Solovki, rinasce il monastero. Era diventato anche un gulag

Un osservatore privilegiato, Francesco Bandarin, scruta il Patrimonio Mondiale

Nel XVI secolo a difesa del Monastero di Solovki fu costruita una potente cinta muraria, utilizzando i colossali blocchi granitici formatisi durante le grandi glaciazioni
Francesco Bandarin |

Al centro del Mar Bianco, il bacino subartico che separa, nel nord della penisola scandinava, la penisola di Kola dalla Russia continentale, si trova l’arcipelago di Solovki (o Solovetski), un gruppo di isole che fin dal XV secolo sono state al centro di una delle più importanti vicende del monachesimo ortodosso.

L’arcipelago è composto da oltre 100 isole, ma solo sei maggiori ospitano monasteri, skete (piccole comunità monastiche) ed eremi individuali. Queste isole erano state abitate, in epoca preistorica (II e I millennio a.C.), da popolazioni da cui si sono originate le comunità indigene attuali dei Sámi (conosciuti anche come Lapp). Tracce importanti di queste prime occupazioni sono ancora oggi visibili e consistono in piccoli insediamenti, sepolcri e meravigliosi labirinti rituali, alcuni dei quali sono considerati tra i più grandi del mondo e raggiungono un diametro di oltre 25 metri.

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