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Francesco Piperno
Leggi i suoi articoliRodrigo Cass, artista brasiliano che aveva fatto dell’incontro tra astrazione, colore e spiritualità il centro della propria ricerca, è morto giovedì 17 settembre a Rio de Janeiro. Aveva 43 anni. La morte è stata confermata dalla galleria Fortes D’Aloia & Gabriel, che lo rappresentava e ha riferito che l’artista è rimasto vittima di un incidente sulla spiaggia di Copacabana.
La galleria lo ha ricordato per la sua «presenza discreta» e per la generosità nei confronti della comunità artistica. Ma a definire il lavoro di Cass è forse soprattutto un’espressione che l’artista stesso aveva utilizzato ancora pochi mesi fa: «geometria sensibile». Una formula apparentemente contraddittoria che sintetizza invece con precisione il tentativo di far convivere la disciplina della forma geometrica con intuizione, percezione e affetto. Nelle sue opere quadrati, cerchi, campiture e strutture elementari si accompagnavano a colori intensi senza che la geometria diventasse mai un esercizio esclusivamente formale. Cass guardava alla tradizione dell’astrazione e, in particolare, alle esperienze derivate dal Neoconcretismo brasiliano, ma vi innestava una componente meno immediatamente visibile: quella religiosa.
Ex seminarista e profondamente legato alla spiritualità, Cass trovava infatti nell’iconografia cattolica, nella filosofia e nella tradizione carmelitana alcune delle principali sorgenti della propria ricerca. La riduzione formale non rappresentava quindi necessariamente un allontanamento dal mondo, ma poteva diventare uno strumento per interrogare ciò che non è direttamente rappresentabile. Lo spiegava lo stesso artista parlando del significato di astrazione. Cass preferiva ricondurre il termine alla sua radice latina, abstrahere: sintetizzare, separare, isolare. L’astrazione diventava così innanzitutto un atto di scelta. E la spiritualità poteva entrare nell’opera senza trasformarsi necessariamente in rappresentazione religiosa. La relazione tra struttura e sensibilità era tornata esplicitamente al centro della sua attività più recente. Nel maggio scorso Cass aveva presentato una personale alla Escola das Artes della Universidade Católica Portuguesa di Porto. Era stato lui stesso a descrivere le opere esposte come «strutture razionali» capaci però di intersecarsi con «intuizione, sensazione e affetto». Da qui la definizione di «geometria sensibile».
La formula colloca il suo lavoro all’interno di una questione che attraversa profondamente la storia dell’astrazione brasiliana del secondo Novecento: come sottrarre la geometria alla pura razionalità senza rinunciare alla forma? Il Neoconcretismo aveva già contestato l'idea dell'opera come struttura esclusivamente oggettiva e matematica, restituendo centralità all'esperienza, al corpo e alla percezione. Cass recuperava quella genealogia portandola verso una dimensione esplicitamente esistenziale e spirituale. Anche il video gli permetteva di mettere in movimento forme che sulla superficie avrebbero potuto apparire statiche. I suoi lavori sono stati presentati anche sui grandi schermi di Times Square a New York, nell'ambito di «In Between», progetto organizzato da ZAZ10TS insieme ad ArtRio e costruito come scambio di immagini tra New York e Rio de Janeiro. La morte interrompe a soli 43 anni una ricerca che stava continuando a svilupparsi tra Brasile, Europa e Stati Uniti. Cass lascia la madre Cacilda, i fratelli Robson e Rosângela, i nipoti e il compagno Paulo. Rimane soprattutto quella definizione, «geometria sensibile», a condensare il senso di un lavoro che cercava di tenere insieme due territori troppo spesso considerati incompatibili: il rigore dell’astrazione e la dimensione spirituale dell’esperienza.
Francesco Piperno
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