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Francesco Piperno
Leggi i suoi articoliRiconoscere una divinità egizia, identificare un personaggio, individuare un attributo iconografico o una particolare tipologia di abbigliamento e confrontare automaticamente tutte le opere della collezione nelle quali compare. È una delle possibilità aperte dalla prima sperimentazione sull'applicazione dell'intelligenza artificiale al patrimonio del Museo Egizio di Torino, che ha coinvolto oltre 650 stele attraverso sistemi di analisi delle immagini e del linguaggio naturale. Avviato nell'aprile 2025, il progetto è entrato ora nella fase di valutazione dei risultati e potrebbe modificare profondamente le modalità di catalogazione, ricerca e accesso alle collezioni museali.
L'iniziativa nasce da una collaborazione tra il curatore ed egittologo Johannes Auenmüller, il data manager del museo Claudio Tarable e la società tecnologica fabbricadigitale, incaricata dello sviluppo dei sistemi informatici. L'obiettivo è verificare fino a che punto l'intelligenza artificiale possa essere addestrata a riconoscere e descrivere gli elementi raffigurati sulle stele egizie, trasformando le informazioni contenute nelle fotografie dei reperti in dati strutturati, classificabili e interrogabili. La scelta delle stele è particolarmente significativa. Questi monumenti, spesso destinati a funzioni funerarie, votive o commemorative, presentano una grande varietà di materiali, forme, iscrizioni e rappresentazioni figurative. Divinità, sovrani, funzionari, offerenti e simboli religiosi possono essere organizzati in registri differenti, accompagnati da testi geroglifici e da attributi iconografici che ne definiscono l'identità e la funzione. Le condizioni di conservazione, talvolta compromesse da erosioni, lacune e alterazioni delle superfici, rendono inoltre complesso il riconoscimento delle immagini.
Per affrontare queste difficoltà, il progetto ha utilizzato modelli di Vision Language AI (VLM), sistemi capaci di mettere in relazione l'analisi visiva di un'immagine con la produzione e l'organizzazione di descrizioni in linguaggio naturale. Attraverso un processo di addestramento e classificazione, l'intelligenza artificiale è stata impiegata per riconoscere e denominare centinaia di caratteristiche iconografiche, attribuendo ai diversi elementi identificati specifici metadati.
La prospettiva è quella di superare una catalogazione limitata alla descrizione complessiva del singolo reperto, costruendo invece una rete di informazioni capace di collegare oggetti differenti attraverso elementi comuni. Un ricercatore potrebbe, ad esempio, selezionare una divinità, un particolare simbolo religioso oppure un capo d'abbigliamento e individuare tutte le stele della collezione sulle quali compare. La stessa possibilità potrebbe essere estesa ai personaggi raffigurati, agli attributi iconografici e alle combinazioni di elementi che caratterizzano specifiche tradizioni figurative.
Si tratta di un cambiamento importante per la ricerca storico-artistica e archeologica. L'analisi comparativa delle immagini è infatti uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali gli egittologi ricostruiscono l'evoluzione delle iconografie, le differenze regionali e la circolazione di modelli culturali e religiosi. La possibilità di interrogare sistematicamente centinaia di oggetti attraverso caratteristiche condivise potrebbe rendere più rapide operazioni che oggi richiedono un lungo lavoro di consultazione dei cataloghi, delle fotografie e degli archivi. L'aspetto più interessante della sperimentazione non riguarda tuttavia la semplice velocità di riconoscimento delle immagini. Il valore risiede nella possibilità di trasformare una collezione di oggetti in una struttura di conoscenze interconnesse, nella quale ogni elemento visivo diventa potenzialmente una chiave di accesso a numerosi altri reperti. Un approccio che potrebbe risultare utile anche per individuare ricorrenze iconografiche, confrontare soluzioni compositive e formulare nuove domande di ricerca.
Il progetto prevede che i metadati prodotti vengano progressivamente integrati nella Collezione Online del Museo Egizio, ampliando le possibilità di consultazione anche per il pubblico. Una volta completata la validazione e l'implementazione, il sistema potrebbe permettere di esplorare il patrimonio attraverso percorsi di ricerca più specifici rispetto alle tradizionali schede catalografiche. «L'obiettivo dell'Egizio è stato duplice», spiega Johannes Auenmüller: «Raggiungere un livello di descrizione approfondito per ciascun oggetto della collezione e l'implementazione di tutti i metadati raccolti sul sito della Collezione Online del Museo, per garantirne la totale accessibilità a tutti e a tutte».
È una prospettiva che si inserisce in una trasformazione più ampia delle infrastrutture digitali museali. La disponibilità online delle collezioni non rappresenta più soltanto un mezzo per diffondere fotografie e informazioni di base, ma può diventare uno strumento di ricerca utilizzabile da studiosi, studenti e cittadini. In questa direzione, il Museo Egizio ha già avviato altri programmi di documentazione e digitalizzazione del patrimonio, tra i quali lo studio sistematico della propria raccolta di stele, che integra analisi iconografiche, rilievi tridimensionali e indagini multispettrali. Il ricorso all'intelligenza artificiale introduce però nuove questioni metodologiche. I sistemi di riconoscimento visivo possono infatti commettere errori nell'identificazione delle figure, interpretare in modo impreciso gli attributi iconografici oppure attribuire significati non dimostrati a immagini frammentarie. Una difficoltà particolarmente rilevante nel caso dell'arte egizia, dove l'identificazione di un soggetto può dipendere da dettagli minimi, da convenzioni figurative e dal rapporto tra rappresentazione e iscrizione.
Per questo motivo, il museo sottolinea che l'AI non sostituisce la competenza scientifica degli egittologi. I dati prodotti devono essere verificati, corretti e interpretati dagli specialisti, ai quali continua a spettare la responsabilità delle attribuzioni e delle conclusioni storico-archeologiche. L'automazione riguarda soprattutto le attività preliminari e ripetitive della descrizione, con l'obiettivo di liberare tempo e risorse per le fasi più complesse della ricerca.
«L'AI non sostituisce l'esperto, ma può supportarlo nelle attività più ripetitive, lasciando alle persone la validazione e l'interpretazione scientifica», osserva Francesco Meneghetti, CEO di fabbricadigitale. Secondo Meneghetti, il valore del progetto consiste nell'integrare la conoscenza degli specialisti con la capacità dei sistemi informatici di organizzare grandi quantità di informazioni e renderle interrogabili. Resta ora da misurare con precisione l'efficacia della sperimentazione. Il Museo Egizio non ha ancora diffuso dati quantitativi sul tasso di accuratezza dei riconoscimenti o sull'effettivo risparmio di tempo ottenuto rispetto ai procedimenti tradizionali. La fase attuale è dedicata proprio all'analisi dei risultati, che dovrà permettere di comprendere quali categorie iconografiche siano riconosciute in maniera affidabile, quali richiedano un maggiore intervento umano e fino a che punto il sistema possa essere utilizzato su altri materiali. Una volta conclusa la valutazione, i responsabili prevedono la pubblicazione di un articolo scientifico dedicato alla metodologia e agli esiti del progetto. Solo allora sarà possibile disporre di un quadro più completo delle prestazioni della tecnologia e delle sue eventuali applicazioni ad altre categorie di oggetti conservati nel museo.
Nota redazionale: il comunicato parla di tempi di catalogazione «drasticamente ridotti», ma non fornisce percentuali né dati comparativi. Nel testo ho quindi evitato di quantificare il miglioramento e ho specificato che l'accuratezza deve ancora essere v
Francesco Piperno
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