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Brescia, 21 luglio 1826, «verso le ore sette pomeridiane»: nello scavo che si stava conducendo nell’area del Capitolium di Brixia romana, apparve agli occhi stupefatti dei presenti un tesoro di reperti bronzei: nascosti in un’intercapedine tra il muro del tempio (voluto da Vespasiano nel 73 d.C.) e il terrapieno di contenimento del Colle Cidneo, si ritrovarono 85 frammenti di cornici, «teste imperatorie dorate», altri oggetti e, subito riconosciuta come un pezzo di grandiosa qualità, una figura femminile «di grandezza più che naturale», le braccia e le ali staccate e riposte ordinatamente accanto.
Iniziava in quella sera estiva la nuova vita di quella che sarebbe poi stata identificata come una «Vittoria Alata», una delle statue bronzee di scavo più belle e meglio conservate giunte sino a noi. Che diventò subito una star, capace di richiamare viaggiatori da ogni dove. Marco Roncalli ha raccolto in un gustoso volume un gran numero di loro scritti, da lui commentati con osservazioni illuminanti, e accompagnati da belle immagini d’epoca, che documentano la fama internazionale di quella «Vittoria» che Brescia attende da mesi di poter ripresentare dopo il restauro, nel nuovo museo allestito per lei proprio nel Capitolium.
A renderle omaggio giunsero subito intellettuali e artisti (per primi Antonio Rosmini, reduce da un pranzo a Milano da Alessandro Manzoni, George Sand, Francesco Hayez, Franz Liszt...).
Poi l’imperatore Ferdinando I d’Asburgo, Metternich e, nel 1857, l’imperatore Francesco Giuseppe con «Sissi», mentre nel 1859 Napoleone III ne chiese una copia per il Louvre, come già aveva fatto Ferdinando I d’Austria e come avrebbero fatto, anch’essi con successo, altri sovrani (respinte, invece, le richieste della regina Vittoria e dello zar Alessandro II).
Lunga la lista dei letterati che ne furono folgorati, da Mérimée ai fratelli Goncourt, da Carducci a D’Annunzio, da Rainer Maria Rilke a Henry James ed Edith Wharton, fino a Valentino Zeichen, scomparso nel 2016. Non mancano, seppure rare, le voci critiche. Ma lasciamo al lettore il gusto di trovarle e di godere dei tanti aneddoti che accompagnano il viaggio della «Vittoria Alata» dal 1826 ad oggi.
Cartolina con la copia in bronzo della Vittoria Alata collocata al passo del Tonale, 1930-39
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