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Ci sono operazioni (non molte, ma esistono) che rientrano a meraviglia nella categoria delle situazioni «win win», quelle che, all’interno di uno scambio, non vedono un vincitore e un perdente, perché nessuna delle parti viene danneggiata ma al contrario tutti gli attori ne traggono beneficio. Un esempio significativo è il progetto «Brera nella città», che vede la collaborazione di tre eccellenze della Cultura milanese, la Pinacoteca di Brera, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Se la prima può finalmente esibire parte del suo prezioso patrimonio di antichi affreschi staccati, che sinora era stata costretta a conservare nei depositi per mancanza di spazi espositivi adeguati al loro numero e alle loro dimensioni, le altre due istituzioni si sono arricchite di opere d’arte di altissima qualità, datate dalla fine del XIV alla metà del XVI secolo. Senza dimenticare il valore storico che esse portano in sé, venendo da monasteri soppressi in età napoleonica e, alcune, da chiese demolite, come Santa Maria dei Servi, Santa Maria di Brera, Santa Marta, Santa Maria delle Vetere, di cui oggi resta memoria solo nella toponomastica cittadina.
In questi affreschi è presente lo «Stato maggiore» dell’arte lombarda del Rinascimento lombardo, dai fratelli Ambrogio e Bernardino da Fossano detti Bergognone a Vincenzo Foppa, Bernardino Lanino, Bernardino Luini, Bernardo Zenale oltre ad altri autori, alcuni anonimi, che offriranno l’occasione a docenti, dottorandi, specializzandi della Cattolica di avviare o approfondire gli studi su essi. Tre i curatori: Stefania Buganza, Università Cattolica (con Carlo Cairati, Lorenzo Colombo, Marco Rossi, Alessandra Squizzato); Claudio Giorgione, Museo della Scienza e Tecnologia; Cristina Quattrini, Pinacoteca di Brera, supportati con entusiasmo da Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica, Angelo Crespi, direttore generale di Brera, e Fiorenzo Galli, direttore Museo Scienza e Tecnologia (che, intitolato com’è a Leonardo, già conservava un nucleo di affreschi braidensi rinascimentali depositati nel 1952 dall’allora direttrice Fernanda Wittgens, ora accresciuto dai nuovi, importanti arrivi).
Come ci spiega Stefania Buganza, docente di Storia dell’Arte Medievale, «il progetto è nato chiacchierando con i colleghi di Brera, che sentivano fortemente la necessità di esporre questi pezzi meravigliosi, sinora nascosti nei depositi. Sono 37 opere di valore inestimabile quelle giunte qui, appartenute a chiese come Santa Maria presso San Satiro, progettata da Donato Bramante, o da Santa Marta, monastero delle Agostiniane (studiato da Cristina Quattrini) che fu molto importante nel primo Cinquecento, quand’era retto da Arcangela Panigarola, monaca visionaria che riunì intorno a sé un circolo di devoti appartenenti all’élite francese che allora governava Milano, o Santa Maria della Pace, alla cui Cappella Bagarotti appartenevano i due frammenti del leonardesco Marco d’Oggiono, lodati dal sempre severo (con i pittori lombardi) Giorgio Vasari».
Una veduta della Veranda dell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano con affreschi della Pinacoteca di Brera
Quanto tempo è stato necessario per realizzare il progetto?
Grazie alla grande e immediata disponibilità sia da parte del direttore generale di Brera, Angelo Crespi, sia da parte della nostra Rettrice e della Direzione di sede dell’Università, e alla continua collaborazione tra le tre istituzioni coinvolte, in un anno e mezzo di lavoro abbiamo ottenuto i permessi necessari e abbiamo potuto realizzare le trasformazioni necessarie per accogliere le opere nei nostri spazi: si trattava di mettere in sicurezza le aule, schermare le finestre, monitorare il clima, occuparsi dell’illuminazione e ridipingere le pareti con colori adeguati. E tutto è stato fatto dopo numerosi sopralluoghi di tecnici e studiosi di Brera, oltre che del direttore e della vicedirettrice Chiara Rostagno.
