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Una veduta generale dell’Aula Picta

Foto Marco Mazzoleni e Matteo Zanga

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Una veduta generale dell’Aula Picta

Foto Marco Mazzoleni e Matteo Zanga

Gli affreschi dell’Aula Picta di Bergamo sono tornati all’originaria brillantezza

Durato 18 mesi e 9mila ore di lavoro, fra i meriti del restauro presentato il 17 settembre ci sono il recupero di una cromia ben più vicina a quella originale e la nuova leggibilità di quelli della parete nord della sala, la più lacunosa

Ada Masoero

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È stato presentato oggi, 17 settembre, a Bergamo il restauro dell’Aula Picta, il salone affrescato dell’antico Palazzo Vescovile (oggi sede del Museo Diocesano Adriano Bernareggi), che nel Medioevo era la sala delle udienze del Vescovo, colui cui era affidato il governo della città e al tempo stesso ricopriva i ruoli di massima autorità spirituale e amministratore della giustizia. «Qui, spiegano gli storici, si redigevano e validavano documenti legati a proprietà e possedimenti, qui si amministrava la giustizia, ma questo era anche un luogo d’incontro, di dialogo tra le corporazioni e uno spazio in cui sanare i contrasti tra le diverse fazioni della città, un luogo dunque dalla finalità anche “diplomatica”». Si spiega così l’unicità degli affreschi che lo rivestono, che intrecciano soggetti sacri e profani: scene della vita di Cristo e temi legati alla fine dei tempi, allegorie della giustizia e figure da bestiario medievale.  

Promosso dalla Diocesi di Bergamo, guidata dal vescovo monsignor Francesco Beschi, e dalla Fondazione Adriano Bernareggi, presieduta da Giuseppe Giovanelli, e interamente sostenuto da Fondazione Banca Popolare di Bergamo-Ente Filantropico, presieduta da Armando Santus, il restauro (18 mesi e 9mila ore di lavoro) è stato realizzato da Villa Restauri di Tiziano Villa, con la direzione lavori dell’architetto Giovanni Tortelli dello Studio GTRF di Brescia e sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia.

Numerose le novità emerse dall’intervento sul ciclo di affreschi, tutti della fine del XIII secolo, che confluiranno in un volume di prossima pubblicazione, fra le quali va segnalato l’affioramento di un radicale pentimento in corso d’opera, quando alla scena del «Battesimo di Cristo» si sostituì quella, poco leggibile ma affollata, che si può ipotizzare rappresenti l’episodio di «Gesù fra i dottori del Tempio».

Non tutti gli affreschi sono giunti a noi nelle stesse condizioni, anche a causa delle vicissitudini attraversate dall’aula. Come ha spiegato Giuseppe Stolfi, soprintendente di Bergamo e Brescia, il ciclo pittorico «è stato riscoperto negli anni Trenta del Novecento durante i lavori diretti da Luigi Angelini, subendo successivamente tre interventi di restauro con i quali si tentò di restituire leggibilità alle immagini dipinte, già allora compromesse, senza però riuscire mai a individuare una soluzione efficace», e fra i meriti del restauro attuale, che ha operato più consapevolmente, preceduto com’è stato da un cantiere pilota, ci sono il recupero di una cromia ben più vicina a quella originale e la nuova leggibilità di quelli della parete nord della sala, la più lacunosa.

La scena del «Bettesimo di Gesù» che dovrebbe invece rappresentare «Gesù fra i dottori del Tempio». Foto Marco Mazzoleni e Matteo Zanga

Ma chi furono gli autori? Questo dato non è ancora emerso, né è stata identificata la datazione esatta: ciò che si può ragionevolmente ipotizzare è che il committente sia stato Giovanni Bucelli da Scanzo, vescovo di Bergamo negli anni Ottanta del Duecento, il cui ritratto è ben visibile nella sala. Così come ben visibili, all’interno di una bifora, sono le figure dei tre fondatori della chiesa bergamasca: il patrono e martire sant’Alessandro e i primi due vescovi, Narno e Viatore

Si è poi avuta la conferma dell’intuizione, già diffusa, che i frescanti che nel Duecento lavorarono su queste pareti fossero due, e di formazione diversa: abile uno nell’uso del colore e nel dipingere le grandi figure (sue quelle del committente, di sant’Alessandro e dei vescovi Narno e Viatore, oltre all’intera parete nord dell’arcone), più versato nel disegno il secondo, autore delle figure più minute e dettagliate. Al momento nulla si sa di loro, ma gli studi continuano. Come spiega Silvio Tomasini, conservatore del Museo Diocesano (di cui l’Aula Picta è il cuore), «alcune domande rimangono aperte e sono oggetto di ricerche più approfondite. Il perimetro presenta caratteristiche di esecuzione più corsive rispetto all’arcone: anche per questo ci chiediamo se (e nel caso perché) il cantiere sia stato affidato a due mani diverse. Va anche meglio definito il profilo artistico di questi due artisti e la loro formazione. In ogni caso il risultato complessivo è un affresco di buona qualità, che non alterna una parte più preziosa dell’altra, ma due paradigmi di pittura diversi».

Oltre al ripensamento relativo al «Battesimo di Cristo» (sulla parete nord), su cui fu dipinta la nuova scena di cui si diceva reimpiegando parte di ciò che stava sotto, per non dover rifare l’intonaco, il restauro ha portato alla luce, sulla parete est, molti dettagli della grande scena dell’«Ultima Cena», sia nella tovaglia che negli oggetti posti sulla mensa, e molto più leggibili sono ora anche le figurette antropomorfe, gli animali e le creature mitologiche di ascendenza classica che decorano le pareti.

La vicenda del restauro è stata seguita per tutta la durata dei lavori con fotografie e video confluiti nel documentario del giovane regista bergamasco Jacopo Hurle, che dopo l’anteprima (durante la cerimonia inaugurale) sarà proiettato a ciclo continuo dalle 10 alle 18 domenica 27 settembre nel Tempietto di Santa Croce, alle spalle del Museo Diocesano, con accesso dall’Aula Picta, che in quel giorno sarà aperta gratuitamente.

Al restauro è dedicata anche l’opera multimediale dell’artista Cesare Cazzaniga, che ha rielaborato gli affreschi medievali dell’Aula Picta con il supporto della tecnologia: non una riproduzione, ma una reinterpretazione del ciclo pittorico, che diventa il materiale per un’opera visuale nuova. Dopo l’anteprima nel corso della serata dedicata ai giovani di sabato 26 settembre alle 19, sarà possibile osservare la proiezione nella sala immersiva all’ingresso del Museo Diocesano. 

Una veduta della parete nord. Foto Marco Mazzoleni e Matteo Zanga

Sant’Alessandro con i vescovi Narno e Viatore. Foto Marco Mazzoleni e Matteo Zanga

La Strage degli Innocenti

Ada Masoero, 17 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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