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Vendite sotto le stime per elezioni Usa e Covid

Gli esiti delle aste contemporanee londinesi di Phillips, Sotheby's e Christie's

«Show me the Monet», di Banksy. © Sotheby's

Phillips, 20 ottobre
È stata Phillips ad avviare, il 20 ottobre, la settimana di aste londinesi con la vendita serale di arte del XX secolo e arte contemporanea. Dei 38 lotti proposti, solo due sono rimasti invenduti, lavori di Jason Rhoades e Wolfgang Tillmans, mentre «The Body of Christ» (2005) di Damien Hirst e «Hard Feelings» (2010) di KAWS erano stati ritirati. Una dozzina di opere erano garantite e la serata ha fruttato 28,8 milioni di euro, entro la stima preasta di 24-34 milioni, con un tasso di vendita del 94,7%.

Uno dei lotti più discussi della serata è stato «Trump Descending an Escalator» (2017) di Dana Schutz, venduto per 753mila euro solo due settimane prima delle controverse elezioni statunitensi: il dipinto ha innescato una rapida guerra di offerte fra tre acquirenti al telefono prima di essere aggiudicato al massimo della sua stima. Immediatamente dopo, «Girl with Balloon & Morons Sepia» (2007) di Banksy ha raddoppiato la sua stima minima guadagnando 1.4 milioni. Eppure il lotto più importante della serata, l’autoritratto di Georg Baselitz «Das letzte Selbstbildnis I» (1982), è stato venduto per 5,5 milioni, poco oltre la sua stima minima.

C’è stato molto interesse per il lavoro di diversi artisti contemporanei emergenti. La tela surrealista di Emily Mae Smith «Alien Shores» (2018) ha battuto la stima di 44-66mila euro, ottenendo un totale complessivo di 304mila. Nuovi record sono stati stabiliti anche per l’artista dello Zimbabwe Portia Zvavahera, il cui «Arising from the Unknown» (2019) è stato venduto per 179mila euro.

Inoltre, «Aashiana (Hearth and Home)» (2012) di Salman Toor è stato battuto a 152mila euro su una stima di 33-55mila e «Black Stripes on White» (2019) di Otis Kwame Kye Quaicoe ha triplicato la sua stima massima, passando di mano per 103mila euro. Oltre a Baselitz, pochi altri lotti di nomi blue chip sono stati in grado di raggiungere sette cifre nel corso della serata. Tra questi, «Untitled (Pestus)» (1982) di Jean-Michel Basquiat, che è stato venduto a 2,4 milioni (2,2-3,3 milioni).

Sotheby’s, 21 ottobre
L’asta serale di arte contemporanea che Sotheby’s ha tenuto a Londra il 21 ottobre, sempre in live streaming, ha raggiunto 52,7 milioni, alla pari con la vendita equivalente nel 2019, ma al di sotto della stima minima preasta. L’anno scorso la Brexit era la più grande spina nel fianco del mercato dell’arte: quest’anno c’è anche una pandemia globale e le elezioni statunitensi con cui confrontarsi. Sei lotti sono stati ritirati prima dell’asta, riducendo il totale di circa 11 milioni.

«Show Me the Monet» di Banksy, proveniente dai collezionisti londinesi Roland e Jane Cowan che acquistarono il dipinto nel 2005 per 15mila sterline, è stato venduto per 8,4 milioni (3,5-5,5 milioni) a un determinato collezionista asiatico che ha lottato per nove minuti con altri cinque, realizzando il secondo prezzo più alto di Banksy all’asta dopo gli 11,1 milioni ottenuti da «Devolved Parliament» (2009) nell’ottobre 2019 sempre da Sotheby’s.

Anche la prima tappa parigina dell’asta a doppia modalità e intitolata «Modernités» è risultata inferiore alla stima minima di prevendita, raggiungendo, con i suoi 45 lotti, 23,8 milioni in totale. Anche due ritratti maschili di Picasso raramente visti e dipinti a più di trent’anni di distanza l’uno dall’alto, hanno «sofferto»: il primo, un raro ritratto di guerra del 1940 appartenente al leggendario mercante Jan Krugier, è stato venduto per 4,4 milioni di euro (4-6 milioni). Il secondo, un’opera del 1909, è passato di mano per 1,8 milioni (1,5-2 milioni) alla sua prima apparizione in asta dal 1927.

Christie’s, 22 ottobre
«20th Century: London to Paris», la serie di 4 aste serali, compresa «Thinking Italian Art and Design», che Christie’s ha proposto il 22 ottobre, ha totalizzato 99,8 milioni. «I risultati stanno dimostrando che il mercato è molto sensibile ai prezzi e che le stime semplicemente non funzionano in questa situazione nemmeno per i buoni lavori», ha affermato Ben Clark, vice amministratore delegato dei consulenti Gurr Johns International. Lo si è visto nell’asta, insignificante, di 18,9 milioni «Paris Avant-Garde», il cui top lot è stato «Peinture 162 x 130 cm, 9 juillet 1961» di Pierre Soulages. Il dipinto ha raschiato via 5,4 milioni (6-8 milioni).

La parte più redditizia della serata è stata la Post War and Contemporary Art Evening Sale di Londra, assistita da otto offerenti nella sala, che ha incassato 54,4 milioni, poco al di sopra della stima minima di preasta. Gran parte della serata si è svolta molto lentamente, con una manciata di esplosioni vivaci. Il lotto di maggior rilievo della serata è stato senza dubbio «Portrait of Sir David Webster» (1971) di David Hockney, un dipinto dell’ex amministratore generale della Royal Opera House che è stato commissionato e pagato dalle donazioni del personale dell’istituzione al momento del pensionamento di Webster nel 1971. Da allora l’opera, che è stata venduta alla stima minima di 14,2 milioni, presumibilmente al suo garante, è stata conservata entro una scatola di plexiglas presso la Royal Opera House, ma l’istituzione ha deciso di venderla per raccogliere fondi in un momento in cui la pandemia ha chiuso i luoghi delle arti e dello spettacolo per mesi.

Il tanto pubblicizzato lavoro di «mixed reality» di Marina Abramovic, «The Life» (2018-19), ha deluso. È il primo lavoro di realtà mista mai offerto in vendita da Christie’s e l’acquirente riceverà due auricolari, un certificato di autenticità e le istruzioni su come usarlo: indossando un auricolare, la Abramovic apparirà come un ologramma ed eseguirà uno spettacolo di 19 minuti. Gli acquirenti di tali opere, tuttavia, generalmente rimangono «persone che hanno più un assetto istituzionale o un’inclinazione, che sanno come esporre un’opera del genere», ha affermato Katharine Arnold. Forse questa base di acquirenti ancora limitata si è mostrata nel risultato: stimata 440-880mila euro, è stata venduta a 318mila all’offerente telefonico contro poca concorrenza. Il lotto più alto della vendita è stata la «Boiler House» di Peter Doig, una scena piuttosto paurosa di un edificio abbandonato nei boschi del 1993, che è stato venduto per 15,4 milioni.

Anny Shaw, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA

  • «Boiler House» di Peter Doig. © 2020 Christie's Images Ltd
  • «Trump Descending an Escalator» (2017) di Dana Schutz (particolare). © Phillips

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