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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliUn patrimonio artistico rimasto a lungo lontano dagli occhi del pubblico torna finalmente a vivere negli spazi quotidiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. È il progetto («Brera nella città») nato dalla collaborazione tra Università Cattolica, Pinacoteca di Brera e Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, presentato il 14 settembre nel campus milanese di largo Gemelli.
Protagonisti dell’iniziativa sono 37 affreschi, perlopiù databili tra il Quattro e i primi decenni del Cinquecento, realizzati da alcuni dei principali maestri del Rinascimento lombardo. Tra gli autori figurano Bergognone, Bernardino Lanino, Bernardino Luini e Bernardo Zenale, artisti che hanno contribuito a definire il volto della pittura lombarda tra Gotico e Rinascimento.
Le opere appartengono alla Pinacoteca di Brera e provengono soprattutto da chiese e conventi milanesi soppressi o distrutti durante l’età napoleonica. Per salvarle dalla perdita, gli affreschi furono separati dai supporti architettonici originari attraverso tecniche di estrazione che li hanno trasformati in opere mobili. Una soluzione indispensabile per la loro conservazione, ma che ha posto nel tempo un problema di spazio: le grandi dimensioni e l’elevato numero dei dipinti hanno infatti reso impossibile esporli tutti nelle sale della Pinacoteca.
Da qui nasce l’idea di «Brera nella città»: portare una parte di questo patrimonio fuori dalle tradizionali sedi museali e inserirlo in un luogo vissuto quotidianamente da studenti, docenti, ricercatori e visitatori. Gli affreschi sono stati collocati in diversi ambienti dell’Ateneo, dalla Veranda dell’Aula Magna alle aule Maria Immacolata e Negri da Oleggio, fino alla Sala Professori e all’aula Gemelli.
Per accogliere adeguatamente le opere, nel corso del 2026 alcuni spazi sono stati appositamente adattati. Sono state installate pellicole anti-Uv sulle finestre, predisposti sistemi di illuminazione adeguati e distanziatori e avviate rilevazioni climatiche. In alcuni casi sono state anche ridipinte le pareti, scegliendo colori più adatti alla valorizzazione delle pitture. Ogni opera è accompagnata da pannelli esplicativi e Qr code che consentono di approfondirne la storia e le caratteristiche.
Il progetto non si limita però alla conservazione e all’esposizione. La presenza degli affreschi diventa anche un’occasione di studio e di formazione per l’Università. Sono previste visite guidate curate da dottorandi ed ex dottorandi dell’Ateneo e da giovani storici dell’arte in formazione nei corsi di laurea e nella Scuola di specializzazione in Beni storico artistici.
«Scoprire, camminando tra le aule e gli spazi dell’Ateneo, frammenti di storia e arte di Milano»: è questo, secondo Stefania Buganza, docente di Storia dell’arte medievale e co-curatrice del progetto, uno degli obiettivi più significativi dell’iniziativa. Gli affreschi, oltre a offrire nuovi spunti per la ricerca, diventano così parte integrante della vita universitaria.
«Brera nella città» si inserisce inoltre in un percorso più ampio di valorizzazione del patrimonio braidense. Un altro importante nucleo di affreschi è infatti conservato dal 1952 al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, grazie a un accordo nato dalla collaborazione tra la direttrice di Brera Fernanda Wittgens e il fondatore del Museo Guido Ucelli, con il contributo dell’architetto Piero Portaluppi. Oggi quelle opere sono valorizzate nelle Gallerie Leonardo.
Pinacoteca, Università e Museo costruiscono dunque una sorta di itinerario diffuso attraverso la storia artistica di Milano. Un museo senza una sola porta d’ingresso, capace di mettere in relazione luoghi, istituzioni e pubblici diversi. E soprattutto di restituire alla città opere che, dopo decenni di relativa invisibilità, tornano a essere parte del patrimonio condiviso.
Roberto Mercuzio
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