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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliÈ morto a 74 anni Ryū Murakami, tra gli scrittori più originali e controversi della letteratura giapponese contemporanea. L'autore di Blu quasi trasparente, Coin Locker Babies e Tokyo soup si è spento il 17 ottobre 2026 nella propria abitazione di Tokyo. La notizia è stata comunicata soltanto venerdì 23 ottobre dalla casa editrice Gentosha, dopo lo svolgimento dei funerali in forma privata. Romanziere, sceneggiatore e regista, Murakami ha attraversato mezzo secolo di storia culturale giapponese raccontandone le contraddizioni attraverso una scrittura estrema, spesso disturbante, capace di portare al centro della narrazione la violenza, le dipendenze, la sessualità, il disagio delle nuove generazioni e le trasformazioni di una società sospesa tra prosperità economica e crisi dei propri riferimenti culturali.
Nato il 19 febbraio 1952 a Sasebo, nella prefettura di Nagasaki, Ryū Murakami crebbe in una città profondamente segnata dalla presenza militare americana. Figlio di insegnanti, si avvicinò fin da giovane alla musica rock, al cinema e alla letteratura statunitense, interessandosi alle espressioni della controcultura che attraversavano anche il Giappone degli anni Sessanta e Settanta. L'influenza americana sarebbe rimasta un elemento centrale nella sua formazione e nella sua produzione letteraria, osservata attraverso le tensioni tra emancipazione culturale, consumismo e perdita di identità. Il successo arrivò prestissimo, nel 1976, quando, ancora studente alla Musashino Art University di Tokyo, pubblicò il romanzo d'esordio Blu quasi trasparente (Kagirinaku tōmei ni chikai burū). Ambientato nei pressi di una base militare americana, il libro racconta un gruppo di giovani immersi in un'esistenza fatta di droga, sesso, musica e violenza, senza offrire alcuna prospettiva di riscatto o interpretazione morale. La scrittura, frammentaria e fortemente visiva, registrava gesti, corpi e ambienti con una freddezza che contribuì a rendere il romanzo un caso letterario.
L'opera ottenne nello stesso anno il Premio Gunzō per gli esordienti e il prestigioso Premio Akutagawa, affermando Murakami come una delle nuove voci della narrativa giapponese. Il successo commerciale fu altrettanto significativo: il libro raggiunse complessivamente circa 3,5 milioni di copie vendute, comprese le edizioni successive. Ma la sua importanza andava oltre i risultati editoriali. In un Paese che aveva costruito parte della propria identità del dopoguerra attorno alla crescita economica, alla disciplina sociale e alla promessa del benessere, Murakami introduceva una rappresentazione radicalmente diversa della gioventù, segnata dalla disillusione e dalla difficoltà di attribuire un significato all'esistenza. Il suo secondo grande successo, Coin Locker Babies (1980), consolidò questa posizione. Il romanzo racconta la vicenda di due bambini abbandonati alla nascita negli armadietti a pagamento di una stazione ferroviaria, destinati a crescere all'interno di una società ostile e attraversata da pulsioni distruttive. Attraverso una narrazione visionaria, nella quale realismo e immaginazione si sovrappongono, Murakami costruì un'immagine del Giappone urbano come luogo di alienazione e violenza, dove la marginalità dei protagonisti diventa il riflesso delle contraddizioni dell'intero sistema sociale.
Le sue storie si concentrano frequentemente su personaggi incapaci di adattarsi alle aspettative collettive: adolescenti in rivolta, individui isolati, persone segnate da ossessioni e dipendenze, uomini e donne che attraversano i margini delle grandi città. Il Giappone descritto da Murakami è lontano dalle rappresentazioni rassicuranti del progresso tecnologico e della modernizzazione economica. Dietro l'efficienza delle metropoli e la diffusione dei consumi emergono solitudine, precarietà emotiva e una persistente difficoltà di costruire relazioni autentiche. Con 69. Sixty-nine (1987), lo scrittore tornò alla propria adolescenza e alle tensioni culturali del 1969, raccontando attraverso un registro più ironico e autobiografico il rapporto tra ribellione studentesca, musica, cinema e desiderio di libertà. Il romanzo testimonia la varietà dei suoi registri narrativi, troppo spesso ricondotti esclusivamente alla dimensione della trasgressione. Accanto alle opere più cupe, Murakami sviluppò infatti una scrittura capace di alternare satira, commedia, introspezione e riflessione politica.
