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Un particolare della fotografia di Paolo Portoghesi della cupola della cappella della Sindone in Palazzo Reale a Torino

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Un particolare della fotografia di Paolo Portoghesi della cupola della cappella della Sindone in Palazzo Reale a Torino

Portoghesi fotografo non solo di architettura

Il grande studioso, scomparso lo scorso 30 maggio, aveva messo insieme un archivio di circa 10mila immagini. I primi scatti, a 18 anni, con la Rolleicord regalo del padre, erano già per l’amato Borromini

Stefano Luppi

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«In occasione del mio diciottesimo compleanno, nel lontanissimo 1949, mio padre Virgilio mi regalò una Rolleicord (macchina fotografica biottica nata pochi anni dopo la Rolleiflex, sempre dagli imprenditori Paul Franke e Reinhold Heidecke, Ndr). Naturalmente mi dedicai subito a fotografare le opere di Borromini che stavo studiando con passione nelle biblioteche, ma anche a immagini della natura». Inizia con questi cenni biografici Paolo Portoghesi fotografo (a cura di Erio Carnevali, l’ultimo libro del grande architetto (1931-2023), scomparso lo scorso 30 maggio.

Insieme all’amico artista Erio Carnevali, Portoghesi ha lavorato all’opera fino agli ultimi giorni di vita tanto che alla presentazione del volume a Modena, il 10 maggio, si è collegato in video dalla sua casa museo di Calcata: nell’occasione ha ribadito in pochi minuti quanto abbia significato nella sua produzione sia architettonica sia saggistica e appunto visiva la fotografia, come documentazione su cui riflettere. «Questo libro,  si legge infatti nel volume, non è opera di un fotografo; è solo un libro di fotografie, scattate da un architetto che ha fatto con la macchina qualcosa di simile al lavoro che una volta si faceva riempiendo di disegni dei taccuini per aiutare la memoria a ri-vivere momenti significativi della propria esperienza».

Personalità sfaccettata e poliedrica, Portoghesi è stato un architetto intellettuale (la sua carriera accademica era iniziata nel 1962 con la docenza di Letteratura italiana presso la Facoltà di Architettura della Sapienza di Roma), autore di svariati progetti in Italia e nel mondo (tra i tanti Casa Baldi e la Grande moschea di Roma, complessi residenziali dell’Enel a Tarquinia, l’Accademia di Belle Arti all'Aquila, il teatro di Catanzaro, ma anche il restauro di piazza Scala a Milano e di piazza San Silvestro a Roma oltre a numerosi altri in Germania, Francia, Mosca cui si aggiungono chiese come la Sacra Famiglia a Salerno e San Cornelio e Cipriano a Calcata), uno studioso, in primis dell’amato Francesco Borromini, cui ha dedicato una monografia fondamentale, e di Guarino Guarini (1624-83), nonché un manager culturale a capo della Biennale di Venezia e della facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Nel volume tutti questi aspetti della figura di Portoghesi sono analizzati a fondo con testi che si alternano alle numerosissime immagini a piena pagina e a scorci inediti: oltre mille foto in bianco e nero e a colori, scelte tra le più di 10mila dell’archivio Portoghesi (dal 2016 gestito dal MaXXI), di sue architetture, di architetture storiche e foto di paesaggio, realizzate dagli anni ’50 fino al presente. Benjamin Chavardès, docente all’Ecole nationale supérieure d’architecture di Lione, analizza la «fotografia critica al servizio di una critica operativa nell’opera di Portoghesi»: al suo saggio seguono vari capitoli fotografici commentati tra cui «il ritratto (Giovanna)», dedicato all’amata moglie architetto Giovanna Massobrio, che detiene i materiali, conservati a Calcata.
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Paolo Portoghesi fotografo, a cura di Erio Carnevali, 608 pp., ill. col e b/n, Gangemi Editore, Roma 2023, € 60,00

Stefano Luppi, 10 giugno 2023 | © Riproduzione riservata

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