Con quali criteri avete ordinato le opere?
Abbiamo creato gruppi di opere che permettessero una visita cronologica: si parte dalla sala Negri da Oleggio, dove sono riunite le opere più antiche, tra la fine del XIV e la metà del XV secolo: testimonianze del Gotico internazionale fra le quali si trova una meravigliosa «Santa» acefala (sant’Eufemia?) in un baldacchino gotico, dell’ultimo Trecento, posta accanto a una delle prime guglie del Duomo di Milano, degli stessi anni, in deposito da tempo presso di noi. Vicinissima a questa sala c’è l’aula Santa Maria Immacolata, con un nucleo di dipinti di Ambrogio Bergognone con il fratello Bernardino, maestri molto attivi nei cantieri degli Sforza. Staccati dalla chiesa (di Bramante) Santa Maria presso San Satiro, sono qui accostati all’«Incoronazione della Vergine» di Bergognone, da Santa Maria dei Servi, e a due dipinti (da Santa Maria di Brera) di Vincenzo Foppa, il padre della pittura rinascimentale lombarda, cui Bergognone e bottega guardarono. Si prosegue, nella Veranda dell’Aula Magna, con quattro grandiosi stacchi (già nella chiesa di Santa Marta) di dipinti a monocromo di Bernardo Zenale nella sua età più tarda, nei primi anni Venti del Cinquecento, quand’era molto legato a Bernardino Luini, che è il protagonista della Sala Professori, al primo piano, con due affreschi autografi e con i frammenti, opera di una bottega luinesca (che condividiamo con il vicinissimo Museo della Scienza e Tecnologia) staccati da uno spazio non identificato dell’enorme monastero femminile domenicano di Santa Maria della Purificazione o delle Vetere, soppresso, distrutto e tutto da studiare. E poi ancora la «Morte della Vergine» di Marco d’Oggiono, citata, come dicevo, da Vasari oltre che da Giovan Paolo Lomazzo. Infine, nella grande Aula Gemelli, tre grandi stacchi di Lanino, allievo di Gaudenzio Ferrari, già in Santa Marta. In sintesi, abbiamo voluto comporre un percorso ricco, capace di offrire uno sguardo generale sulla grande stagione lombarda che va dalla fine del Trecento alla metà del Cinquecento, che fosse molto coerente e sempre di altissima qualità, privo di cadute.
Oltre a essere tornati in spazi che furono conventuali (la Cattolica si apre nell’ex monastero di Sant’Ambrogio, il Museo della Scienza e Tecnologia in quello di San Vittore al Corpo, Ndr) questi stacchi diventeranno qui oggetti di studio.
Ci siamo impegnati, con molta gioia devo dire, in due progetti con la Pinacoteca: innanzitutto lo studio da parte di docenti, dottorandi e laureandi del corso di laurea in Archeologia e Storia dell’arte e di studenti della Scuola di specializzazione in Beni storico artistici del nostro Ateneo, che potranno prenderli in esame sotto più punti di vista (storico artistico, ovviamente, ma anche, per esempio, relativamente alla storia del restauro, trattandosi di stacchi piuttosto vecchi, documenti delle tecniche di allora). Si potranno poi fare analisi storiche con ricerche nell’Archivio di Stato, dove esiste tra l’altro un fondo importante del poco noto monastero delle Vetere. Abbiamo poi in programma un percorso di valorizzazione con convegni e conferenze, ma apriremo anche alle visite, guidate da nostri dottorandi e specializzandi, in un certo numero di date, al venerdì nel tardo pomeriggio e nel giorno di sabato, da prenotare sul nostro sito.
Aula Gemelli dell’Università Cattolica di Milano con alcuni degli affreschi conservati dalla Pinacoteca di Brera
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