Una banca dati nazionale con milioni di oggetti digitali

«Un grande Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale e 500 milioni dal Pnrr: restituiremo milioni di oggetti digitali attraverso una “plancia di comando”», spiega Laura Moro, direttrice della Digital Library del MiC

Il progetto «HoloMuseum» a Castel del Monte
Arianna Antoniutti |

L’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale-Digital Library, è un istituto del MiC, dotato di autonomia speciale, nato con l’obiettivo di coordinare e promuovere i programmi di digitalizzazione del patrimonio culturale del Ministero della cultura. Fra i suoi compiti è l’elaborazione e attuazione del Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale (Pnd).

Il Pnd costituisce la visione strategica con la quale il MiC intende promuovere e organizzare il processo di trasformazione digitale nel quinquennio 2022-2026, e rappresenta il contesto metodologico di riferimento per la realizzazione degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per l’investimento M1C3 1.1, ovvero «Strategie e piattaforme digitale per il patrimonio culturale».

Il Pnd, fino al 15 giugno scorso, è stato reso disponibile su ParteciPA, la piattaforma del Governo italiano dedicata ai processi di consultazione e partecipazione pubblica, al fine di raccogliere commenti e contributi da istituzioni e privati cittadini. Questi primi preziosi feedback sono stati elaborati e sono confluiti nella prima versione del Pnd, ufficialmente online dall’8 luglio e consultabile.

Così come ci illustra l’architetto Laura Moro (Roma, 1967), direttrice della Digital Library dal 2019, anno della sua istituzione: «La partecipazione pubblica, che si è dimostrata molto attiva e stimolante, è un processo che non si interrompe. Il Pnd è stato concepito come un piano strategico con sei linee guida, proprio perché queste ultime siano agilmente aggiornabili e modificabili. Abbiamo intanto sviluppato la prima release del Pnd ma, avendo ricevuto contributi di ampio respiro, che richiedono maggiore tempo per essere processati, ora attiveremo dei tavoli tecnici permanenti. Questo rientra nelle nostre attività a breve termine. A medio termine, nell’arco del prossimo anno e mezzo, a partire dalle linee strategiche e dalle indicazioni metodologiche delle linee guida, i vari settori del Ministero, ma anche le altre istituzioni pubbliche, e possibilmente anche le private che si riconoscano nei principi del piano, elaboreranno i propri piani strategici di digitalizzazione. Nella recentissima rilevazione che abbiamo effettuato, sono pochi gli istituti che hanno formalizzato una strategia digitale, questo perché è un processo complesso, per il quale occorrono competenze specifiche. Ci auguriamo che il Piano fornisca gli strumenti essenziali e il necessario stimolo culturale. Sempre a medio termine attueremo un sistema di monitoraggio, non in termini di controllo ma di contributo costruttivo, per vedere come crescono i progetti, in termini sia di qualità che di quantità. Abbiamo anche in programma la realizzazione di “tool kit” per la gestione dei processi descritti nelle linee guida: metteremo a disposizione strumenti che guidino nella metodologia, non nei contenuti che sono quelli propri di ciascun istituto. Prevediamo inoltre una seconda release del Piano nel 2024, mentre le linee guida, probabilmente, avranno via via degli aggiornamenti».
Laura Moro, direttrice della Digital Library dal 2019
Quale ruolo svolgerà la formazione?
Un ruolo chiave. All’interno del Pnrr è previsto un vasto piano di formazione e aggiornamento delle competenze. Si tratta di uno dei più ampi programmi che il Ministero della Cultura abbia mai potuto mettere in campo, e ad attuarlo sarà la Fondazione Scuola del patrimonio. Il programma formativo coinvolgerà tutti gli operatori dei luoghi culturali, sia del Ministero, ovviamente, che degli enti locali, ma anche degli operatori delle aziende che, a vario titolo, lavorano nel mondo della cultura. Il nostro obiettivo sarà di operare sulle competenze necessarie nel processo di digitalizzazione del patrimonio e di trasformazione digitale delle organizzazioni. In questo leggo due sfide: la prima è individuare un corretto modello formativo, la seconda è riuscire a intercettare tutti i profili necessari in scenari che sono in rapida evoluzione. Pensiamo, ad esempio, a figure come il digital curator, il data curator, il community manager. Dobbiamo programmare con una visione costantemente orientata al futuro, è una bella sfida.

Quali sono i costi dell’operazione in questa prima fase?
L’investimento del Pnrr è di 500 milioni di euro, poi ci sono altre fonti di finanziamento, come il programma di finanziamento ordinario della Commissione Europea. È un momento cruciale perché ora abbiamo le risorse, quello che manca sono le persone. È un tema noto che tutte le istituzioni culturali, sia quelle dello Stato, sia quelle degli enti locali, sono assolutamente sotto organico, e in questo momento, sotto la spinta del Pnrr, tutte le professionalità sono già occupate su altri fronti.

Il patrimonio digitale sarà composto da decine di milioni di oggetti digitali. Come si gestiscono numeri tanto elevati?
Numeri così grandi pongono due questioni, una tecnologica, di gestione di grandi masse di dati; l’altra di tipo culturale, ossia in che modo presentare una banca dati con milioni di oggetti digitali. Le nostre modalità di fruizione tradizionali delle banche dati online sono insufficienti per orientarsi. Per questo non siamo partiti, come abitualmente si fa, dallo sviluppo dall’interfaccia di accesso, ma dalla realizzazione dello spazio dei dati. Essi, nella loro vastità e ricchezza, si offrono a una molteplicità di forme di visualizzazione, di interpretazione e lettura. Sarà necessario un notevole sforzo tecnologico e concettuale per immaginare e creare la piattaforma digitale di accesso.

Quando avverrà la sua realizzazione e come la immagina?
La immagino sicuramente non come un monolite, dall’unica modalità di visualizzazione, ma come una plancia di comando, attraverso la quale ciascun istituto possa andare a creare la propria visione sul patrimonio. Sarà realizzata entro il 2026, i primi servizi a livello di infrastruttura dati saranno rilasciati alla fine del prossimo anno. Cercheremo di creare anche delle versioni pilota, perché non stiamo lavorando sulla base dell’esistente, non stiamo implementando, ma stiamo inventando qualcosa che, a una dimensione così vasta, non era mai stata fatta prima. Cresceremo un po’ alla volta, così come sono cresciuti negli anni i nostri sistemi di catalogazione e consultazione tradizionali. Questo è lo spirito del Pnrr: non distribuire risorse sul territorio né realizzare prodotti compiuti ma, al contrario, creare quelle condizioni abilitanti per produrre un cambiamento poi stabile nel tempo.

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