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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliAvevano trascorso buona parte della mattinata attraversando due campi senza trovare nulla di significativo. Uno dei metal detector dava problemi alle cuffie e la giornata sembrava destinata a concludersi senza risultati. Poi, nel terzo campo, un segnale improvviso e una piccola zolla di terra dalla quale affiorava qualcosa di dorato. È cominciata così la storia di un rarissimo anello-sigillo medievale in oro, risalente al XIII-XIV secolo, scoperto il 1° aprile 2024 nei pressi di Stoke Ash, nel Suffolk, da due amici appassionati di ricerche con il metal detector. Un oggetto che potrebbe essere appartenuto a Matilde di Lancaster, contessa dell'Ulster, e che, dopo oltre due anni di verifiche e studi, è stato presentato il 22 settembre 2026 dalla casa d'aste londinese Noonans, con una stima compresa tra 10mila e 12mila sterline. Ma la vicenda ha avuto un finale inatteso: il gioiello non è stato venduto, perché le offerte non hanno raggiunto il prezzo di riserva di 8.500 sterline.
I protagonisti del ritrovamento sono Aaron Pizzey, 30 anni, docente di ingegneria in un istituto del West Suffolk, e James Race, 39 anni, ingegnere specializzato nello sviluppo di prodotti. Entrambi praticano da tempo la ricerca di oggetti metallici nei terreni agricoli dell'Inghilterra orientale, un'attività particolarmente diffusa nel Regno Unito, dove la collaborazione tra appassionati e archeologi ha contribuito all'individuazione di importanti reperti di epoca romana, medievale e anglosassone. Quella mattina di aprile, tuttavia, le ricerche non stavano dando risultati incoraggianti. Dopo aver esplorato due terreni quasi inutilmente, i due decisero di tentare ancora una volta in un campo arato. Pizzey era infastidito dal malfunzionamento delle cuffie e stava per rinunciare quando l'amico gli suggerì scherzosamente che sarebbe stato un segno di buon auspicio per una scoperta importante.
Trenta secondi più tardi, il suo metal detector Minelab Equinox 800 emise un segnale netto. Pizzey cominciò a scavare e individuò in una zolla il riflesso caratteristico dell'oro. Chiamò immediatamente l'amico, che inizialmente pensò a uno scherzo: era pur sempre il primo aprile. Soltanto quando vide il piccolo oggetto estratto dal terreno comprese che la scoperta era autentica. Il reperto si presentava ancora parzialmente inglobato nella terra. Il castone ovale conservava una pietra rossastra, circondata da una cornice d'oro sulla quale erano incise alcune lettere. La fascia dell'anello risultava invece spezzata e mancava quasi completamente. I due amici compresero presto di trovarsi davanti a un oggetto antico e, dopo alcune prime ricerche, decisero di rivolgersi agli specialisti incaricati della registrazione dei ritrovamenti archeologici.
È a questo punto che la vicenda assume un interesse che supera la semplice fortuna dei cercatori. In Inghilterra e Galles, infatti, le attività di ricerca con metal detector possono essere praticate con il consenso dei proprietari dei terreni, nel rispetto delle limitazioni previste per i siti protetti. Quando vengono rinvenuti oggetti potenzialmente classificabili come treasure, la legge impone una segnalazione alle autorità competenti, generalmente attraverso i Finds Liaison Officers, specialisti collegati al Portable Antiquities Scheme, il programma nazionale che documenta i ritrovamenti archeologici effettuati dai privati. L'anello del Suffolk è stato così registrato nel database del Portable Antiquities Scheme, con il numero SF-0F739C, ed è stato sottoposto alle procedure previste dalla legislazione britannica. Il processo si è concluso senza che il reperto fosse rivendicato come tesoro dalla Corona, permettendone successivamente l'immissione sul mercato. La sua catalogazione ha consentito tuttavia di conservarne le informazioni essenziali: il luogo del ritrovamento, le caratteristiche tecniche e gli elementi utili alla ricostruzione della sua storia.
Gli esperti di Noonans Mayfair hanno identificato il manufatto come un anello-sigillo medievale in oro, con un castone ovale largo circa 16 millimetri e lungo quasi 20, del peso complessivo di 2,43 grammi. La pietra centrale è una corniola, varietà di calcedonio utilizzata fin dall'antichità per la realizzazione di gemme incise e sigilli. Sulla superficie compare un grifone, creatura fantastica con il corpo del leone e la testa e le ali dell'aquila, rappresentata mentre procede verso sinistra.
