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Francesco Piperno
Leggi i suoi articoliPer decenni, dietro una porta murata di una residenza austriaca, è rimasto nascosto uno dei più straordinari capolavori della scultura romana giulio-claudia. Un torso imperiale di quasi duemila anni, scolpito nel marmo greco di Paros, sopravvissuto all'antichità, agli spostamenti del collezionismo europeo e infine alle vicende della Seconda guerra mondiale. La sua esistenza era diventata quasi una leggenda familiare, fino a quando una ristrutturazione lo riportò alla luce nel 2010. Sedici anni dopo, il 21 ottobre 2026, quella stessa scultura è stata venduta da Sotheby's a New York per 34,3 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record d'asta per un'antichità romana. La storia del marmo, passato da un possibile tempio della Dalmazia alla parete di una casa di Graz, dai musei americani a una delle più spettacolari competizioni tra collezionisti dell'anno, rappresenta una vicenda singolare del mercato internazionale dell'arte antica.
Il protagonista è un torso corazzato di imperatore romano, alto 110 centimetri, databile alla prima metà del I secolo d.C. e appartenente alla produzione della dinastia giulio-claudia. Il corpo monumentale conserva una corazza di eccezionale raffinatezza, decorata dal dio Sol sul carro del sole, da due Vittorie alate e da un insieme di figure simboliche destinate a rappresentare la forza e la legittimità del potere imperiale. Nonostante l'assenza della testa e degli arti, il grado di conservazione e la qualità dell'intaglio lo collocano tra le più importanti testimonianze superstiti di questa particolare tipologia scultorea. La rarità è anche commerciale: opere confrontabili sono conservate quasi esclusivamente nelle grandi istituzioni museali, mentre gli esemplari di tale livello ancora disponibili sul mercato privato sono pochissimi.
La sua storia moderna comincia nella Dalmazia dell'Ottocento. Secondo la provenienza registrata nei cataloghi di Sotheby's, il marmo sarebbe giunto dall'antica Salona, importante città romana nei pressi dell'odierna Spalato. La tradizione di provenienza lo collega a uno dei due templi che occupavano l'area nord-orientale del foro cittadino, ma il luogo preciso del ritrovamento non è documentato da uno scavo archeologico moderno. La distinzione è importante: l'ipotesi di una collocazione originaria nel foro è stata accolta da parte della bibliografia, senza però poter essere considerata definitivamente provata.
A metà del XIX secolo il torso venne acquistato a Spalato da Aloys Maximilian Neumann (1829-1906), collezionista e membro di una famiglia austriaca residente a Graz. Insieme alla scultura imperiale, Neumann acquisì un altro gruppo antico particolarmente notevole, raffigurante tre satiri alle prese con un grande serpente. I due marmi entrarono nella raccolta familiare e rimasero nella residenza austriaca per diverse generazioni. Il torso fu pubblicato scientificamente nel 1924 da Walter Schmid, entrando così nella letteratura archeologica del Novecento. La vicenda cambiò radicalmente nel 1945, quando la guerra e l'avanzata delle truppe sovietiche suscitarono il timore che la collezione potesse essere danneggiata o dispersa. Secondo la ricostruzione tramandata dalla famiglia Neumann e ripresa dalla casa d'aste, il capofamiglia decise di nascondere il torso all'interno di una porta ormai inutilizzata della residenza. Il vano fu chiuso, sigillato, ricoperto con carta da parati e infine dipinto, fino a cancellare ogni traccia visibile della presenza della scultura.
Il nascondiglio si rivelò talmente efficace che, con il trascorrere del tempo, anche gli eredi finirono per perderne memoria. Rimase soltanto il racconto di un misterioso torso romano celato all'interno della casa, una storia ripetuta attraverso le generazioni senza che nessuno potesse più indicarne con precisione la posizione. Il capolavoro sopravvisse così non soltanto alla guerra, ma a decenni di oblio, protetto proprio dal muro che lo aveva sottratto alla vista. La riscoperta avvenne nel 2010, quando un discendente della famiglia intraprese alcuni lavori di ristrutturazione nell'edificio di Graz. Gli interventi portarono alla riapertura del vano murato e al ritrovamento della scultura. Quella che fino a quel momento era rimasta una memoria familiare trovò improvvisamente una conferma materiale: dietro la parete si conservava davvero un monumentale torso romano, con la corazza ancora straordinariamente leggibile e le decorazioni quasi intatte.
Nello stesso anno, la famiglia decise di portare il marmo sul mercato. L'11 giugno 2010 Sotheby's lo presentò a New York con una stima compresa tra 800mila e 1,2 milioni di dollari. Il risultato fu già allora eccezionale: dopo una competizione tra diversi offerenti, il torso raggiunse 7,36 milioni di dollari, commissioni comprese, una cifra oltre sei volte superiore alla stima massima. La vendita segnò il passaggio dalla storica raccolta austriaca a una nuova collezione privata, inaugurando una fase nella quale il manufatto avrebbe ottenuto una visibilità scientifica e museale particolarmente importante.
Il nuovo proprietario, rimasto anonimo, scelse infatti di concedere la scultura in prestito ad alcune delle principali istituzioni americane. Il torso fu esposto al Metropolitan Museum of Art di New York dal 2011 al 2013, quindi alla Yale University Art Gallery di New Haven tra il 2013 e il 2015. Tornò successivamente al Metropolitan, dove rimase fino al 2017, prima di essere presentato al J. Paul Getty Museum di Los Angeles dal 2021 al 2024. Una successione di prestiti che ne ha confermato il riconoscimento storico-artistico e permesso a un ampio pubblico di osservare da vicino un'opera altrimenti destinata a rimanere in una raccolta privata.
Il passaggio attraverso i musei è uno degli elementi più interessanti della sua storia recente. Un oggetto recuperato da una collezione familiare ottocentesca, privo di un contesto archeologico di rinvenimento pienamente documentato, è diventato una presenza riconoscibile all'interno di alcune delle più autorevoli raccolte museali internazionali. La sua valorizzazione è stata accompagnata da studi e confronti iconografici che ne hanno approfondito il significato, consolidandone la collocazione nella grande scultura imperiale del primo secolo. Ed è proprio al termine di questa stagione che il torso è tornato all'asta. Il 21 ottobre 2026, a New York, Sotheby's lo ha presentato come lotto principale della vendita serale «Magnum Opus», dedicata a una vasta collezione privata composta da oltre novecento opere e oggetti, distribuiti in venticinque categorie e destinati a essere offerti in diverse sessioni tra Stati Uniti e Francia fino al 2027. Il catalogo riuniva antichità classiche, pittura antica, scultura, arredi, tappeti e opere di epoche molto differenti, secondo una concezione del collezionismo trasversale alle tradizionali divisioni disciplinari.
La stima del marmo era stata fissata tra 8 e 12 milioni di dollari. Una cifra già significativa, superiore alla valutazione del 2010, ma ancora distante dall'esito finale. Il lotto era inoltre accompagnato da una garanzia finanziaria e da un'offerta irrevocabile, strumenti con i quali le case d'asta e i finanziatori possono assicurare una determinata soglia economica all'operazione prima dell'inizio della vendita. Queste condizioni non hanno impedito una competizione particolarmente intensa: cinque collezionisti si sono contesi la scultura per quattordici minuti, fino a portare il prezzo di aggiudicazione a 29,2 milioni di dollari, diventati 34,3 milioni con le commissioni.
Francesco Piperno
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