Tra gli Etruschi della Toscana | Chiusi

Un itinerario in dieci tappe attraverso i principali centri urbani etruschi e il loro territorio in compagnia dell’etruscologo Giuseppe M. Della Fina che ha viaggiato indietro nel tempo illuminando luoghi e monumenti, usi e costumi di questa straordinaria civiltà

Cisterna in fondo al labirinto di cunicoli al di sotto della città di Chiusi. Foto Caracciolo - Archivio Toscana Promozione Turistica
Giuseppe M. Della Fina |  | Chiusi (Si)

Un viaggio nella Toscana etrusca può prendere avvio da Chiusi portando con noi, in un nostro zaino ideale, una guida dell’Ottocento, The Cities and Cemeteries of Etruria di George Dennis (London 1848) di cui è stata curata la prima edizione integrale in lingua italiana solo da qualche anno, che si legge ancora con curiosità e interesse.

L’autore descrive, in poche righe, due dei motivi per i quali occorre visitare la città: «Chiusi è situata in una posizione superba, come si addice alla capitale di Porsenna, sulla sommità di un’altura ricoperta da olivi, che sorge all’estremità meridionale della vasta Val di Chiana».

Quindi il paesaggio e il legame con Porsenna, vale a dire il personaggio più noto della storia etrusca, le cui gesta sono narrate da diversi storici latini.

Il binomio Chiusi/Porsenna è rafforzato dall’attenzione portata dal mondo antiquario verso la scoperta della sua tomba, a partire già dal Quattrocento.

Un monumento che più volte si è pensato di riconoscere: ora nel labirinto di cunicoli presente al di sotto della città, ora in una qualche tomba monumentale rinvenuta nel territorio, come quella scoperta in località Poggio Gaiella.

Nel tracciare un quadro di necessità sintetico della storia antica di Chiusi va segnalato che furono proprio gli «anni di Porsenna», ovvero la seconda metà del VI secolo a.C., che videro il compimento del processo di urbanizzazione della città e una fase di grande espansione economica e culturale. Alla base dei successi fu sicuramente un’agricoltura particolarmente fiorente e la visione politica di chi la governava.
Museo Archeologico Nazionale di Chiusi.  Foto Caracciolo - Archivio Toscana Promozione Turistica
I riflessi del «periodo d’oro» si avvertirono ancora durante il V e il IV secolo a.C. Agli inizi del III secolo a.C., ebbe inizio il processo di romanizzazione, che implicò sconvolgimenti politici e sociali: il I secolo a.C. fu particolarmente difficile dato che la città si trovò coinvolta nello scontro tra Mario e Silla.

In epoca imperiale romana, Chiusi continuò a godere di un relativo benessere dovuto, ancora una volta, all’agricoltura e alla felice posizione geografica.

La storia della città può essere ripercorsa utilmente nelle sale del Museo Archeologico Nazionale riallestito di recente: numerosi sono i reperti da osservare con attenzione. Ci si limita a segnalare i canopi: vasi contenitori per le ceneri del defunto conformati a figura umana con la testa resa senza intenti ritrattistici specifici, ma simbolici e di grande vivacità.

Altrettanto degni di nota sono i cippi e le urne decorate a bassorilievo, che costituiscono la punta qualitativamente più alta raggiunta dall’artigianato artistico chiusino.

La collezione dei buccheri è esauriente, mentre la raccolta dei vasi attici a figure nere e rosse, pure ampliata di recente, riesce solo a dare un’idea delle importazioni chiusine. La fase ellenistica è affidata prevalentemente alle urne realizzate in gesso alabastrino, in travertino e in terracotta.

Sul coperchio è raffigurato con grande frequenza il defunto a banchetto, mentre sulla fronte della cassa sono presenti miti greci o saghe locali o anche semplicemente motivi decorativi. Dal museo, ad orari stabiliti, si possono raggiungere e visitare alcune tombe, tra le quali quella dipinta e detta della Scimmia.
Coperchio di urna in terracotta con la raffigurazione della defunta. Foto Caracciolo - Archivio Toscana Promozione Turistica
L’offerta museale di Chiusi non si limita a questo: nella vicina Piazza del Duomo si trova l’ingresso del Museo della Cattedrale che consente di accedere all’Orto vescovile, al cosiddetto Labirinto di Porsenna e di raggiungere la sommità della torre campanaria, come pure le catacombe di S. Mustiola e S. Caterina.

A poca distanza, in prossimità del Palazzo Comunale, si può visitare il Museo Civico «La città sotterranea», con una ricchissima sezione epigrafica esposta in spazi suggestivi.

La città offre ancora una possibilità per avvicinarsi al suo passato ed è rappresentata dall’originale «arredo urbano» del centro storico realizzato con materiali archeologici durante l’Ottocento e nei primi decenni del Novecento. I reperti visibili coprono un arco cronologico ampio: dall’età etrusco-arcaica sino all’alto Medioevo attraversando la fase romana.

La maggiore concentrazione di antichità si riscontra nei giardini «I Forti» e «Il Prato», oggi spazi pubblici, ma nell’Ottocento di proprietà delle famiglie Casuccini e Paolozzi che annoverarono diversi appassionati di antichità al loro interno.

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