La Vittoria è tornata a casa

Pulita e restaurata, la scultura è esposta nel Capitolium di Brescia

Ada Masoero |  | Brescia

La grande statua romana della «Vittoria Alata» sarebbe dovuta tornare a Brescia, la città di cui è simbolo, nello scorso giugno, dopo la lunga «degenza» all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, cui era stata affidata oltre due anni fa da Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Soprintendenza di Bergamo e Brescia e da Regione Lombardia, che ha sostenuto l’impegnativo restauro. L’emergenza Covid, che ha colpito così duramente la città, ha però imposto di posticiparne il rientro al 4 febbraio: è stata presentata, perfettamente restaurata, non più nel Museo di Santa Giulia ma nel Capitolium, in un allestimento museale progettato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg (Santander, 1939; protagonista a sua volta di una mostra-omaggio in Santa Giulia, fino al 21 aprile prossimo). Ad accoglierla, un «comitato d’onore» composto dalle autorità bresciane.

Quello della «Vittoria Alata» è un vero ritorno «a casa», perché è proprio qui, nel Capitolium, che la statua (una delle più importanti sculture di bronzo d’età romana che ci siano giunte, e una delle poche di scavo) fu ritrovata nel 1826, nascosta, evidentemente in tempi bui, in un’intercapedine del tempio con sei teste imperiali e centinaia di piccoli reperti bronzei.

Realizzata alla metà del I secolo d.C. con la tecnica della cera persa, forse ispirandosi a modelli più antichi, la statua è stata studiata e restaurata da trenta diversi specialisti, che l’hanno pulita, hanno rimosso i materiali che la riempivano e la struttura interna, ottocentesca, che sorreggeva ali e braccia, e vi hanno infine steso un materiale protettivo. Nuovo, e supertecnologico (frutto del lavoro congiunto delle équipe dell’Opificio, di Fondazione Brescia Musei e del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale della Sapienza Università di Roma), il supporto interno per le ali e le braccia, staccate quando fu messa al riparo. Così come altamente tecnologica è la piattaforma antisismica su cui poggia il piedistallo cilindrico di pietra di Botticino.

L’allestimento è stato progettato da Baldeweg ponendo attenzione tanto ai criteri conservativi, illuminotecnici e tecnologici quanto al rispetto del contesto: il pavimento è in terrazzo veneziano, materiale usato dai romani, le cornici bronzee ritrovate con la statua sono disposte in un tavolo-vetrina e su una parete della cella secondo i modelli geometrici in uso in età romana, e la luce è diffusa da una lampada con più corpi illuminanti dall’aspetto lunare, quasi metafisico. A commento, un libro Skira con un racconto fotografico di Alessandra Chemollo.

Una sequenza di mostre ed eventi, di qui all’aprile 2022, accompagnerà il ritorno della «Vittoria Alata»: primo appuntamento, dal 26 marzo al 28 luglio, «Alfred Seiland. Imperium Romanum». In seguito sono previsti ad aprile gli interventi curatoriali di Francesco Vezzoli, da settembre la mostra «Vittoria. Il lungo viaggio di un mito» e nell’aprile 2022 la retrospettiva di Emilio Isgrò «per Santa Giulia e il Parco Archeologico di Brescia Romana».

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