Negli anni Novanta, mentre il Giappone affrontava le conseguenze dello scoppio della bolla economica, la sua letteratura continuò a interrogare le forme del desiderio e della violenza. In Tokyo soup (In the Miso Soup, 1997), un giovane accompagnatore di turisti stranieri nei quartieri a luci rosse di Tokyo entra in contatto con un americano inquietante, all'interno di una vicenda che assume progressivamente i caratteri del thriller psicologico. Il romanzo utilizza la città notturna come uno spazio nel quale emergono le contraddizioni dei rapporti tra Giappone e Stati Uniti, l'isolamento individuale e il progressivo impoverimento delle relazioni umane. Alla stessa stagione appartengono Piercing e Audition, opere nelle quali Murakami approfondisce il rapporto tra desiderio, identità e violenza, costruendo narrazioni nelle quali ciò che appare ordinario nasconde tensioni imprevedibili. Proprio Audition sarebbe diventato uno dei suoi titoli internazionalmente più conosciuti grazie all'adattamento cinematografico diretto da Takashi Miike nel 1999, film destinato a esercitare una notevole influenza sul cinema horror contemporaneo.
Il rapporto con il cinema fu del resto costante. Murakami lavorò come sceneggiatore e regista, portando sullo schermo anche alcune delle proprie opere. Tra i suoi film figura Tokyo Decadence (1992), dedicato alla vita di una giovane donna nella capitale giapponese durante gli anni della prosperità economica. Cinema e letteratura appartenevano, nella sua ricerca, a un medesimo universo espressivo, caratterizzato dall'attenzione per i dettagli fisici, dall'intensità delle atmosfere e da una rappresentazione spesso impietosa dei rapporti sociali. L'interesse per le forme della cultura popolare si estese anche alla musica e alla televisione. Murakami, che in gioventù aveva suonato la batteria, continuò a considerare il rock e la cultura musicale americana come componenti fondamentali della propria formazione. Fu inoltre per circa vent'anni protagonista del programma televisivo giapponese Cambrian Palace, dedicato alle imprese, all'economia e ai protagonisti dell'industria, dimostrando un interesse per i meccanismi della società contemporanea che andava ben oltre la produzione narrativa.
Nel panorama letterario internazionale, il suo nome è stato frequentemente accostato a quello di Haruki Murakami, con il quale condivideva il cognome, ma nessun legame di parentela. I due autori hanno rappresentato, attraverso poetiche molto differenti, alcune delle trasformazioni fondamentali della narrativa giapponese dalla fine degli anni Settanta. Se Haruki Murakami ha spesso costruito universi narrativi dominati dall'assenza, dalla memoria e da una dimensione sospesa tra quotidianità e immaginazione, Ryū Murakami ha privilegiato una scrittura più fisica, aggressiva e direttamente confrontata con i conflitti sociali. La sua influenza si è estesa ben oltre i confini giapponesi, grazie a traduzioni e adattamenti cinematografici che ne hanno diffuso le opere in Europa e negli Stati Uniti. In Italia, dopo le prime pubblicazioni presso Rizzoli e Mondadori, parte del suo catalogo è stata riproposta da Atmosphere Libri, con nuove edizioni di Blu quasi trasparente, Piercing, Audition e Tokyo soup. Un lavoro editoriale al quale hanno contribuito, tra gli altri, Bruno Forzan e Gianluca Coci, permettendo di ricostruire anche per il pubblico italiano la continuità di una produzione molto più ampia dei singoli romanzi che ne hanno determinato la fama.
Lavinia Trivulzio
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