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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliÈ mancato il 3 luglio a Milano, all’età di 84 anni, Yervant Gianikian, regista, artista visivo e sperimentatore radicale nato a Merano 1942, ma di origini armene. La sua esistenza e la sua carriera si intrecciarono con quelle della regista e pittrice italiana Angela Ricci Lucchi, scomparsa nel 2018.
Insieme vinsero il Leone d’Oro alla Biennale Arte 2015 per il Padiglione armeno, ma le loro opere sono state selezionate anche per la Biennale Cinema con, ad esempio, «I diari di Angela-Noi due cineasti».
Sopravvissuto al Genocidio armeno e rifugiatosi in Italia, Gianikian ha fatto della memoria storica il fulcro della propria ricerca artistica, impegnandosi nello specifico a reinventare il linguaggio delle immagini d’archivio. Con Ricci Lucchi rifilmava infatti materiali d’epoca e li riadattava secondo le proprie esigenze, sottolineando dettagli altrimenti sfuggenti.
Nel suo ultimo intervento scritto, pubblicato a dicembre sulla rivista La Biennale di Venezia (n. 4/2025, «Applicazioni») con il titolo «La materia viva del cinema», Gianikian riferiva che si trattava di «un lavoro maniacale di rapina, da miniaturisti, da copisti egizi, d’archeologi».
Giorgio Valentini
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