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Il collier di diamanti Van Cleef & Arpels e la Saliera di Benvenuto Cellini

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Il collier di diamanti Van Cleef & Arpels e la Saliera di Benvenuto Cellini

41 colpi di martello al Mak di Vienna: spunta un nuovo testimone del furto del collier

Dopo la Saliera di Cellini rubata dal Kunsthistorisches Museum nel 2003, il prezioso gioiello di diamanti è il secondo clamoroso caso nelle recenti cronache austriache, ma i due misfatti hanno ben poco in comune

Pare siano stati 41 i colpi di martello che durante il recente furto al Mak di Vienna si sono resi necessari per riuscire ad aprire una breccia nella vetrina contenente il collier di diamanti da 200 carati complessivi, realizzato dalla maison parigina Van Cleef & Arpels, appartenuto alla regina Nazli d’Egitto e da lei esibito per la prima volta nel 1939, in occasione delle nozze della figlia Fawzia con il futuro scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi.

Dopodiché i due ladri sono andati velocemente verso l’uscita, brandendo una pistola, come ha riferito un nuovo testimone, e una volta raggiunto l’ingresso, hanno subito rallentato il passo e si sono diretti come comuni passanti verso il parco sull’altro lato della strada, facendo perdere le proprie tracce. Aiutati dalle immagini delle telecamere di sicurezza del museo, che mostrano chiaramente fattezze e statura dei ladri, le autorità stanno vagliando anche quelle di tutta la zona: vicino al Mak fermano diversi tram e di fronte è situata una stazione della metropolitana della linea 3, che porta velocemente fra l’altro alla periferia sud-est della capitale. Alla fine del parco vi è inoltre la stazione della metro della linea 4, che porta invece velocemente alla periferia nord o ovest della città. Ma il duo potrebbe aver incontrato un complice in auto sull’altro lato del parco.

A Vienna le modalità del furto del 27 agosto scorso sono una sgradevole novità e per trovarne uno altrettanto clamoroso bisogna risalire al 2003, quando dal Kunsthistorisches Museum (Khm) venne sottratta la celeberrima Saliera, unico lavoro di oreficeria di Benvenuto Cellini e fiore all’occhiello del museo.

I due furti hanno tuttavia poco in comune: «Quando un reato di quel tipo in un museo avviene durante l’orario di apertura, si entra in un’altra dimensione», dice Anita Gach, direttrice del dipartimento ricerca beni culturali. La Saliera venne asportata dal museo nella notte tra il 10 e l’11 maggio di 23 anni fa, complice un ponteggio non allarmato, che avvolgeva da tempo l’ala dell’edificio in cui al primo piano si trovava la Sala IV. Nessuno vide dunque il ladro mentre saliva né mentre scendeva. Il furto durò 54 secondi, durante i quali era scattato l’allarme, disinnescato quasi subito dai tre guardiani di turno, irritati dalle continue allerte false degli ultimi tempi, ed era stato scoperto la mattina dopo da una donna delle pulizie.

Quello del 2003 fu un reato anomalo sotto molti punti di vista, e nell’anno e mezzo in cui si cercò febbrilmente di recuperare il prezioso manufatto, prese forma una sorta di «vaudeville» viennese, senza esclusione di colpi di scena dall’una e dall’altra parte. Momenti clou furono tra l’altro l’annuncio che la direzione del museo mise su un quotidiano, invocando: «Sara, come home!», nella speranza di una reazione dei malviventi, che nelle loro missive si firmavano «Sara», o ancora l’intervista che l’aitante esperto di sistemi di sicurezza Robert Mang, in realtà l’unico autore del gesto, rilasciò a una radio poco più di un anno dopo il misfatto, dissertando sui sistemi di allarme e deplorando en passant i pessimi del Khm. Ma anche l’epilogo ebbe un che di teatrale: non solo i dieci milioni di euro del riscatto non vennero mai pagati, ma alla fine di un gioco che sembrava iniziato più per noia o forse, come Mang disse poi, a causa di «cinque birre e due tequila nello stomaco», piuttosto che per un vero intento criminale, fu lui stesso a portare gli inquirenti nel bosco dove aveva seppellito «Sara» dentro una cassetta, affinché non si sporcasse. Dopo una condanna a cinque anni di prigione, la sua condotta irreprensibile lo fece tornare in libertà dopo neanche due anni.

Le modalità rese note finora rispetto al furto al Mak evocano invece una storia completamente diversa. Così, a due decenni di distanza, la vicenda della Saliera pare una storia di cappa e spada di un tempo lontano.

Flavia Foradini, 04 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Flavia Foradini

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