Il grifone era un motivo diffuso nell'iconografia medievale e nell'araldica, dove poteva simboleggiare forza, vigilanza e autorità. La presenza dell'immagine su una gemma destinata a imprimere un sigillo suggerisce che l'anello avesse una funzione più importante di quella puramente ornamentale. Oggetti simili venivano utilizzati per autenticare documenti o comunicazioni personali, imprimendo sulla cera il segno distintivo del proprietario. Ancora più interessante è l'iscrizione che corre attorno alla pietra, realizzata in caratteri lombardici medievali e incisa in senso inverso affinché risultasse leggibile nell'impronta. La sequenza «GRIFFVnMATILIELEMATILIOVR» potrebbe contenere un riferimento a una donna di nome Matilde e al suo titolo nobiliare. Secondo Nigel Mills, consulente della casa d'aste, una possibile interpretazione collegherebbe il sigillo a Matilde di Lancaster, nobildonna inglese del XIV secolo divenuta contessa dell'Ulster attraverso il matrimonio con William de Burgh.
L'ipotesi è sostenuta anche dalla geografia del ritrovamento. Rimasta vedova nel 1333 e successivamente risposatasi, Matilde entrò nel 1347-48 nel priorato agostiniano di Campsey, nel Suffolk, situato a circa trenta chilometri dal campo nel quale è stato trovato l'anello. In seguito partecipò alla fondazione di una comunità religiosa a Bruisyard, dove morì nel 1377.
La coincidenza tra il nome suggerito dall'iscrizione, la cronologia dell'oggetto e la vicinanza dei luoghi è certamente suggestiva. L'attribuzione a Matilde di Lancaster, tuttavia, non è dimostrata. L'iscrizione rimane di interpretazione incerta e non sono emersi documenti che permettano di collegare direttamente il gioiello alla contessa. Il valore storico del reperto dipende quindi soprattutto dalla sua rarità come anello-sigillo medievale e dalla possibilità di approfondire il rapporto tra oreficeria, araldica e identità personale nel Trecento.
Dopo la conclusione delle procedure di registrazione e valutazione, i due scopritori hanno deciso di affidare il manufatto a Noonans, la casa d'aste londinese specializzata anche in monete, medaglie e oggetti storici. Il gioiello è stato inserito nella vendita del 22 settembre 2026, dedicata a gioielli, orologi, argenteria e oggetti di pregio, con una valutazione di 10-12mila sterline.
Le aspettative dei due amici erano ancora più alte. Pizzey e Race speravano infatti che l'interesse dei collezionisti potesse portare il prezzo fino a 25-30mila sterline. Il ricavato, da dividere con il proprietario del terreno secondo gli accordi stabiliti, avrebbe permesso a Pizzey di acquistare un nuovo metal detector e finanziare alcuni lavori nella propria abitazione, mentre Race immaginava di utilizzare la propria parte per le spese del matrimonio e per ridurre il mutuo.
L'esito dell'asta è stato però differente. L'anello non ha raggiunto la riserva di 8.500 sterline ed è rimasto invenduto. I proprietari hanno manifestato delusione, pur dichiarando l'intenzione di riproporlo in una vendita successiva. A incidere sull'interesse commerciale potrebbe essere stata anche la condizione del manufatto, privo della fascia originale. La decisione di non ricostruirla ha comunque conservato l'oggetto nello stato in cui è stato recuperato, lasciando a un eventuale futuro proprietario la scelta se procedere o meno con un restauro. Non è del resto la prima esperienza di Race con il mercato dei reperti rinvenuti attraverso il metal detector. L'appassionato ha raccontato di aver già affidato a Noonans un altro anello storico, in oro e con uno zaffiro, che non aveva trovato immediatamente un acquirente. E la storia dei due amici potrebbe riservare ulteriori sviluppi: nel febbraio 2026 hanno individuato nei pressi di Eye, sempre nel Suffolk, un deposito di sessanta monete romane d'oro, attualmente sottoposto alle procedure di valutazione e identificazione previste dalla normativa britannica.
Lavinia Trivulzio
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