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Alain Blondel

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Alain Blondel

Addio ad Alain Blondel

Gallerista, editore e storico dell’arte, aveva dedicato la sua carriera alla riscoperta dell’Art Nouveau, dell’Art Déco e della pittura figurativa del XX secolo

Figura centrale del mondo dell’arte in Francia tra la seconda metà del Novecento e i primi anni Duemila, Blondel ha saputo coniugare attività di mercante d’arte, ricerca storica e impegno curatoriale, spesso in stretta collaborazione con la moglie Michèle Blondel, con la quale ha condiviso l’intero percorso professionale. Formatosi in architettura all’École des Beaux-Arts di Parigi, si interessò precocemente all’opera dell’architetto Art Nouveau Hector Guimard, contribuendo alla sua riscoperta critica. Nel 1964 realizzò, con Yves Plantin, il cortometraggio Hectorologie, premiato con il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 1965 nella categoria documentari d’arte. Tale lavoro segnò l’inizio di un interesse duraturo che lo portò, pochi anni dopo, a partecipare alla prima grande retrospettiva dedicata a Guimard al Museum of Modern Art di New York, successivamente presentata al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Nel 1966 fondò a Parigi la galerie des Quatre-Vents, poi divenuta galerie du Luxembourg, con l’obiettivo di riscoprire e valorizzare artisti della prima metà del XX secolo allora ancora poco considerati. Attraverso incontri determinanti con figure come Tamara de Lempicka e Georges Lepape, e con gli eredi di Rupert Carabin e Bernard Boutet de Monvel, la galleria si affermò progressivamente come uno dei principali centri di rivalutazione dell’Art Nouveau e dell’Art Déco.

Il trasferimento nel 1971 in un ex magazzino nel quartiere delle Halles consentì l’organizzazione di mostre di grande respiro, contribuendo alla definizione di un nuovo interesse critico per le arti decorative e figurative del primo Novecento. Tra le esposizioni più significative figurano quelle dedicate a Hector Guimard, Burne-Jones e i Preraffaelliti, alla moda e all’illustrazione del 1925, al paesaggio britannico simbolista, a Rupert Carabin e a Georges Lepape. La mostra del 1972 dedicata a Tamara de Lempicka rappresentò un momento decisivo nel processo di rivalutazione dell’artista. Molte delle opere presentate confluirono successivamente nelle collezioni di istituzioni quali il Musée d’Orsay e il Centre Pompidou. Parallelamente, la galleria si aprì anche alla creazione contemporanea, presentando artisti quali Babou, Antony Donaldson, Jürg Kreienbühl, Guy de Rougemont, Christian Renonciat e Claude Yvel.

Nel 1977, in seguito alla separazione dei soci, Alain Blondel proseguì l’attività insieme a Michèle con la galerie Alain Blondel, situata nei pressi del Centre Pompidou. In questa fase il suo lavoro si concentrò in particolare sulla valorizzazione della pittura figurativa in un contesto dominato dall’arte concettuale, attraverso mostre personali e retrospettive di artisti quali Jean Dupas, Marcel Béronneau, Mayo, Hector Guimard e Federico Beltrán Masses. A partire dagli anni Ottanta e Novanta sviluppò inoltre una collaborazione continuativa con diversi artisti contemporanei, tra cui Michael Bastow, Sergio Ceccotti, Ivan Lubennikov, Alessandro Papetti, Ray Richardson e Francine Van Hove, sostenendone la diffusione internazionale anche attraverso la partecipazione a fiere come la FIAC.

Nel 1999 pubblicò il catalogo ragionato dell’opera di Tamara de Lempicka e contribuì successivamente a diverse esposizioni museali dedicate all’artista. Nel 2005 si trasferì con Michèle nel quartiere del Marais, dove la galleria proseguì la propria attività fino alla chiusura nel 2014, anno in cui l’ultima mostra fu dedicata a Jürg Kreienbühl. L’opera di quest’ultimo, sostenuta da Blondel per decenni, ha conosciuto negli anni successivi una crescente attenzione istituzionale.

Negli ultimi anni Blondel si era dedicato a ricerche su artisti dimenticati del XIX secolo, in particolare Alfred Émile Méry, di cui ha ricostruito la biografia e catalogato l’opera. Aveva inoltre collaborato allo sviluppo di strumenti informatici per il mondo dell’arte e pubblicato il volume Un siècle passe, dedicato all’evoluzione della periferia parigina attraverso una serie di osservazioni fotografiche realizzate tra il 1910 e il 2007 insieme al fotografo Laurent Sully Jaulmes. In Normandia aveva creato un giardino terrazzato concepito come opera paesaggistica personale. La sua attività ha contribuito in modo significativo alla riscoperta e alla rivalutazione di numerosi artisti del primo Novecento, così come alla diffusione della pittura figurativa contemporanea in ambito internazionale.

Redazione, 17 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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