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RESTAURO

Un po’ meno grandeur

I lavori sul Grand Palais saranno più contenuti e si concluderanno nel 2025

Le vetrate del Grand Palais viste dall'interno

Il faraonico progetto di recupero del Grand Palais, presentato in pompa magna nel 2018, è stato abbandonato. Il Ministero della Cultura francese ha annunciato un drastico cambio di rotta e un progetto più modesto affidato all’architetto François Chatillon: «Abbandoniamo il progetto iniziale perché la sua filosofia oggi ci pare inadatta. Il nuovo progetto è più sobrio, più ecologico e più rispettoso della storia del monumento», ha dichiarato la neoministra Roselyne Bachelot. All’origine del cambio di programma due timori fondati: non riuscire a rispettare i tempi di consegna e sforare il budget già colossale di 466 milioni di euro (di cui 150 in prestiti e 25 finanziati da Chanel).

Sul calendario ha pesato la pandemia di Covid-19, che ha già ritardato l’avvio dei lavori, ma Parigi è obbligata a rispettarlo e in particolare a consegnare la «navata» in tempo per le Olimpiadi del 2024 perché ospiterà delle prove sportive. Il monumento, la cui chiusura per lavori è ora prevista a inizio 2021 (le fiere avranno luogo in una struttura transitoria firmata Jean-Michel Wilmotte che sta sorgendo ai piedi della Tour Eiffel), sarà riaperto al pubblico nella sua totalità nella primavera 2025.

Non è stato solo il Coronavirus a sotterrare il maxiprogetto, bensì soprattutto le stime sui costi che hanno previsto un incremento di almeno 50 milioni. L’ingentissimo budget è stato confermato, ma è imperativo non superarlo. Il Grand Palais, costruito per l’Esposizione universale del 1900 e da allora mai sottoposto a un restauro complessivo, con la sua immensa cupola vetrata è tra gli edifici storici più emblematici di Parigi.

Nel 1993 un pannello di vetro cadde dal tetto e il monumento restò chiuso undici anni. Riaprì nel 2005 dopo il consolidamento delle coperture. Ma nel corso del tempo il suo stato di conservazione si è degradato. Ogni anno vi si tengono mostre, sfilate di moda e fiere, come la Fiac o Paris Photo (quest’anno annullate per il Covid), ma sul piano logistico e degli impianti l’edificio è vetusto. È chiaro da molto tempo che intervenire è necessario per cui, dopo vari tentennamenti, due anni fa è stato affidato un vasto progetto di ristrutturazione all’agenzia Lan di Umberto Napolitano.

Il progetto, subito criticato e giudicato eccessivo e troppo ambizioso, prevedeva di collegare il Grand Palais con l’adiacente Palais de la Découverte, edificato nel 1937, creando una «rue des Palais», un’ampia galleria aperta sulla città, con diversi negozi. Era previsto anche di ampliare gli spazi del Grand Palais abbattendo muri, di accedere ai tetti e di ricavare nuovi locali espositivi e logistici nel sottosuolo, scavando migliaia di metri quadrati nello spazio centrale della navata a pochi metri dalla Senna.

La Bachelot ha ripreso in mano il dossier e sciolto il contratto con Lan. Il nuovo progetto abbandona l’idea di «trasformare» il monumento per concentrarsi sul suo restauro e la messa a norma. Si «distruggerà» il meno possibile: lo scopo è di «riscoprire l’edificio e ritrovare i suoi spazi iniziali», ha precisato in un comunicato la Réunion des Monuments Nationaux, l’ente pubblico che gestisce il Grand Palais. Quindi non si scaverà più nel sottosuolo della navata né sotto i giardini adiacenti al monumento: «La dimensione ecologica del progetto è in questo modo rafforzata». La navata e le gallerie laterali saranno restaurate e gli spazi espositivi messi a norma (sicurezza antincendio, regolazione termica, accoglienza del pubblico) con lo scopo di «migliorare l’esperienza di visita».

Per accogliere un numero maggiore di visitatori (attualmente 3 milioni all’anno) alcuni spazi saranno comunque ridisegnati, ma abbattendo delle pareti moderne costruite in epoca recente, quando il palazzo ospitò una sede distaccata della Sorbona. Il «progetto sostiene le ambizioni culturali del nuovo Grand Palais e integra quelle del Palais de la Découverte, avvicinando scienza e arte», si precisa nel comunicato. Il Palais de la Découverte, museo e centro culturale scientifico, dove intervenire è altrettanto urgente, chiude le porte a novembre. Museografia e offerta culturale saranno interamente rinnovate.

L’obiettivo è anche ripristinare la circolazione tra i due palazzi e creare un ingresso comune. Il nuovo progetto prevede inoltre interventi non inclusi nel precedente, come quello sulle facciate del Grand Palais che, da fine 2018, si stanno ulteriormente deteriorando, obbligando a posare delle reti di sicurezza per le statue che si sgretolano. Bisognerà anche bonificare il monumento dal piombo, una procedura ancor più complessa e regolamentata dopo l’incendio di Notre-Dame. Verrà inoltre bandito un concorso per l’allestimento degli spazi interni.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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  • La copertura vetrata del Grand Palais in attesa di lavori di restauro. Foto Luana De Micco
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