Sfruttare gli archivi dei restauratori

Lanfranco Secco Suardo vuole conservare una banca dati unica al mondo che è miniera di straordinaria importanza per fare storia

Alcuni documenti del Fondo Antonio Benigni  e Lanfranco Secco Suardo Il portico esterno del Castello di Lurano (Bg)
Ada Masoero |  | Lurano (Bg)

Se avesse assecondato il padre, Giovanni Secco Suardo, nato nel 1798 nel Castello di Lurano da una delle più antiche famiglie dell’aristocrazia bergamasca, sarebbe stato (solo) un giurista. Lui invece, cultore della storia dell’arte, dopo avere ricoperto un’importante carica politica a Milano, dalla metà dell’800 volle assecondare la sua passione per lo studio delle tecniche del restauro pittorico e diventò ben presto un’autorità internazionale in materia, famoso per aver inventato una tecnica affidabile per lo strappo dei dipinti e per la sua vocazione didattica, che espresse in testi specialistici fondamentali.

Nello stesso castello in cui il grande restauratore nacque e morì, il discendente Lanfranco Secco Suardo prosegue, seppure in altra forma, la missione dell’antenato. A lui si deve l’istituzione, nel 1991, dell’Associazione Giovanni Secco Suardo, un autorevole centro di studi, ricerche e progetti sul restauro e, nel 1995, dell’Archivio Storico Nazionale dei Restauratori Italiani-Asri, nel cui comitato scientifico, presieduto da Carlo Giantomassi, figurano, tra gli altri, Michela di Macco, vicepresidente, Cristina Acidini, Marisa Dalai Emiliani, Giorgio Bonsanti, Marco Ciatti, Gianluigi Colalucci (da poco scomparso), Luigi Ficacci, Mauro Natale, Pietro Petraroia, Mario Turetta.

Si tratta di un progetto, unico nel mondo, sulla storia del restauro, che ha coinvolto più di 90 studiosi, ricercatori e studenti di 15 università italiane, oltre a musei, soprintendenze e archivi pubblici, realizzando una quarantina di campagne di ricerca e schedatura (molte, sostenute dal Miur), i cui risultati sono confluiti nella banca dati RES.I-Restauratori Italiani, reingegnerizzata di recente dalla software house di Mimmo Cosenza. Ma non meno stretta, sin dall’inizio, è stata la collaborazione con il Ministero della Cultura e l’Istituto Centrale del Restauro, che ispirò l’iniziativa.

La specificità di Asri consiste nella sua capacità di raccogliere fisicamente, ordinare digitalmente, conservare e valorizzare gli archivi di restauratori italiani di generazioni diverse, nella consapevolezza che la documentazione storica del restauro rappresenti un momento fondamentale per la ricerca storico artistica e per le pratiche di conservazione dei beni culturali che, specie nelle fasi progettuali, devono basarsi su una profonda conoscenza degli interventi già subiti da ogni opera.

Obiettivo di Asri, che nel tempo ha potuto contare sul sostegno finanziario di Regione Lombardia, MiC, Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo, è ora quello di gestire continuativamente, insieme allo Stato, il patrimonio in continuo aumento degli archivi privati che custodisce (sono 24 al momento in cui scriviamo: di Giuseppe Arrigoni, Antonio Benigni, Guido Botticelli, Gianni Caponi, Arturo Cividini, Cooperativa Restauratori Archeologici-CO.RE.AR, Arnolfo Angelo Crucianelli, Gabriella De Monte, Alfio Del Serra, Donatella Fagioli, Paola Fiorentino, Carlo Giantomassi e Donatella Zari, Giorgio Gioia, Gianmaria Maggi e Minerva Tramonti, Vito Mameli, Andrea Mandelli, Caterina Motta, Mauro Pellicioli, Mario Pescatori, Giorgio Rolando Perino, Antonio Rava, Giovanni Secco Suardo, Clauco Benito Tiozzo e Vanni Tiozzo) e di continuare a curarli e valorizzarli nel Castello di Lurano (ma anche in altre eventuali sedi) con una strategia condivisa, e di proseguire nella schedatura della storia conservativa delle opere d’arte documentata in archivi pubblici e privati, diventando così il pilastro di un progetto nazionale pubblico-privato fondato sull’integrazione (ora possibile) con il sistema catalografico nazionale.

Secondo Mario Turetta, direttore generale Educazione Ricerca e Istituti Culturali, è un progetto che ha tutti i requisiti per essere inserito nel Pnrr. Ed è questo lo spirito del telegramma inviato a fine settembre da Asri al ministro Dario Franceschini, in cui si sottopone al MiC l’urgenza di un sostegno economico dello Stato per scongiurare il rischio della scomparsa di tale strumento di lavoro, indispensabile per chiunque operi nella conservazione del patrimonio storico artistico.

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