversa, non ha eguali nel ’900». «La collezione Sonnabend non è semplice espressione di un gusto, ma un vero capitolo dell’arte novecentesca, che permette di creare diversi progetti espositivi», aggiunge Luca De Michelis, amministratore delegato di Marsilio Arte. «Così come questa mostra è in dialogo con il contesto e la storia di Roma, abbiamo in programma l’allestimento di prossime esposizioni con la stessa narrazione in altre città italiane».
Letizia Riccio
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